Il “primo teorizzatore del partito democratico”, Michele Salvati, nell’editoriale “L’alleanza difficile con i partiti “antisistema”, si è avventurato in un’area per lui sconosciuta, sulla quale ha espresso giudizi e manifestato orientamenti scolastici, teorici e inaccettabilmente timbrati. Ha preteso di considerare i partiti “antisistema” come un nodo della democrazia, dimenticando che il sistema, nato con le elezioni del 1948, era minato dalla presenza del PCI, movimento legato o meglio condizionato e subordinato alla Unione Sovietica e alla Cina, lamentando la c.d. “conventio ad excludendum” dalle maggioranze parlamentari, guidate dalla DC, autonome e autosufficienti.

Giunto al secondo decennio del XXI secolo, Salvati si inventa i “partiti populisti – sovranisti”, “che si alleano nella condizione di governo gialloverde della prima fase della legislatura in corso”, dimenticando l’evoluzione postelettorale nel 2018 della Lega, poi tornata impunemente verso gli alleati, abbandonati per le poltrone governative. A mo’ di semplice diario parla dell’allineamento /subordinazione ai grillini, deciso dal PD, “partito di sistema”.

A FI è affidato l’improbo incarico di captare i “partiti antisistema”, che sembrano identici o simili in una ricostruzione assai lontana dalla realtà e “ricondurli nell’alveo di una democrazia rappresentativa liberale, nonostante l’attuale prevalenza numerica di tali partiti in entrambe le alleanze”.

Altra creazione della mente (recte invenzione) di Salvati, inaccettabile ed insostenibile tra i grillini, i salviniani e FDI è l’omogeneità programmatica sui temi cruciali della democrazia, dell’economia e delle alleanze internazionali e addirittura, incredibile, la comune visione della democrazia.

Le strampalate tesi enunziate nella colonna finale della nota fanno concludere le analisi, anche nel rispetto della vetusta età dell’autore (83 anni). Conserviamo solo, a misura e a campione, il vaticinio finale: “Se i partiti populisti /sovranisti non cambiano credibilmente i loro obiettivi politici (in tema di Europa e rapporti internazionali, soprattutto) o – ancora meglio – se gli elettori non mutano le loro preferenze di voto rispetto al recente passato e ne provocano un netto indebolimento, è inevitabile aspettarsi in futuro cattivi governi”. Con sculaccioni?