Come tutte le farse che si rispettino quella di Alessandro Gassmann, oramai totalmente calato nella parte del cittadino progressista-buonista senza macchia e senza paura perseguitato da populisti razzisti e cattivoni , arriva alla comica finale con tanto di colpo di scena (si fa per dire).

Sono stato insultato, minacciato, offeso, preso in giro in maniera violenta e continua, così anche la mia famiglia e le mie origini”, frigna su Twitter Gassmann-figlio, inserendosi prepotentemente nel filone del democratico progressista perseguitato dal male assoluto (Saviano ci ha costruito sopra una luminosa carriera di santone politicamente corretto e un notevolissimo conto in banca), in realtà una nuova frontiera della commedia all’italiana.

In questi due giorni su Twitter ho dibattuto su immigrazione e ius soli sostenendo le mie ragioni”, twitta convinto l’erede del mattatore, ma avendo ottenuto (secondo lui) il risultato di cui sopra il rampollo Gassmann scopre “di essere più vulnerabile di quanto immaginassi, l’attacco che ho subito mi ha toccato“ e quindi “Ok…lo faccio… [cioè abbandona twitter] ma va tutto bene ci vediamo nel mondo”.

Una scena madre in piena regola, da fare invidia al grande Mario Merola, ma che impone alcune considerazioni.

Innanzitutto non è affatto vero che il rampollo Gassmann abbia “dibattuto su immigrazione e ius soli”, anzi è vero proprio il contrario: a parte che difficilmente un tweet maldestro e un po’ ridicolo può assurgere al rango di “dibattito” (aveva ragione Nanni Moretti: “noooo, il dibattito noooo…”), il simpatico Alessandro ha fornito argomenti CONTRO immigrazione e ius soli, non a favore.

L’idea che gli africani debbano essere deportati nelle italiche campagne per coltivare pomodori, fragole e verdure come schiavi nelle piantagioni di cotone dell’Alabama dell’ottocento per permettere ai privilegiati abitanti del centro storico di Roma di gustare tranquillamente i deliziosi vegetali al fresco delle loro famose terrazze indigna qualsiasi cittadino di buon senso.

Lo sfruttamento indiscriminato di questi disgraziati, con annesso spreco di danaro pubblico razziato da operatori democratici e senza scrupoli, è un ottimo argomento contro l’ipocrisia e i sepolcri imbiancati dell’accoglienza indiscriminata ad ogni costo e senza limiti.

Quanto a questo il testimonial del tonno in scatola (Rio Mare, ricordate, gente, ricordate…) …) ha sicuramente raggiunto un risultato molto diverso da quello desiderato, probabilmente senza nemmeno accorgersene.

D’altra parte si sa che dalle comode terrazze romane, così come dalle ville di Capalbio (zona notoriamente immigrati-free), il problema immigrazione assume tutta un’altra dimensione: quello che per i privilegiati di sinistra è un bel gioco di società o un piacevole argomento di conversazione, per i cittadini normali è un drammatico problema (non gestito) che avvelena la vita di tutti i giorni.

Detto questo non possiamo non condividere l’invito del nostro Alessandro: “ci vediamo nel mondo”, e non potremmo essere più d’accordo.

Dopo aver lasciato twitter lasci pure anche l’Italia (che non ha certo bisogno di rampolli da sotto il cognome nulla) e se ne vada per il mondo.

Magari in Australia, dove l’amato ius soli vige da sempre, se riesce ad entrarci.

In fondo è semplice: deve solo dimostrare di essere utile all’economia ed alla società australiane….