Il titolo di apertura del “Corriere della Sera” di mercoledì la dice lunga sul mondo politico inglese e sulle sue differenze sostanziali e radicali con quello italiano. La premier Theresa Brasier, come si chiamerebbe nella nostra terra avanzata come esibizionistica, visto che May è il cognome del coniuge, “a sorpresa” ha chiesto il voto anticipato con la consultazione già fissata all’8 giugno.

Una situazione impensabile in un’Italia, che, dopo la clamorosa quanto inequivocabile bocciatura della “riforma costituzionale” , ha preferito scherzare “con il fuoco” e lasciare spazio libero alla crescita catastrofica quanto avventurosa dei 5 Stelle con giochi e giochini affidati ai “Soloni” della Corte costituzionale, ispirati dalla mente eternamente presente di Giuliano Amato, che Berlusconi avrebbe voluto Capo dello Stato (ahinoi!) al posto di Mattarella.

Il titolo di un articolo di Severgnini conferma, senza ombra di equivoci, le antitesi tra noi e la nazione d’oltremanica: si parla dell’”incredibile ascesa di una ragazza del Sussex”, come non sia stata “incredibile” l’incresciosa di un ragazzo dell’Arno, impreparato quanto arrogante, culminata in ben altro modo.

Il “fondo” di Ernesto Galli della Loggia “Demagogia e verità. La politica senza qualità” ci riporta sull’amara quanto desolante situazione nostrana, dai guai inguaribili e dalle terapie alternative altrettanto negative del riesumato Berlusconi.

Galli si attarda dapprima in un’attenta, forse eccessivamente larga, disamina del fenomeno pentastellato, alimentato dagli errori e dagli sbandamenti dei raggruppamenti (di partiti non è il caso davvero di parlare), incapaci di denunziare e rilevare la stridula verbosità dei loro propositi (fanno francamente ridere Di Battista e Di Maio nelle loro disquisizioni di politica estera e di politica del lavoro).

Una microparentesi, dato il livello del personaggio, ma il direttore di “Avvenire” non perde occasione per l’ennesima figuraccia dopo le mille e mille fatte in difesa di Renzi, compiacendosi delle “molte sensibilità in comune con M5S”, da ultimo per la condanna, del resto opportuna delle festività lavorative, inno al consumismo montiano, renziano e confindustriale.

Per ritornare agli argomenti probanti Galli manifesta la necessaria attenzione allo sfacelo della sua politica, alla sua mortificazione con l’inarrestabile dominio degli autocrati presenti nelle tre aree maggiori, purtroppo imitati anche nelle minori.

Altri elementi decisivi sono lo svuotamento ideale e l’immiserimento programmatico contro cui non fanno e non vogliono fare nulla sia il toscano quanto il lombardo, preoccupati solo dell’ arruolamento di coorti ubbidienti, da vaccinare nel caso del secondo contro mutamenti di campo e di bandiera.

Ingenua è la chiusura di Galli. Il collega si domanda “chissà perché di questa crisi qualitativa del personale politico e della rappresentanza parlamentare, così come della crisi della funzione delle Camere, dalle schiere grilline non si sente mai dire una parola”.

Ma, di grazia, possono mai denunziare la fonte della loro forza di fronte all’elettorato smarrito e disorientato, cioè il discredito e lo scadimento delle istituzioni democratiche?