Vi proponiamo l’intervista di Piero De Luca per Geopolitica.it a Michele Marsiglia, Presidente di FederPetroli Italia. Un’opportunità per capire i più recenti sviluppi italiani e globali di un mercato e di un’industria per definizione intrinsecamente legate alle evoluzioni dello scenario geopolitico.

Presidente Marsiglia, prima di tutto, vogliamo spiegare ai nostri lettori qual è la mission di FederPetroli Italia?

FederPetroli Italia è una federazione di categoria, non sindacale, su scala internazionale. La missione dell’Organizzazione è quella di creare e distribuire business agli associati e partner, di rappresentare un indotto che è quello petrolifero/energetico in diversi scenari e situazioni.

FederPetroli Italia è nata dalla valutazione di problematiche e necessità di aziende del comparto energetico che già anni fa’ iniziavano ad avvertire una mancanza di un interesse corporativo che doveva essere rappresentativo delle proprie attività a livello istituzionale ed economico-industriale.

La multi-settorialità di FederPetroli Italia ha portato ad un dialogo le aziende di diversa categoria merceologica,  con la possibilità di rapporti di cooperazione bilaterale tra diversi paesi e una rappresentatività istituzionale e di diretta relazione con gli interlocutori preposti.

Il network di relazioni di FederPetroli Italia oggi è il nostro ‘petrolio’…e cerchiamo di utilizzarlo al meglio.

Il boom del shale oil negli Stati Uniti ha portato il Paese al più alto grado di autosufficienza energetica dal 1980. Tale “rivoluzione”, quali effetti ha per l’Italia e l’Europa nel breve e nel lungo periodo?

Certamente il boom delle tecniche di Shale, sia per l’olio che per il gas hanno causato una destabilizzazione delle politiche energetiche internazionali, non solo di prezzi ma in particolar modo di quote di mercato, riuscendo a condizionare le politiche strategiche e geopolitiche dell’OPEC e paesi non-Opec. Negli ultimi anni abbiamo assistito, anche sui mercati finanziari a continue oscillazioni dei maggiori greggi di riferimento (Wti e Brent) a causa del boom energetico statunitense.

Gli Stati Uniti d’America sono il Top in tema di ingegneria petrolifera e tecniche di ricerca, con il Fracking (fratturazione idraulica), hanno rivoluzionato l’industria petrolifera.

Per l’Europa e per l’Italia in particolare non ci sono state grandi preoccupazioni e ripercussioni essendo le politiche energetiche europee instaurate principalmente con paesi del Medio Oriente e contratti formalizzati con la Russia ed altre location dell’Est.

Che abbiano creato un po’ di fastidio ad altri paesi produttori è evidente. Peccato che l’America stia vivendo un effetto boomerang di questo boom, con forte criticità economica ed industriale per molte aziende dell’indotto. Le tecniche di Shale hanno un grande costo di utilizzo, l’altalenante prezzo del petrolio su scala internazionale ha inciso massicciamente sui break-even dei costi di estrazione. Stiamo assistendo al fallimento di tantissime realtà industriali del comparto energetico USA.

Secondi lei, la crisi libica, rischia di compromettere la sicurezza degli approvvigionamenti energetici nazionali? Qualora i flussi di greggio dalla Libia dovessero interrompersi, quali scenari si aprirebbero per il nostro paese? 

Il possibile rischio era un allarme che FederPetroli Italia ha manifestato con grande preoccupazione durante un’Audizione Parlamentare alla X Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati nel 2011. Il tutto non solo ha compromesso gli approvvigionamenti ma dallo scoppio della situazione di instabilità della Libia già con Gheddafi, i flussi di gas attraverso il gasdotto Green Stream sono stati sempre altalenanti con pompaggio irregolare e talvolta interruzione di passaggio prodotto per grave rischio sicurezza. Bisogna considerare che questa pipeline (GreenStream) consente al gas estratto dai giacimenti di Bahr Essalam e Wafa di essere trasportato in Sicilia e poi smistato nel resto dell’Italia.  La capacità stimata di gas trasportato si aggira quasi sui 10 miliardi di metri cubi all’anno, ad oggi siamo distanti di un bel po da queste quantità. I giacimenti sopra citati fanno parte dei campi Onshore ed Offshore maggiormente produttivi per le risorse minerarie della Libia. Ad oggi la situazione in Libia è off-limits, non ultimo l’allarme lanciato da FederPetroli Italia nello scorso mese di febbraio sulla pericolosità delle operazioni petrolifere in territorio libico.

L’Italia non ha più avuto titolo di maggior partner commerciale con la Libia causa lo stop dell’import/export di prodotti e servizi. Gran parte delle aziende del settore Oil &Gas hanno preferito non rischiare ed orientarsi su altri paesi. Negli ultimi mesi per l’Italia la riscoperta del gas algerino ed il raddoppio delle importazioni è un indicatore di importanza strategica di politica energetica.

Quali azioni il nostro Governo dovrebbe intraprendere per rendere più sicuri i nostri approvvigionamenti?

L’Italia vive in una situazione di assenza di politica energetica e priva di una Strategia Energetica Nazionale e, lo scenario petrolifero italiano è spesso compromesso da situazioni di instabilità politica ed economica di paesi terzi. Un paese ha bisogno dell’industria di raffinazione, di logistica ed infrastrutture adeguate ed una Rete di distribuzione carburanti all’avanguardia, in questo modo si definisce il famoso Mix energetico. E’ necessaria una re-definizione di una Politica Energetica Nazionale che possa viaggiare su binari paralleli alle linee guida dell’Energy Union che l’Unione Europea ha varato poche settimane fa. Implementazione delle risorse interne e maggior interconnessione strategica, ovviamente con una maggior focalizzazione sui contratti per l’importazione di idrocarburi da paesi medio-orientali e di altri in zona Eurasia. L’approvvigionamento estero in materia energetica è di particolare importanza per uno Stato, ma deve essere ben studiato, tenendo conto di tutte le variabili geopolitiche e strategiche che ci sono e che potrebbero verificarsi. L’Italia in tema di politiche energetiche ha ancora tanto lavoro da fare. Non possiamo essere amici della Russia in inverno e nemici d’estate…

Secondo esperti, numerose zone in Italia, tra cui l’Adriatico e Basilicata, sarebbero  ricche di gas e petrolio da estrarre. Così, ancora una volta, l’Italia si trova a giocare la  partita a due tra lo sviluppo economico da una parte, e la salvaguardia dell’ambiente dall’altra. Le richieste di concessioni per scavi e sondaggi sono decine in giro per l’Italia. Ad oggi qual’è la situazione?

La Basilicata rappresenta un Eldorado petrolifero è questo e ben visibile, ma quello che un tempo era la Basilicata, oggi, con nuove tecniche in materia di geofisica per la ricerca di idrocarburi abbiamo evidenziato che l’Italia in diverse regioni è ricca di fonte fossile come Petrolio e Gas, parlo sia di piccoli giacimenti a terra (onshore) che in mare (offshore), principalmente Abruzzo, Puglia, Veneto ma anche Lombardia, Emilia Romagna ed altre location, di particolare importanza anche la Sicilia ed i limiti delle acque del bacino mediterraneo.

La situazione oggi oltre ad essere “delicata” è principalmente in una fase di stallo su diverse concessioni. Purtroppo in Italia non si conosce il significato di Petrolio e Gas, questa è colpa di noi attori dell’indotto petrolifero nell’aver, negli ultimi decenni, errato su una comunicazione marginare. Per questo con FederPetroli Italia circa un anno e mezzo fa abbiamo dato vita ad una iniziativa dal nome “Operazione Trasparenza” ovvero spiegare all’Italia, ai cittadini in primis, alla politica nazionale, alle Regioni, Provincie, Comuni, Enti cosa vuol dire Petrolio e Gas nel nostro paese, quali i vantaggi, i rischi, i benefici occupazionali e di introito fiscale, il tutto mirando ad una maggior sostenibilità ambientale, per questo mi sono meritato una presa in giro ambientalista di “Petroliere Eco-Sostenibile”, ma se questo contribuisce ad un dialogo, la presa in giro ha portato fortuna.

Il dialogo ci sta regalando grandi risultati e di questo con FederPetroli Italia ne siamo orgogliosi, attraverso incontri locali, universitari e di pubblico interesse siamo riusciti a creare un bacino di dialogo con pro e contro, su una dialettica costruttiva e, qualche volta, anche piuttosto difficile, ma questo fa parte di una politica del rispetto:l’idrocarburo in Italia per definizione è una risorsa indisponibile dello Stato, quindi tutti i cittadini ne sono “Padroni”.

 

Piero De Luca, Geopolitica.info, 13 aprile 2015