Qualche raggio di luce penetra nelle fenditure del Carso; un silenzio assordante, un urlo, un ordine, degli spari: decine di corpi cadono e si schiantano contro le pareti della Foiba di Basovizza. I più fortunati muoiono sul colpo, gli altri rimarranno lì ad attendere la fine. In fondo a quella maledetta grotta, guardando il poco di sole che attraversa gli ultimi attimi di straziante agonia.

Una nave carica di persone è in partenza dal porto di Pola, centinaia di famiglie portano con loro l’indispensabile; felici di poter essere uniti e vivi, ma con una tristezza nel cuore che diventa insopportabile quando voltandosi scorgono per l’ultima la maestosa arena romana, le vie della loro città nelle quali si rincorrevano bambini, la spiaggia per rinfrescarsi nei pomeriggi d’estate. La tristezza è insopportabile, ma loro hanno fatto una scelta, che non è una scelta: sono italiani. Questo è il prezzo da pagare. Anche se non possono più restare, quella spiaggia, quelle vie, rimarranno sempre casa loro.

Questo è ciò che si ricorda il 10 febbraio. Questo è il giorno in cui viene rinnovata, diffusa, spiegata la tragedia delle Foibe e dell’esodo dei giuliani, degli istriani e dei dalmati. Una tragedia per lungo tempo taciuta, nascosta, dimenticata in un angolo oscuro della polverosa libreria della storia.
Oggi però nessuno può più far finta di niente: dal 2004 questa tragedia è stata riconosciuta dallo Stato italiano, con la celebrazione della memoria dei fatti accaduti nelle terre orientali italiane.

Per questo, venerdì 10 febbraio presso la Rocca di Bergamo, organizziamo una fiaccolata per ricordare i nostri connazionali uccisi brutalmente per la sola colpa di essere italiani. Questa celebrazione è ancora più importante oggi, vedendo ciò che succede nella bergamasca e non solo: mi riferisco alle iniziative di Arcore e Costa Volpino, dove sono stati organizzati incontri per negare, coprire e giustificare quanto successo. Mistificando la verità. Iniziative gravi sopratutto quando hanno la complicità delle istituzioni, che non solo le tollerano, ma le appoggiano ed incoraggiano: a Costa Volpino saranno dati addirittura dei crediti formativi agli studenti; ad Arcore per fortuna il patrocinio del comune è stato ritirato, ma l’incontro si farà e noi saremo comunque là fuori per opporci a questa vergognosa conferenza.

Senza dimenticare il sindaco di Milano, Sala, che ha vietato a Skoll, un cantante, di parlare delle Foibe in una serata organizzata da un Municipio. E senza dimenticare il Presidente Mattarella e il presidente Grasso che nel 70esimo anniversario dei trattati con la Jugoslavia del 10 febbraio 1947 neanche si degnano di recarsi alla foiba di Basovizza, dov’erano stati invitati per le celebrazioni.

Ancora oggi c’è chi preferirebbe il silenzio. C’è chi vuole tenere la tragedia dei nostri fratelli italiani fuori dai libri di storia. C’è chi pensa che esistano morti di serie A e di serie B. Anche per questo, anche quest’anno, rinnoviamo la nostra fiaccolata: perché la fiamma della memoria non venga spenta da chi vuole nuovamente solo oscurità.

 

(disegno di Krancic)