Gennaro Malgieri scrive che “difficilmente assisteremo a una primavera sovranista” e che l’idea di “un’internazionale sovranista è un ossimoro politico” (15 Aprile 2019 su Destra.it), in quanto il nazionalismo sovranista male concilia un progetto unitario con “l’egoismo” dei singoli. Malgieri chiude la sua tesi con la certezza che un americano (Steve Bannon) non può certo indicare una ricetta di sovranismo europeo.

La domanda quindi sarebbe se i sovranisti europei, in caso di vittoria alle prossime elezioni, distruggerebbero poi l’unità europea ? Ovvero, come sarebbe possibile per organizzazioni politiche che inneggiano al “prima gli Italiani” o al “prima i tedeschi” o al “prima i francesi”, poi trovare un’unità di intenti in un unico disegno europeo ? Il direttore del Sole 24 Ore sintetizza mirabilmente: “L’Europa dei sovranisti pretenderà comunque il pagamento dei debiti italiani”. Come a dire: “Guardate che i sovranisti francesi, tedeschi e olandesi, non faranno nessuno sconto sui debiti accumulati dall’Italia e non sarà la comune matrice sovranista a commuoverli”. Allora, sono corrette queste obiezioni ? E’ giusto immaginare come impossibile un’unità di intenti tra i sovranisti ?

 Per rispondere è utile fare un esempio concreto con quello che accade negli Usa, dove i Mondialisti americani, prima dell’arrivo Trump, avrebbero voluto l’abolizione delle barriere doganali con la UE mondialista, tramite gli accordi TIPP, mentre poi il sovranista Trump, non solo ha bloccato quegli accordi, ma ha imposto i dazi sull’acquisto dell’acciaio europeo, essenzialmente tedesco, per salvare i posti di lavoro della siderurgia americana. Ecco quindi il Sovranismo all’opera nel concreto con gli Usa sovranisti che “danneggiano” la UE mondialista. Ma cosa chiedeva in realtà il sovranista Trump ? Chiedeva un bilanciamento con la Germania dei surplus commerciali con gli Usa. Sarebbe bastato che la Germania dichiarasse di impegnarsi ad acquistare prodotti Usa per 52 miliardi all’anno e i tedeschi avrebbero continuato a vendere il loro acciaio negli Usa. Con gli Usa che avrebbero sviluppato le loro forze lavoro in qualche altro settore per 52 miliardi di nuovo fatturato. Ovvero, gli Usa non recuperavano più i posti di lavoro nella siderurgia americana, ma li trovavano ugualmente in altri settori. Così Trump sta operando anche con la Cina, con la quale ha uno sbilancio commerciale di 550 miliardi all’anno. Molto ragionevolmente è andato dai cinesi e ha chiesto di riequilibrare in parte il loro surplus commerciale, tramite l’acquisto in due anni di 200 miliardi di prodotti americani. E i cinesi stanno valutando con attenzione quell’offerta abbastanza generosa, visto che gli rimarrebbero comunque 350 miliardi di surplus commerciale all’anno. Dal lato Usa, gli americani si troverebbero altri 200 miliardi in più di fatturato nel loro PIL. Senza ancora l’effetto di questi due provvedimenti esemplari, ma con l’effetto di molti altri vari provvedimenti, tipo le richieste accolte di non spostare delle produzioni di auto in Messico, gli Usa hanno già presentato nel 2018 un aumento del PIL del 4,2% e un tasso di disoccupazione sotto il 5%. Un’enormità se paragonato all’aumento del PIL italiano dello 0,9% con una disoccupazione sopra l’11%.

Da questi esempi è chiaro un primo punto, ovvero che il Sovranismo è sinonimo di richiesta di Bilanciamento tra Economie Omogenee. Negli esempi prodotti, la richiesta di bilanciamento è avvenuta tra gli Usa e la Ue, e tra gli Usa e la Cina, e si è osservata anche una diversa reazione alla richiesta di bilanciamento: Pechino ha aderito all’ipotesi di ragionarci sopra, la UE, intontita dalla Germania Mondialista, ha rifiutato l’ipotesi di ragionare, almeno per il momento. La Germania insiste sulla logica Mondialista del libero mercato globale, senza bilanciamenti e senza dazi in caso di mancati bilanciamenti tra le parti. Quindi, con questo primo punto, si può tranquillamente affermare che il Sovranismo elimina o eliminerebbe il libero mercato tra le grandi aree economiche di Usa, Ue e Cina, il mercato non sarebbe più libero ma compensato (o bilanciato).

Ma cosa succede o succederebbe all’interno delle singole aree economiche e, in particolare, internamente all’Europa ? Si può vederlo molto facilmente e nel concreto confrontando la Ue Mondialista con gli Usa Sovranisti. Nella Ue Mondialista, ossia nella Ue che vuole il libero mercato mondiale, si trovano la Germania e la Francia (e la GB) che da anni facevano accordi sotto banco con la Cina e quando l’Italia ha provato a fare altrettanto, hanno iniziato a protestare. Nella Ue mondialista si trova la Francia che sobilla una guerra civile in Libia per mettere le grinfie sul petrolio oggi ceduto agli italiani. Si trovano Olanda, Irlanda e Lussemburgo che fungono da paradisi fiscali e dove le holding delle aziende più grosse stabiliscono la sede fiscale, aziende italiane comprese. Certo i mondialisti non dicono “prima i tedeschi” o “prima i francesi” o “prima gli olandesi”, ma, in silenzio aumentano i patrimoni dei ricconi tedeschi, francesi e olandesi, senza che il prodotto degli Stati europei goda di nessun vantaggio interno rispetto ai prodotti extra europei. Nella sostanza la frutta italiana non ha nessuna precedenza significativa rispetto alla frutta turca o tunisina.

Dopo queste considerazioni, vale la pena di tornare alla domanda iniziale sulla possibile distruzione dell’unità europea da parte dei sovranisti e variarla chiedendosi chi, in realtà, sta tentando di distruggere quell’unità ? La stanno distruggendo i sovranisti o la stanno distruggendo i mondialisti interni all’Europa ? Si passi ora all’esempio di un gruppo di Stati governati dal Sovranismo, ovvero gli Stati Uniti d’America, per vedere come operano a loro volta. Negli Usa, un ente centrale federale, l’Agenzia delle Dogane, riceve tutte le richieste di importazione di prodotti di provenienza extra Usa e verifica se delle aziende americane non stiano producendo gli stessi prodotti. Nel caso esitano dette aziende americane, l’Agenzia delle Dogane lascia la possibilità di importare quei prodotti stranieri, ma impone una percentuale di dazio tale da renderli meno competitivi rispetto al prodotto americano. Per inciso, negli Usa, una contraffazione del “Made in Usa”, ovvero un camuffamento di un prodotto straniero con una falsa etichetta appiccicata di Made in Usa, costerebbe 10 anni di carcere.

Per capire come opera l’Agenzia delle Dogane Usa, vediamo nel concreto cosa è successo con l’acciaio tedesco: gli americani pagheranno di più l’acciaio perché quello tedesco costava meno, ma salveranno i posti di lavoro e le aziende di sei differenti Stati. Capito adesso come funziona il sovranismo all’interno di una Comunità di Stati Omogenei ? Il sovranismo privilegia sempre il prodotto interno dei vari Stati, rispetto al prodotto esterno importato, almeno quando il prodotto interno esiste. Per la precisione, il privilegio sui prodotti interni americani esisteva già prima di Trump, solo che i mondialisti americani stavano distruggendo quel tipo di schema commerciale con i vari accordi tipo TIPP o con l’import-export cinese non bilanciato. Trump ha solo bloccato questo processo mondialista voluto dalle grandi corporations di Wall Street, non a caso oggi grandi nemiche di Trump trasversalmente rispetto ai due partiti Repubblicano e Democratico. Bush, repubblicano, odia Trump tanto quanto i Clinton democratici.

Sarà possibile ricalcare in Europa un modello simile a quello degli Usa? Prima di rispondere a questa domanda, si deve fare una nuova precisazione, ovvero che il modello di Mercato Comune, simile a quello degli Usa sovranisti, esisteva già in Europa e si chiamava MEC. E il MEC è stato poi distrutto dai mondialisti europei tramite l’adesione ai trattati internazionali GATT e WTO. Ovvero si è aperto gradualmente il mercato europeo e, sempre di più, sono stati lasciati entrare i prodotti extra europei senza vincoli o con vincoli insignificanti.

Quindi adesso arriva la vera domanda per i sovranisti europei: Sarà facile tornare a una riedizione del MEC? No, non sarà per niente facile, per il motivo che oggi la Ue si compone di molti Stati con economie poco omogenee, meglio dire, diventate oggi poco omogenee a causa delle logiche mondialiste. Basti pensare alla quota di Stati fuori dall’Euro e, con questa condizione, pensare di ricreare una concorrenza leale tra i vari Stati sarà una vera impresa, nonostante l’auspicata reintroduzione del vantaggio comune del privilegio sul prodotto interno europeo, costruendo una corsia preferenziale per i prodotti interni europei. Ci si domanda se la Germania saprà rinunciare ai surplus commerciali illegali fin qui accumulati ? Rinuncerà poi la Polonia alle svalutazioni competitive arrivate ormai al 30% ? Rinuncerà la Francia alla scorretta politica con la Libia per avvantaggiarsi sul petrolio ? Con rammarico si può pensare al meccanismo ormai perfettamente oliato dell’allora MEC, ma oggi non esiste più da anni un vero Mercato Comune Europeo e oggi sono queste le vere domande che dovranno porsi i sovranisti europei. Il contesto attuale è quello di un’Europa in rapido dissolvimento a causa delle scelte avide dei mondialisti tedeschi e francesi, con i loro alleati e satrapi europei, dove ognuno cura i propri interessi individuali. Quindi, oggi, paradossalmente per la mentalità mondialista, le organizzazioni politiche sovraniste dovranno cercare di ritrovare quell’unità ormai quasi perduta.

Per rispondere all’affermazione del direttore del Sole 24 Ore, quotidiano organo dei mondialisti italiani, l’Italia sovranista non ha nessuna intenzione di chiedere una ristrutturazione del debito italiano, termine carino per mascherare una richiesta di sconto. Non ne avrebbe neanche la necessità, poiché, con un ritorno al MEC, l’economia italiana decollerebbe in pochi mesi e sarebbe in grado di ripagare il debito in autonomia. Come visto, alla fine la realtà va letta al contrario, tra il mondialismo e il nazionalismo europeo e, in conclusione, possiamo dire che le logiche e gli schemi vanno completamente ribaltati, dove sarebbe il mondialismo a distruggere l’unità europea e la sta già distruggendo, mentre il nazionalismo sovranista, visto in chiave di nazionalismo europeo, da opporre al nazionalismo Usa e al nazionalismo cinese, risanerebbe invece economicamente e almeno in parte moralmente l’Europa.

P.S.: Ad evitare equivoci, vorrei sottolineare che una parte del percorso è comune tra sovranisti liberali (come Trump, Salvini e Le Pen) e sovranisti non liberali (quasi estinti dopo il 1945), ma che poi arriva una divaricazione decisiva, perché i non liberali attuano un superamento etico proprio della meritocrazia liberale. Ovvero, gestire una parte delle strategie economiche allo stesso modo, non vuol dire essere uguali.