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Alla fine Giorgia ha deciso. Correrà. Nonostante il pancione, nonostante le fatiche, nonostante tutte le cattiverie e i ricatti. Una scelta forte e coraggiosa. Bene.

Ma non si tratta solo di Roma e del Campidoglio.  Oggi si è aperta una fase politica nuova, difficile e complessa che richiede nervi saldi e pensieri lunghi, analisi solide e tanta capacità d’ascolto. Non sarà cosa semplice e indolore.

Certo, la partita romana e le inevitabili sue implicazioni nazionali fissano la fine del vecchio centrodestra a trazione berlusconiana ed aprono nuove impreviste possibilità per la destra politica non più subalterna al sultano di Arcore. Al tempo stesso gli scenari odierni impongono alla Meloni un’accelerazione brusca.  Per immaginare un nuovo percorso — tutto da scrivere e disegnare, alleanze comprese —  è necessario scordare abitudini ventennali e superare antichi steccati mentali, pensionare le figure logore senza cadere però nella deriva identitaria e/o xenofoba, nella vuota retorica del giovanilismo o nell’imitazione di fenomeni stranieri interessanti ma non replicabili.

Da qui la necessità di ripensare lo strumento partito — ancora incompleto e fragile —  e aprire un confronto serio con i blocchi sociali di riferimento, le rappresentanze imprenditoriali, i laboratori culturali non conformi.  Per costruire politica e consenso durevole non basta indugiare tra i grappoli di disagio e di esclusione o trimpellare negli studi televisivi, servono progetti credibili e interlocutori adeguati. Buon lavoro Giorgia.