Non si placa la protesta dei Gilets jaunes, per l’ottavo sabato consecutivo le piazze di tutta la Francia si sono colorate di giallo. L’arresto di Eric Drouet — il camionista diventato leader carismatico della rivolta e star mediatica — e gli aumenti dei pedaggi autostradali hanno riattizzato il fuoco. Gli scontri più duri a Parigi. In rue de Grenelle, nel cuore del Quartiere Latino, i manifestanti hanno sfondato con una scavatrice la porta del Ministero dei rapporti con il Parlamento e sede del portavoce del Governo Benjamin Griveaux. A fatica, l’impaurito funzionario e i suoi collaboratori sono stati evacuati dalle forze di sicurezza. I disordini sono continuati per tutta la giornata e molte persone sono rimaste ferite dai ‘flash ball’, proiettili non letali ma di sicuro micidiali, e dai lacrimogeni; sulla Senna un bateau mouche ha preso fuoco.  Ma i Gilets jaunes non sono soli. Oltre il 55 per cento dei francesi solidarizza con il movimento (Le Figaro del 4 gennaio), ieri gli insegnanti — un blocco sociale considerato dai macronisti sino ad oggi affidabile —  hanno annunciato la nascita del comitato Stylos rouges e persino i poliziotti dei reparti antisommossa (ennesimo paradosso…) iniziano ad agitarsi. 

Per Emmanuel Macron un disastro pieno. Evidentemente le promesse di sei riforme “phares” — su pensioni, assicurazioni, disoccupazione, riforma della Costituzione, laicismo, industria — fatte nel discorso di Capodanno non hanno convinto e le anticipazioni sull’ennesimo rimpasto di governo confermano la debolezza e l’isolamento progressivo del marito di Brigitte. A peggiorare ulteriormente lo scenario c’è la riapertura del caso Benalla, il manesco amichetto della coppia presidenziale: è stato accertato che l’ex body gard ha mentito a più riprese alla commissione parlamentare ed è ormai acclarato che il personaggio continua a svolgere, munito di un passaporto diplomatico, “missioni private” all’estero per conto dell’Eliseo. Imbarazzante. 

Continuano intanto le defezioni, quasi un fuggi fuggi. Lo staff presidenziale traballa dopo le dimissioni di Sylvain Fort, direttore della comunicazione ma soprattutto stretto consigliere di Macron e ispiratore dei suoi discorsi. Una perdita pesante che si aggiunge all’uscita l’anno scorso di tre ministri importanti e di numerosi quadri.  Nel confuso tramonto della Macronia infelix Marine Le Pen e Mélechon, difensori ad oltranza di Drouet, attendono le elezioni europee. Con giustificato ottimismo.