L’avvio di Galli della Loggia nell’editoriale “Dopo le primarie. Un’identità politica da costruire” è apparso desolante ed avvilente. Si parla infatti di una bella vittoria (di ombre e perplessità non si parla) da “riconoscere”, dovuta all’assenza assoluta di avversari di qualità e della necessità “di costruirsi una nuova, forte identità politica, dal momento che per l’ex presidente del Consiglio la sconfitta del 4 dicembre ha significato la cancellazione di fatto di quella precedente con cui egli si era presentato sulla scena quattro anni prima, e che fino al dicembre scorso aveva rappresentato il suo vero cavallo di battaglia”. Ma quella “sconfitta” netta (62% a 38%), è stata sancita – troppo spesso lo si dimentica – con un voto libero, democratico, aspro e deciso di milioni di elettori di destra e di sinistra (sulla posizione del centro il “tacere è bello”), non certo convinti o spinti da Berlusconi.

Galli torna, non ad elogiare, a sottolineare positivamente la “diversità” del “granduca”, abile a concionare, come in una piazza di mercato senza dire nulla o soltanto bugie, quasi – poverino – vittima e preda di “cuccioli di iene di poche parole ma dai denti affilatissimi”. Che la personalità sia “energica e volitiva” fin quasi alla prepotenza, è tutto da dimostrare visti i determinanti condizionamenti esercitati dalle “officine”.

Già la ridicola nomina del giovane di belle speranze Tiziano Treu al CNEL, è una clamorosa quanto eclatante smentita alla sostanza del tutto astratta del termine “rottamazione”.

Galli poi vuole far credere che il “Pierino della Cascine” non abbia “voluto intorno a sé qualcuno che sapesse e osasse dirgli la verità”. Come se a decidere fosse lui e non altri, collocati in comode e determinanti posizioni. Boom e arciboom! Da dove questa investitura e siffatta indiscutibilità?

Il “rottamatore imperioso” e il “decisionista sprezzante” comunque non ha ancora capito che le robuste protezioni hanno fallito e il popolo finalmente ha potuto esprimersi.

Dopo tanti elogi, sperticati, inadeguati ed immeritati l’editorialista osserva e, grazie al cielo, ammette che con gli atteggiamenti assunti dopo l’accantonamento non si è trasformato ma si è dimostrato – frutto della sua formazione cattocomunista – “nel solito politico che non accetta la sconfitta e le prova tutte per rientrare in gioco” (ultimo episodio quello demagogico e clownesco sul disegno di legge per la legittima difesa).

Galli forse si accorge nel prosieguo di “averla sparata grossa” e non può fare a meno di riconoscere che “più che la personalità del vincitore è apparsa evidente l’effettiva inesistenza della competizione”.

Il collega Galli è convinto gli sia indispensabile la ricostruzione di “una sua propria, nuova identità politica”, anche dopo “le deludenti prove di Bersani e Letta [poverino!]” anche grazie ad una “simpatia” conquistata presso cittadini, sempre centristi, perbenisti e pantofolai, teleguidati e telemontati dalle reti RAI e, immancabili, Mediaset.

Non viene misurato l’enorme apporto recato dall’inesistenza dell’opposizione del vecchio autocrate, degli uomini della sua scuderia, in primo piano Toti, Brunetta e Romani e delle sue valchirie, e dal dilettantismo, nella massima parte di casi, sbracato e scomposto di Salvini.

Galli propende apertamente per una soluzione impossibile, quella di una immagine politica costruttiva, fatta “di proposte, di programmi, di alleanze, esplicitamente indicati” “a meno che alla fine il Pd renziano non si adegui [altrimenti dove altro può andare?] alla linea adottata in Europa da quasi tutti i partiti che un tempo furono socialisti e nominalmente ancora lo sono: i quali, non sapendo più che cosa essere né come esserlo, sono ormai ridotti a riporre le loro residue speranze elettorali nel rappresentare comunque, con il loro nulla, il “meno peggio””.

Il campione per la sinistra “bene” , “radical chic” e per i moderati è quel tal Macron. Immaginiamo per un attimo cosa sarebbe successo se a disturbare, a minare la tranquillità della vigilia elettorale con il lancio di uova fossero stati i sostenitori di Marine Le Pen. Intanto a noi non resta che sperare per la May in un ottimo risultato alle politiche, dopo quello lusinghiero ed incoraggiante registrato nelle amministrative.