Mio padre, nato a Firenze ma trasferitosi a Milano all’età di sette anni, da buon toscano diceva sempre con spirito polemico:” Io non sono toscano, io sono fiorentino!”. A dimostrazione di appartenere a una ristretta cerchia di umanità superiore, con sottile umorismo, citava i tre grandi geni che la città di Firenze diede al mondo: Dante Alighieri, Michelangelo Buonarroti e Leonardo da Vinci.

Genio è colui che, dotato di un’intelligenza e di un carisma superiore, sa vedere più lontano dell’orizzonte degli altri uomini, è destinato ad opere inimitabili che rimangano nella storia; spesso proprio per queste qualità, è incompreso dai suoi contemporanei.

I tre grandi fiorentini amarono sempre la loro città natale ma, nemo profeta in patria, morirono altrove. Dante, mori a Ravenna, ucciso dalla malaria e negli stessi luoghi, come la più grande italiana d’adozione, Anita Garibaldi. Michelangelo si spense a Roma, la città che lo ha reso grande, Leonardo fini i suoi giorni ad Amboise, in Francia. Una curiosità : il prossimo 4 luglio la Settimana Enigmistica uscirà con un numero da collezione, per la prima volta dedicherà il ritratto del cruciverba di copertina a Leonardo, unico non contemporaneo ad avere questa prerogativa.

Ma se questi tre grandi geni resteranno inarrivabili per sempre nella storia, altri tre fiorentini, nostri contemporanei, hanno contrassegnato la nostra epoca, lasciando indelebili testimonianze.

Indro Montanelli, Oriana Fallaci ed ora, a completare il trittico, Franco Zeffirelli, sono le uniche personalità italiane con una dimensione internazionale, di cui si puo’ dire che hanno lasciato un solco nella storia. Diversissimi nei caratteri, ebbero sempre a cuore la loro Firenze, che non tradirono mai; geniali nella loro professione, fumantini e talvolta anche antipatici, come si conviene a chi ha personalità, furono individualisti fino all’ossessione ma mai egoisti. Una caratteristica li lega indissolubilmente nei loro destini : essere odiati dalla sinistra italiana, che non ha mai potuto accettare chi sa ragionare con la propria testa, chi non si adegua al politicamente corretto ed alla intellighenzia filo marxista, chi non accetta scorciatoie per la propria carriera. Chi il successo se lo va a conquistare nel mondo e dà lustro alla nostra cultura. Chi non si genuflette al potente se lo deve intervistare, chi rischia di suo, chi sovverte con una battuta la prevedibilità dei conformisti. Chi in definitiva ha un primato nel mondo della cultura ma non appartiene alla scuderia della rossa compagnia.

Provo ora a tracciare con piccole testimonianze quanto essi cercarono di rompere gli schemi di chi pensa con riflessi pavloviani, di ridicolizzare chi sai già cosa dice prima ancora di parlare, come fanno i compagnucci della parrocchietta, ma anche qualche duro e puro del nostro mondo.

Montanelli venne chiamato Indro dal padre Sestilio, ricorrendo al nome di una divinità hindù, Indra, e mascolinizzandolo, solo per far dispetto alla suocera, Rosmunda, una gran bigotta: e per completare l’opera lo chiamo’ anche Schizogene, colui che divide. Un destino segnato fin dalla nascita. Nel bel libro-testimonianza “Montanelli mi ha detto” di Gian Luca Mazzini, è possibile leggere una serie infinita di aneddoti e ricordi del grande maestro di giornalismo, molti dei quali sovvertono le banalità del comune pensare. Le femministe nostrane, nella loro pochezza esistenziale, mesi fa hanno lordato di vernice rosa la statua di Montanelli perché durante la guerra di Abissinia, ebbe in moglie una ragazzina di quattordici anni , comprandola da  un capo tribale per trecentocinquanta lire, come era usanza di quei luoghi. L’accusa nei confronti di Montanelli è di essere stato uno sfruttatore di minorenni; in realtà il giornalista non poté “consumare” per due mesi perché la povera ragazza aveva subito l’infibulazione e la sutura della vagina, secondo le usanze barbare del luogo. Fu proprio il neo marito a farla liberare e a darle una vita quasi normale; Destà, questo il suo nome, ebbe poi tre figli da un altro matrimonio ed il primo di questi fu chiamato Indro. 

Curioso anche l’incontro di Montanelli con Mussolini a Palazzo Venezia, descritto nel libro di Mazzini. “Lei dunque è Montanelli, mi dicono un gran bene del suo lavoro. L’ho convocata qui per complimentarmi per alcuni dei suoi articoli apparsi recentemente su l’Universale nei quali critica duramente il razzismo. Bravo, il razzismo è roba da biondi. Continui cosi’”. Purtroppo fu il Duce a non proseguire su questa rigorosa opposizione.

Montanelli nella sua vita ebbe modo di intervistare quasi tutti i grandi della storia : De Gaulle, Ezra Pound, Ernst Junger, Codreanu, Churchill. Del primo ministro britannico riporta nel libro uno stridente aneddoto da lui raccontato con humor “very british” al grande giornalista. Dopo un tremendo bombardamento tedesco un palazzo fu totalmente sventrato; dello stabile restava in piedi, integra, solo una bottega di barbiere . Fuori dal negozio c’era appeso un cartello “Business as usual” (aperto come sempre). Churchill si fermo’ un attimo a riflettere poi si rivolse ai pochi sopravvissuti che lo stavano osservando in quello scenario spettrale.  “La guerra è una cosa terribile, tremenda, orribile” disse alla gente attonita che lo guardava ”ma essere alla guida di un popolo che reagisce cosi’, facendo finta di nulla dopo un bombardamento come questo, è una cosa che riempie di orgoglio e dà grande forza.”  Allontanandosi con il suo seguito chiese al portavoce di informarsi su chi fosse il padrone del negozio che, nonostante tutto, aveva  deciso di non sospendere il lavoro. Dopo qualche ora arrivo’ la risposta. Si trattava di tale Gennaro Esposito, emigrante italiano, che da tempo aveva abbandonato l’esercizio dimenticandosi pero’ di togliere il cartello. Nel raccontare l’aneddoto, Churchill, a detta di Montanelli, si dimostrava un grande attore dotato di humor.

Se Montanelli è stato una miniera di testimonianze , altrettanto si puo’ dire di Oriana Fallaci, che ha incontrato altri grandi della terra da Khomeini , la sua intervista più famosa, perché davanti a lui per sfida volle togliersi il velo, a Kissinger, Indira Gandhi, Fellini, Sean Connery, Hailé Selassié. Ma per capire il suo genio lungimirante e l’odio che la sinistra ha profuso nei suoi confronti negli ultimi anni della sua vita, occorre leggere alcune sue dichiarazioni. Nei confronti di Benedetto XVI, il nostro papa benemerito: “ Ma sapete cosa dice lui agli atei come me ? Dice : ok (l’ok è mio è ovvio) . Allora Veluti si Deus daretur. Comportatevi come se Dio esistesse. Parole da cui desumo che nella comunità religiosa vi sono persone più aperte ed acute che in quella laica a cui appartengo. Talmente aperte ed acute che non tentano nemmeno, non si sognano nemmeno, di salvarmi l’anima, cioè di convertirmi.” Contro Sabina Guzzanti che ironizzava sul cancro che la stava uccidendo, irridere la sofferenza altrui è sport tipico dei compagni, rispose dichiarando : “ Giovanotta, essendo una persona civile, io le auguro che il cancro non le venga mai. Cosi non ha bisogno di quell’esperienza per capire che sul cancro non si puo’ scherzare.”

Sulla magistratura :” Lo strapotere dei magistrati ha raggiunto vette inaccettabili. Impuniti ed impunibili, sono i magistrati che oggi comandano. Manipolando la Legge con interpretazioni di parte cioè dettate dalla loro militanza politica e dalle loro antipatie personali, approfittando della loro immeritata autorità e quindi comportandosi da padroni.” Sul comunismo :” che proibisce alla gente di ribellarsi, governarsi, esprimersi, arricchirsi. Il comunismo è un regime monarchico che taglia le palle agli uomini. E quando ad un uomo tagli le palle, non è più un uomo, diceva mio padre. Invece di riscattare la plebe il comunismo trasforma tutti in plebe. Rende tutti morti di fame.”

Sull’Islam : “Non voglio vedere un minareto  di 24 metri nel paesaggio di Giotto, quando io nei loro paesi non posso neppure indossare una croce o portare una Bibbia.” E non immaginava che un giorno proprio uomini di chiesa avrebbero condannato questo modo di testimoniare la fede cristiana.Su Romano Prodi e Silvio Berlusconi : “Due fottuti idioti.”  Anche se il secondo si prodigo’ per farle trascorrere gli ultimi giorni nella sua Firenze.

Su Palmiro Togliatti :” Il comunista più odioso che abbia mai conosciuto.” Sull’assassinio di Giovanni Gentile:” Fu una carognata ingiusta e vigliacca. Gentile non era fascista. Gli antifascisti furono dei cacasotto perché uccisero un grande ed inerme filosofo mentre non ebbero il coraggio di sminare i ponti di Firenze che i tedeschi avevano minato.” Sul matrimonio omosessuale :” Accontentavi del sacrosanto diritto che il mondo civile riconosce a chiunque, il diritto di amare chi si vuole, come si vuole.” Sull’eutanasia:” La parola eutanasia è per me una parolaccia . Una bestemmia nonché una bestialità. Io non ci credo alla buona-Morte, alla dolce-Morte, alla Morte-che-libera-dalle Sofferenze. La morte è morte e basta.” Sull’aborto:” Tutti gli spermi e tutti gli ovuli della terra uniti in tutte le possibili combinazioni non potrebbero creare te, cio’ che eri e che avresti potuto essere. Tu non rinascerai mai più.”

E proprio grazie ad un mancato aborto, ad una scelta di vita, nacque Franco Zeffirelli. Di lui si è detto che genealogicamente fosse discendente di Leonardo da Vinci. In realtà, come il grande genio, fu figlio illegittimo, Franco di un commerciante di tessuti originario di Vinci, mentre Leonardo lo fu di un notaio.

Zeffirelli aveva tutto per essere odiato dalla sinistra. Era cattolico e non se ne vergognava, come si usa far oggi. Era omosessuale ma non nutriva alcuna simpatia per il movimento gay :” L’omosessuale non è uno che sculetta e si trucca. E’ la Grecia, è Roma. E’ una virilità creativa.” Come per esempio i grandi imprenditori della moda, dotati di una maggiore sensibilità, che affrontano da uomini i rischi dell’imprenditoria moderna. Era anticomunista, come tutti coloro che hanno conosciuto il mondo e fatto le opportune valutazioni :  essere di sinistra è roba da gente chiusa, ricchi radical chic ZTL . Zeffirelli era aristocratico, nel 2004 la regina Elisabetta II lo nomino’ Cavaliere Commendatore dell’Impero Britannico, ma nessuno lo ricorda.

Zeffirelli getto’ un fiorino d’oro sulla bara della Fallaci per rimediare con un gesto simbolico alla onorificenza negata dalla sua Firenze.  Polemici, vivaci, fumantini, geniali, intelligenti, aristocratici, imprevedibili, reazionari ? No, le etichette sono per i mediocri. Loro erano semplicemente fiorentini.