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Con i dati certi, dopo i primi promettenti exit poll ho ascoltato – sembra incredibile ma è la verità – per la prima volta parlare, a sconfitta subita o meglio costruita con le proprie mani, il “presidente del Consiglio”. Mi ha irritato il suo tono da incredibile scaricabarile di fronte al tema cruciale della riforma elettorale, la cui risoluzione era stata da lui promessa. Si è confermato nei suoi atteggiamenti puerili, da bambino deluso e insoddisfatto, che manda “tutto a monte”. Né gli giovano certo agli occhi dell’opinione pubblica le intollerabili interferenze franco-tedesche, deluse per la cocente sconfitta democraticamente inflitta dal popolo italiano al loro servitorello toscano.

La confessione fatta ai collaboratori e raccolta dalla sempre pronta e dalla sempre pronta al “pezzo”, Maria Teresa Meli: “Non credevo potessero odiarmi tanto”, coglie il vero significato del risultato uscito dalle urne. Grazie al suo modo di fare esibizionistico e fanatico, ai discorsi senza senso e senza costrutto, alle promesse deluse, alle elargizioni umilianti Renzi ha ottenuto questo risultato eloquente.

Un consenso negativo tanto massiccio non è nato dalla propaganda del “no”, spesso arruffona, quella di sinistra, su quella di destra, inesistente è meglio non soffermarsi, né dalla predicazione patetica, targata ed equivoca di Berlusconi, capace solo di autoelogiarsi con il presunto recupero del 5%, e tanto meno di Salvini, cui dovrebbe servire da freno o calmante la lezione austriaca e che dovrebbe ripensare sulle simpatie della sempre, direi naturalmente, sciovinista Marine Le Pen. Le sue ambizioni di potere sono inaccettabili, insostenibili, e improponibili per l’elettorato di destra nazionale e unitario, ostile e antitetico ai deleteri propositi separatisti veneti.

Il rifiuto globale è esploso, incurante dei bombardamenti giornalistici e del monopolio televisivo di tutti i canali, compresi quelli berlusconiani, con spot pericolosamente accattivanti.

L’intera rete propagandistica è saltata proprio – come si comincia a capire dalle file del sì (Violante) – per l’eccesso di personalizzazione, soffocante ed inaccettabile da tutti e per tutti.

La mossa di venerdì sulla cortina di silenzio calata sul 50° rapporto del Censis, tra l’altro attento a smentire , circoscrivere e mostrare gli effetti limitati e precari dello Jobs Act, esaltati ancora da uno dei tanti teorici giuslavoristi

Negli scorsi giorni ho letto il volume di Maurizio Belpietro, vittima di una “purga” renziana, I segreti di Renzi, una “selva selvaggia”, ora spazzata via con i protagonisti, le comparse, i nani e le ballerine. Il direttore di “Verità” , più delle pagine intessute da infiniti particolari, confluiti in una colossale quanto, grazie a Dio, ora polverizzata rete di interessi e principalmente di privilegi, delinea un sistema politico, privo di prospettive ariose, carente di sbocchi costruttivi, teso solamente all’allargamento e al potenziamento di “una dittatura in stile sudamericano”, di centri di potere, in cui far esibire prepotenti maneggioni e personaggi ambigui.

Opportunamente Massimo Franco, ad urne aperte e risultati diffusi, ha unito, tra le cause, oltre alla predominante ostilità verso Renzi, lo scontento per i “magri risultati economici del governo” e il rifiuto di “una proposta pasticciata”.

Renzi ha sbagliato, non ha saputo leggere gli “umori profondi dell’Italia”. Ora non resta che sperarlo una meteora negativa nella storia d’Italia, pronto a rientrare – come è giusto che sia – tra i banchi dei mercati paesani della sua Toscana, terra fedele anche nella disfatta (52,5% per il sì, 47,% per il no).