Da qualunque prospettiva la si scruti, l’incresciosa faccenda dell’immigrazione in Italia è divenuta da tempo in modo irreversibile una questione che suscita istinti impulsivi sacrificando ogni argomentazione logica e ogni riflessione ponderata sull’argomento finendo così di trascinare il problema nella landa insulsa e sterile della propaganda, con l’effetto di impedire a chi ne avesse voglia di maturare un’opinione consapevole e stimolare un dibattito pubblico degno di questo nome.

Un dibattito in cui le opinioni abbiano tutte lo stesso diritto di cittadinanza, disarmando sul nascere chiunque si ritenga depositario di una verità assoluta e titolare del diritto di tacciare ogni opinione avversa, di xenofobia,razzismo,dispotismo e parecchi altri “ismi”.

Così, avvicinandosi senza preconcetti a un tema tanto spinoso, chiunque fosse animato dalla voglia di informarsi e di intendere appieno i veri termini della questione può incappare nelle contro tesi più curiose e più intriganti: opinioni come quella secondo cui l’ondata migratoria di questi anni in Italia sia da guardare con l’occhio benevolo e solidale di chi come il popolo italiano, non più tardi di un secolo fa, è stato protagonista di un identico esodo via mare verso il Nuovo mondo. Un argomento recitato come un mantra da chi avversa non soltanto il ministro dell’Interno, ma anche e soprattutto chiunque abbia l’ardire di ritenere arrivato il momento di porre finalmente un freno agli sbarchi in Italia. Un ragionamento figlio della perversa presunzione di quel che resta della sinistra che fu, ma che riesce ancora ad avere facile presa su chiunque abbia una conoscenza superficiale delle questioni in gioco e ritenga che il vero tema del contendere consista davvero in una scelta di campo tra razzisti e antirazzisti, tra i buoni dell’accoglienza e i malvagi delle frontiere sbarrate.

In realtà, a voler guardare gli eventi del presente e del passato con il rispetto che si deve alla verità storica dei fatti, voler trovare a tutti i costi una qualsiasi corrispondenza o paragone tra l’ondata migratoria italiana di fine ‘800 e inizio ‘900 e quella di questi anni verso le coste dello Stivale è quantomeno una inesattezza, se non addirittura un falso storico fondato sulla tesi assurda di chi trova un nesso tra l’ondata migratoria di oggi con le partenze di milioni di italiani, verso gli Stati Uniti d’America a cavallo del Novecento. A partire era un vero e proprio esercito di pionieri animati dalla voglia di realizzarsi plasmando territori in gran parte vergini, veri e propri colonizzatori di terre in gran parte ancora disabitate, con la prospettiva tutt’altro che infondata di fare fortuna. Difficile immaginare qualche correlazione tra quell’America e l’Italia di oggi, un paese costretto,tra l’altro, a fare i conti con una crisi economica feroce e con tutti i mali di quelle economie che, lungi dall’espandersi, devono arrancare escogitando ogni espediente per limitare i danni.

Pensare poi che quelle generazioni di migranti italiani abbiano trovato comitati di accoglienza alle frontiere è una pura follia: la realtà per quei connazionali fu invece molto più amara, con lunghi periodi di isolamento per chi fosse anche solo sospettato di essere portatore di qualche morbo contagioso e, per molti, la porta del grande sogno americano, Ellis Island,chiamata anche l’isola delle lacrime, non sempre si apriva.

Vale poi la pena di ricordare che, fermo restando il mito degli Usa come patria universale delle libertà e dei diritti civili, lungi dall’aprire le frontiere in modo indiscriminato, le autorità statunitensi non hanno mai rinunciato alla potestà di negare l’ingresso ai non “regolari”, e per lunghi periodi l’entrata fu vietata agli uomini e alle donne provenienti dalla Cina.

Delle due l’una: o la storiografia occidentale degli ultimi due secoli è carta straccia e gli Stati Uniti d’America sono in realtà l’avamposto di un regime intollerante, razzista e segregazionista, oppure chi pretende di tracciare parallelismi astrusi tra i migranti di oggi con quelli di ieri farebbe bene a riprendere in mano un libro di storia per esaminare aspetti ancora sconosciuti e ignorati, figli di vicende ed episodi su cui avremo ancora modo di tornare.