Resta alta la tensione tra Russia e Ucraina a oltre una settimana dall’incidente nel Mare d’Azov in cui tre piccole imbarcazioni ucraine sono state fermate e catturate con i 24 uomini d’equipaggio dopo uno speronamento dalle unità navali di Mosca.

Un incidente cercato a tutti i costi dagli ucraini secondo Mosca (ma anche secondo alcuni osservatori non certo filorussi a Kiev), frutto invece della pretesa del Cremlino di avere il controllo dello Stretto di Kerch secondo le valutazioni del governo ucraino che non riconosce l’annessione della Crimea da parte di Mosca avvenuta a seguito di un referendum nel 2014 dopo che la penisola strategica (piena di basi aeree e navali russe) era stata ceduta dalla Russia all’Ucraina durante l’epoca dell’Unione Sovietica.

Il presidente ucraino Pedro Poroshenko, che ha ottenuto dal parlamento l’instaurazione della legge marziale ma solo nelle province che confinano con la Russia, ha accusato Mosca di schierare lungo il confine “oltre 80mila soldati, 1.400 sistemi di artiglieria e lanciarazzi, 900 carri armati, 2.300 veicoli da combattimento corazzati, 500 aerei e 300 elicotteri”. Se confermati, questi numeri rappresenterebbero la maggior parte di uomini e mezzi del Distretto militare occidentale della Russia ma è improbabile che Vladimir Putin cerchi la guerra aperta con Kiev.

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Tra le iniziative da clima di guerra assunte dall’Ucraina c’è anche il divieto di ingresso nel Paese di cittadini russi tra i 16 e i 60 anni, cioè “in età da soldato”, con oltre 600 respingimrenti aklla frontiera negli uktimi giorni .

“Credo che il tempo delle dichiarazioni politiche di principio sia finito” – ha detto Poroshenko al Corriere della Sera sottolineando “la minaccia russa ai confini dell’Europa e della Nato.

“Se si vuole normalizzare la situazione, occorre essere molto chiari con le autorità di Mosca: l’aggressione contro l’Europa è inaccettabile, un nuovo incidente non sarà tollerato e la prossima mossa aggressiva non farà altro che alzare il prezzo pagato dalla Russia.

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Per esempio, blocchiamo il progetto del North Stream 2 (che porterà il gas russo in Germania attraverso il Mar Baltico bypassando l’Ucraina-ndr), aumentiamo la presenza Nato nel Mar Nero, imponiamo nuove sanzioni contro i responsabili della crisi nel Mare di Azov, vengano bandite le navi russe dai porti europei, venga sostenuta l’Ucraina politicamente, economicamente e militarmente. Sarebbe una formula vincente”.

Al di là delle dichiarazioni di solidarietà all’Ucraina e di fermezza mei confronti di Mosca né la Nato né la Ue sembrano disposte a farsi trascinare in un’escalation della tensione con la Russia. Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha definito l’atteggiamento russo “destabilizzante” della Russia” mentre la Commissione europea ha approvato un nuovo finanziamento di 500 milioni di euro all’Ucraina nell’ambito del nuovo programma di assistenza macro-finanziaria. Con questa erogazione, l’assistenza finanziaria dell’Unione all’Ucraina dal 2014 raggiungerà i 3,3 miliardi di euro.

L’impressione è che l’incidente nel Mare d’Azov avesse l’obiettivo di coinvolgere direttamente l’Europa e l’Alleanza Atlantica nella crisi militare che riguarda il Donbass in mano alle forze ucraine filo russe e il controllo delle aree costiere ucraine che si affacciano sul Mare d’Azov, ormai a tutti gli effetti un “mare russo” specie dopo la costruzione del ponte che unisce la penisola di Taman alla Crimea.

Le accuse rivolte in un’intervista ai media tedeschi da Poroshenko a Mosca per un supposto piano che miri a conquistare le città di Mariupol e Berdyabnsk, sul Mare di Azov, per “creare un corridoio” tra le regioni orientali separatiste ucraine del Donbass e la Crimea  sono state definite “assolutamente assurde” dal portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov che ha denunciato un “altro tentativo di arrivare a un’escalation delle tensioni”.

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I termini dello scontro nel Mare d’Azov sono infatti tali da consentire un prolungato innalzamento della tensione utile a molti protagonisti ma non certo a Putin:

Con la legge marziale Poroshenko può cercare di cementare i suoi consensi in calo attuando uno stretto controllo di polizia sulle opposizioni (soprattutto nelle regioni russofone dell’est) e giocando la carta del patriottismo, come dimostrano le immagini dei bambini che scavano trincee lungo il confine russo.

Leggi speciali e patriottismo utili soprattutto a reprimere il crescente malcontento popolare per la profonda crisi economica e sociale in cui è sprofondata l’Ucraina dopo la “rivoluzione del Maidan” (per i russi si è trattato invece di un colpo di Stato) del febbraio 2014.

La Nato può oggi rinnovare le critiche alla Russia chiedendo nuove sanzioni all’Europa ed emarginando le posizioni di chi, come il governo italiano, vuole la distensione con Mosca e l’abrogazione delle misure di restrizione economica nei suoi confronti.

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In quest’ottica Pentagono e Dipartimento di Stato hanno buon gioco nell’ostacolare i tentativi di Donald Trump di attuare una distensione con Putin e nel “vendere” agli europei una visione strategica nuovamente incentrata sul contenimento della minaccia russa

Di fatto lo scontro nel Mare d’Azov aumenta l’isolamento della Russia a ovest. Non a caso Mosca ha cominciato a permettere ad alcune navi di entrare nei porti ucraini del mare di Azov. Lo ha ammesso il Governo di Kiev, in quello che potrebbe essere un primo segnale di de-escalation della tensione tra Russia e Ucraina nell’ area. Il ministro ucraino delle Infrastrutture, Volodymyr Omelyan, ha detto che il blocco è stato “parzialmente” allentato per i porti di Berdyansk e Mariupol.

La crisi non sembra però creare (per ora) i presupposti per uno scontro militare che metterebbe in luce l’incapacità dell’Occidente di far fronte, con le armi, a un conflitto esteso in Ucraina. Nonostante le condanne rivolte a Mosca, nessuno in Europa sembra disposto a “morire per Kiev”.

 

Gianandrea Gaiani, Analisi Difesa, 3 dicembre 2018