Continua la serie di ristampe, curate dal prof. Horia Corneliu Cicortas, di opere di due grandi autori rumeni, giganti degli studi religiosi e spirituali, maestro e allievo: Mircea Eliade e Ioan Petru Culianu.
Del primo, il prof. Cicortas ha prefatto una riedizione di Patanjali e lo Yoga, pubblicata dalle Edizioni Mediterranee (marzo 2019); del secondo, la prima edizione italiana di Iocari Serio. Scienza e arte nel pensiero del Rinascimento, proposta da Lindau (dicembre 2017).
La stessa casa editrice torinese ha da poco pubblicato, con nota di Cicortas, una nuova versione di Occultismo, stregoneria e mode culturali. Saggi di religioni comparate, serie d’interventi (articoli e trascrizioni di conferenze) tenuti da Eliade fra il 1965 e il 1975, originalmente scritti in inglese e tradotti in italiano, per Sansoni, da Elena Franchetti.

Come specificato dallo stesso Autore, l’interrogativo che muove questa raccolta è: cosa ha da dire lo storico delle religioni sul mondo attuale (considerando, per “attualità”, la seconda metà degli anni ’60 del secolo scorso e la prima degli anni ’70)?
Cosa insomma poteva dire uno storico delle religioni (nella fattispecie: il responsabile dell’istituzionalizzazione accademica della storia delle religioni) negli anni durante i quali, dopo la fase di rigetto da parte del pensiero unico materialista (che aveva dominato e tuttora, almeno nelle università, spadroneggia – in molti atenei la sola filosofia possibile resta quella analitica) in Occidente di qualsiasi discorso contemplasse la presenza d’uno spirito (se non addirittura dello Spirito), si assisteva alla moda della letteratura (a volte seria, moltissime volte per nulla) occulta/esoterica (o quasi sempre, essoterica): una moda culturale, che se vedeva la proliferazione di sette e movimenti che quando andava bene erano patetici, quando andava male erano nocivi, era anche uno scacco ai danni di chi pretende d’appiattire l’umanità al suo solo aspetto materiale.


Il libro si apre con due divertenti stroncature: prima Freud (che in tante opere Eliade definisce un genio, per poi puntualmente scatenarsi nel mostrarne la piccineria, la ristrettezza di vedute, l’incapacità di comprendere qualsiasi fenomeno umano) e il suo fraintendimento d’un comportamento religioso (fra le decine che il cocainomane e molestatore di cugine analizzò senza mai capirle), il “pasto totemico”; poi Sartre e gli esistenzialisti, con la bruttezza del loro pensiero, disperato e disperante. Al loro nichilismo facilotto e bruttarello (tuttora mutuato da pletore di studenti di filosofia tanto “liberi pensatori” da ripetere a macchinetta, da almeno mezzo secolo, le baggianate di questi cattivi maestri – una loro splendida parodia fu la Audrey Hepburn di Cenerentola a Parigi), Eliade contrappone la rivista “Planète” (sontuosa, elegante, erudita truffa della famigerata coppia Louis Pauwels & Jacques Bergier, responsabili anche di quel bidone colmo di paccottiglia che è Il Mattino dei Maghi: cretinate battiatesche ante-litteram, burle alle spalle del lettore, ma anche poderoso sprone alla curiosità e al risveglio della coscienza per tutta una civiltà stordita dal veleno degli untori liberali) e la riscoperta postuma del padre gesuita Pierre Teilhard de Chardin (eretico e mistico cosmico già molto chiassoso in vita, profeta d’un ottimismo delirante e presto smentito, ma tanto più affascinante, avvincente e paradossalmente lucido di qualsiasi richiamo alla realtà gli sia stato contrapposto, o dell’eterodossia che ha provato a zittirlo).


Seguono due tributi a Claude Lévi-Strauss e René Guénon, prima dei “soliti” argomenti eliadiani: un saggio su mondo-città-casa, arcaiche (va ribadito: il termine è da Eliade usato spessissimo, e mai con accezione svalutante) proiezioni del cosmo; le mitologie della morte, e ancora le mode occultiste tanto popolari nel secondo dopoguerra, ritrovandone però le origini nell’Ottocento francese; e un poderoso saggio con “alcune osservazioni sulla stregoneria in Europa”, in buona parte legato alle leggende rumene (gli “strigoi”, le schiere di Diana, i danzatori “calusari”, i “santoaderi” incappucciati e le “zine”…) e italiane (con abbondanti citazioni dai Benandanti studiati da Carlo Ginzburg); per un altro capitolo sul tema, si veda il capolavoro di Culianu, Eros e Magia nel Rinascimento.
Non manca il consueto vizio eliadiano: la ripetizione ostinatissima del vedere, in ogni comportamento più o meno religioso, la nostalgia (inconsapevole o meno) delle origini (o del tempo mitico: “in illo tempore”…).
Occultismo, stregoneria e mode culturali è un validissimo compendio del pensiero e degli studi di una delle più grandi figure della cultura mondiale: Mircea Eliade. Con i suoi difetti (il citato ricondurre tutto a una stessa teoria, il “rumenocentrismo”) e con i suoi pregi: la cultura spropositata, la scrittura elegante, la profondità di pensiero, la ricchezza di spunti.

Mircea Eliade
Occultismo, stregoneria e mode culturali. Saggi di religioni comparate
Lindau, Torino 2018
212 pagg., 19 euro