Sul palcoscenico della politica si scade nel farsesco e nell’assurdo. Tanto per cambiare a scatenare la polemica, solo apparentemente carica di senso e di peso, è stato l’attore anziano con la sua battaglia enfatizzata in ogni suo intervento e dalle sue gazzette contro il pericolo grillino, bollato come “eversivo”.

Il dibattito si è acceso in un clima di corrida, tanto da costringere all’intervento due cattedratici in quiescenza, Angelo Panebianco ed Ernesto Galli della Loggia, ai quali è sfuggito l’aspetto sostanziale, tale da gettare in un clima da repubblicana centroafricana, la diatriba.

Secondo la “voce” nel Vocabolario della Lingua italiana dell’Istituto dell’ Enciclopedia Italiana, “eversione” , dal latino “eversio” derivato dal verbo “evertere” ,significa “distruzione, abbattimento, rovina” e oggi più comunemente “rovesciamento, sconvolgimento”.

Il termine ha dunque una valenza tanto grave per il suo esplicito e connaturato obiettivo di abbattere e capovolgere le istituzioni, da rendere indispensabile un intervento perentorio da parte dello Stato a difesa della Costituzione.

Tertium non datur, sia detto con la massima chiarezza. O si adottano misure radicali contro i responsabili di una condotta tanto minacciosa o si è inteso accendere un fuoco simulato, volto a nascondere progetti diversi ma ormai flagranti a tutti. Galli ritiene – e davvero non lui – “ragionevole pensare che l’enfasi sul carattere eversivo del M5S, risponda in realtà a due obiettivi: a) già oggi come ottima arma polemica del PD e di Forza Italia contro il loro principale concorrente; b)in vista del dopo elezioni per preparare il terreno a un’eventuale maggioranza governativa con la partecipazione di entrambi (intorno a quale dei due come centro di gravità federatore si vedrà dopo i risultati delle urne)”.

Ora a fronte di questo filone propagandistico, non può sfuggire che il PD abbia raggiunto un’intesa con i 5 Stelle sul biotestamento con l’ala “liberal” di FI pronta a concorrere al varo della norma. Una situazione analoga è destinata a ripetersi sullo “ius soli”.

Si è esagerato pesantemente, oltre che con la terminologia spropositata, sull’incidenza reale del movimento grillino sull’opinione pubblica. Nessuno si è mai curato di svolgere un’analisi precisa, un’indagine capillare sull’elettorato dei Cinque Stelle, dai numeri miseri per quanto riguarda i militanti (vedi la partecipazione ridicola registrata alle loro “consultazioni”). E’ la massa, invece, dei cittadini, che barrano il simbolo all’interno del seggio senza essere conosciuti e senza voler essere nella stragrande maggioranza dei casi conosciuti e riconosciuti.

La loro è un’espressione aspra di dissenso, di rifiuto, di disgusto verso i raggruppamenti spadroneggianti sulla piazza elettorale, intenti a scrivere, giorno dopo giorno, pagine oscure e disprezzate (gli scandali bancari, in cui è invischiato il PD, le linee confuse dei programmi elettorali e la selezione nepotistica delle candidature in campo berlusconiano). Al loro fianco non sono davvero da ignorare le schiere crescenti degli astensionisti, un tempo sostenitori e fautori della destra e della sinistra.

E’ impossibile poi non ricordare alcuni passaggi eloquenti della politica italiana dal dopoguerra ad oggi: 1) la contrapposizione fittizia e solo appariscente tra DC e PCI, indiscussi “genitori” della Carta fondamentale, entrata in vigore il 1° gennaio 1948; 2) l’”arco costituzionale” – la definizione è del famoso “intellettuale della Magna Grecia” , il cattocomunista Ciriaco De Mita – costruito in perfetta sintonia dai 2 partiti egemoni con l’esclusivo intento di discriminare, escludere e demonizzare il MSI, l’unico partito contro cui furono emanate ed applicate indelebili “norme transitorie”; 3) non sono state mai svolte, per imperscrutabili misteri, indagini e ricostruzioni inoppugnabili sulle radici e sui mandanti del terrorismo e dei “ridicoli conati golpisti”; 4) in mesi in cui si ritorna grottescamente sui pericoli di un risorgente quanto pulviscolare neofascismo, si ostenta e sbandiera un favore dilagante verso uno Stato antidemocratico ed assoluto come la Cina, tanto da arrivare a vantare il “filo di seta che lega in maniera sempre più stretta le imprese italiane e quelle” della nazione sempre orgogliosamente “rossa”.