Pietre d’inciampo anche per le vittime delle foibe. «Qui lavorava Vittorio Benussi poliziotto nato nel 1908 infoibato dai comunisti di Tito – maggio 1945» è inciso a caratteri color sangue sulla mattonella che verrà posata a Trieste. «Per tenere vivo il ricordo delle vittime del totalitarismo comunista di Tito in Istria Fiume e Dalmazia» si legge su un’altra mattonella della memoria. Il capoluogo giuliano avrà le prime pietre di inciampo per non dimenticare le foibe grazie all’idea di Fabio Scoccimarro, assessore regionale di Fratelli d’Italia della giunta a trazione leghista. L’iniziativa è stata presentata ieri in vista del 10 febbraio, la Giornata del ricordo del dramma dell’esodo di 300mila italiani dall’Istria, Fiume e Dalmazia davanti alle violenze dei partigiani di Tito.

Foto: Cristiana Missori – Foibe: a Trieste prime pietre inciampo in ricordo vittime

Trieste fra il maggio e giungo 1945 è stata occupata per 40 giorni dal IX Corpus del maresciallo Tito, che voleva annetterla alla Jugoslavia con arresti e sparizioni nel nulla. «È un ricordo dei martiri delle foibe che non scompare – ha spiegato Scoccimarro – A cominciare dagli agenti di polizia prelevati il primo giorno dell’arrivo dei titini e successivamente infoibati». Una delle vittime era Vittorio Benussi, nonno dei pluricampioni mondiali triestini di vela.

Pietre d’inciampo non molto diverse da quelle che ricordano le vittime dell’Olocausto perpetrato dai nazisti. «Non intendo fare paragoni con la Shoah o copiare. Sono storie diverse» spiega Scoccimarro. E sul giustificazionismo fascismo-foibe osserva che «in guerra ogni esercito ha combattuto con varie sfumature e gli italiani non furono da meno, ma una violenza non giustifica un’altra. Semplicemente si sommano».

Le pietre d’inciampo sono un termine universale e biblico, che compare nelle lettere di Pietro per disegnare Gesù come pietra angolare della memoria. «Qui abitava Norma Cossetto nata nel 1920 stuprata torturata infoibata dai comunisti di Tito» è l’incisione che ricorda la martire istriana. Giovane studentessa fu prelevata durante la prima ondata delle foibe in Istria colpevole di essere la figlia di un proprietario terriero legato al regime fascista. Norma è stata insignita della medaglia d’oro al valor civile alla memoria dal presidente Carlo Azeglio Ciampi. «L’auspicio è che venga posata nella sua natia Visinada (oggi territorio croato, ndr)» spiega Scoccimarro. La storia, però, non ammette rimozioni o negazioni ideologiche. «È giusto ricordare anche gli antifascisti italiani e sloveni contrari agli yugocomunisti, che perirono nelle foibe» sottolinea l’esponente di Fratelli d’Italia. Una delle pietre d’inciampo è dedicata al triestino sloveno Zorko Scuka, prima al confino, ma poi incarcerato e torturato fino al 1944 quando è riuscito a trovare rifugio in Svizzera. A guerra finita è tornato a Trieste. Nei giorni dell’occupazione titina sono andati a prenderlo a casa infilandolo a forza in una macchina nera sotto gli occhi della moglie. Alla fine è stato infoibato come «nemico del popolo» perché in Svizzera aveva preso contatto con gli alleati.

Le pietre d’inciampo sono state donate al comune del capoluogo giuliano per posarle nelle vie cittadine. La leader di Fratelli d’Italia, che il 10 febbraio ricorderà la tragedia degli esuli alla foiba di Basovizza sul Carso triestino, vuole rilanciare le pietre d’inciampo a livello nazionale «nelle città e regioni dove siamo presenti. Il semplice ricordo museale non basta, ma serve quando diventa reale e quotidiano nella vita delle persone».