Alla vigilia del Giorno del Ricordo le associazioni della diaspora istriano-fiumano-dalmata sono in allarme. I giornali e le riviste stanno per chiudere e anche le organizzazioni sono ormai ridotte al lumicino. Nel primo numero di gennaio 2017 dell’Arena di Pola, il direttore Paolo Radivo ha lanciato un appello disperato: «Le associazioni non hanno ancora percepito dallo Stato i saldi dei contributi per i progetti 2012 ai sensi della legge statale. Alcune attendono perfino dal 2009».

A farne le spese, innazitutto, la piccola e valorosa editoria degli esuli. I pochi fogli rimasti — tutti animati gratuitamente da volontari — sono sull’orlo della chiusura definitiva o ridotti alla sola edizione digitale e destinati a sparire nel prossimo futuro. Oltre all’Arena in pericolo vi sono La Nuova Voce Giuliana (Associazione delle comunità istriane) e Il Dalmata, fondato a Zara nel 1866 e «rifondato dagli Esuli per dare voce ai Dalmati dispersi nel mondo». La Voce di Fiume (organo del Libero Comune di Fiume in esilio) ha già sospeso le pubblicazioni.

La questione è ingarbugliata quanto triste. Seppure i ministeri competenti e Federesuli hanno rinnovato la convenzione per i fondi relativi al triennio 2016-2018, con uno stanziamento da 2,4 milioni (una miseria se confrontata alle regalie ottenute puntualmente dall’ANPI e dai vari Istituti resistenziali…), i sodalizi rimangono ancora in attesa dei fondi  del 2012. Le istituzioni tacciono. Nessuno da cinque anni ha più esaminato i vari progetti presentati e, dal 2014, le organizzazioni degli esuli, in attesa di comprendere la situazione, hanno smesso di inviarli agli organi competenti.

Il problema è adesso nelle mani di Ilaria Ivaldi, direttrice del Segretariato regionale del Mibact del Friuli Venezia Giulia, da inizio gennaio nuova funzionaria delegata all’applicazione della legge. La signora Ivaldi è solo l’ultima di una lista di funzionari incaricati di applicare il regolamento e dare il benestare ai rimborsi: un’incarico senza retribuzioni aggiuntive (un dato “scandaloso” per i burocrati…) , esposto perciò al parere della Corte dei conti e perciò rimpallatasi negli anni fra dirigenti dell’Archivio di Stato di Trieste, del Fondo Trieste, delle Sovrintendenza di Trieste e di Udine.

Una follia. In attesa che le istituzioni decidano qualcosa, un pezzo importante della nostra memoria si appresta a svanire nel nulla…