Mentre Trump arriva a Roma, dopo aver promesso miliardi di armamenti all’Arabia Saudita, e mentre a Manchester un terrorista suicida dell’Isis provoca decine di morti e di feriti in una sala da concerti, il Consiglio Atlantico ha indetto a Roma, d’intesa con un Istituto di scienze sociali e di studi strategici, un convegno internazionale che ha per titolo “La strategia d’influenza della Russia in Europa: Mosca ed i movimenti populisti europei di destra e di sinistra.”
La lettura degli “spunti di riflessione” allegato all’invito per il convegno è estremamente interessante per comprendere le finalità che si propongono alcuni centri strategici e propagandistici statunitensi assai influenti.
Riportiamo alcuni passaggi di questo documento.
Nella premessa esplicativa della situazione attuale si afferma:
• negli ultimi anni i movimenti di protesta populisti od antisistema sono diventati una forza sempre più rilevante sulla scena politica europea. Essi sono caratterizzati da: 1) un orientamento “sovranista” e contrario alla globalizzazione; 2) l’ostilità nei confronti delle élite politiche ed economiche dei vari Paesi e dell’Unione Europea; 3) la volontà di contestare e delegittimare i valori e le norme fondamentali della democrazia liberale;
• la crescita della rivolta (sic!) populista potrebbe destabilizzare i regimi democratici del continente, determinando una pericolosa (sic!) “rinazionalizzazione” degli Stati che manderebbe in frantumi l’Unione Europea ed il legame transatlantico;
• questa sfida viene accresciuta dai legami fra la Russia e i partiti populisti del continente.
Vengono quindi indicate le motivazioni per cui i movimenti “antisistema” hanno un atteggiamento amichevole ed “evidenti affinità ideologiche” verso la Russia. Esse sono:
• i populismi di destra sono attratti dalla nuova ideologia del Cremlino nazionalista, euroasiatista e conservatrice sotto il profilo sociale e culturale, la quale esalta la sovranità nazionale, la difesa dei valori tradizionali e cristiani, l’autoritarismo politico, il rifiuto del sistema dei valori dell’Occidente secolarizzato percepito come decadente e nichilista (sic!). Inoltre, i populismi di destra ravvisano nel regime di Putin un alleato prezioso nella lotta all’islam radicale, nella resistenza alla secolarizzazione della società contemporanea (sic!), nel contrasto alla globalizzazione economica e nel recupero della sovranità e dell’identità delle Nazioni.
Ma ce n’è anche per i “populismi di sinistra” i quali:
“… condividono con gli ideologi del Cremlino una visione molto negativa della globalizzazione e dell’ordine mondiale capitalistico dominato dagli Usa…”
ed insieme, i due “populismi”, percepiscono la Russia come indispensabile contrappeso geopolitico al potere globale statunitense.
Come si dovrebbe reagire, secondo i promotori di questo convegno, al “pericolo” (così hanno scritto) del populismo?
Poiché le èlite europee non hanno ancora dato una risposta efficace alla “rivolta populista”, esse devono attuare politiche innovative in diversi campi (economia, sicurezza ed ordine pubblico, immigrazione irregolare, lotta alla corruzione diffusa tra le èlite) mentre sul piano culturale, della comunicazione e dell’istruzione si rende sempre più necessaria una strategia “atta a difendere i valori e le norme della democrazia liberale”.
Ovviamente, poi, non mancano in chiusura le “adeguate contromisure” da intraprendere nei confronti dell’informazione russa, ed il rafforzamento delle attività di “counterintelligence”…
Esaminato il documento di cui trattasi, qualche considerazione sorge naturale:
• la sottolineatura della “pericolosità” dei movimenti “populisti”, al di là dei loro insuccessi elettorali (il documento è stato diffuso dopo le elezioni francesi),
• il fatto che le vecchie definizioni di “destra” e “sinistra” sono superate, perché entrambi gli schieramenti sostengono le stesse posizioni contro la globalizzazione e l’egemonia statunitense;
• l’analisi, inconsueta in documenti di analisi politica, della critica al decadentismo, al nichilismo ed alla secolarizzazione dell’Occidente, che riecheggia le valutazioni svolte da Julius Evola da “Rivolta” agli “Uomini e le rovine”.
Ma è la critica all’ideologia ed all’azione cosiddetta “putiniana”, condivisa dai populisti, che appare illuminante: secondo gli “atlantici”, un Paese non dovrebbe avere “sovranità nazionale”, non dovrebbe difendere i valori tradizionali ed addirittura quelli “cristiani” e – soprattutto – non dovrebbe combattere “l’islam radicale”.

Quindi, il mondo e la società che gli “atlantici” auspicano è un mondo senza identità nazionali, senza nessuna tradizione, addirittura senza religione (perché si critica la denuncia della “secolarizzazione”), sottoposto all’islam radicale e, ovviamente, in preda alla globalizzazione economica che provoca povertà e distruzione delle economie europee.
I documenti alla base del convegno indicato dovrebbero, a nostro parere, essere presi in seria considerazione dai leader dei partiti e movimenti che in un certo modo si possono definire “sovranisti”: in essi è indicato in modo chiarissimo quali siano le vere motivazioni ideologiche dell’opposizione alla Russia e quale sia il modello di società voluto da certi ambienti d’Oltre Atlantico.
Insomma, per dirla con Carl Schmitt, questo è il “nemico” che si fa riconoscere apertamente ed i suoi obiettivi devono essere sempre tenuti presenti. Che sono, in sostanza, antieuropei se per Europa s’intende non già questa vile e rinunciataria Unione Europea dei banchieri e dei tecnocrati, ma quella che ha millenni di storia fatta, appunto, di valori tradizionali e di sovranità.

Sorge però una domanda finale: ma Trump, è d’accordo con queste idee?