Un popolo che in guerra simpatizza per il nemico, “gli alleati”, che massacravano con i bombardamenti “a tappeto” le sue case e i suoi opifici; che divide le sue preferenze fra i due partiti vassalli di potenze straniere, la D.C. degli americani ed il P.C. dei sovietici; che definisce “aggressioni” le vittorie e “liberazioni” le sconfitte; che vilipende i suoi soldati ed esalta i renitenti, gli imboscati e i traditori; un popolo che fugge gli scontri, ma accorre ai linciaggi: più che un popolo è una popolazione. Diceva bene Metternich, “L’Italia è un’espressione geografica”. Abitata, inoltre, da consorterie criminali, (mafia, drangheta, camorra, sacra corona unita), oligarchie rapinatrici, gruppi parassitarii arricchiti di denaro pubblico non per meriti e capacità, ma per evasione fiscale, privilegi scandalosi e concessioni corrotte. Nonché da uno zoccolo duro diffuso di analfabeti letterali e funzionali, spesso anche presuntuosi, convinti che la callidità sia intelligenza.
Questo miscuglio, per non dire accozzaglia, di gente senza etica e senza cultura, ha scalato “democraticamente ” le istituzioni politiche, annegando progressivamente competenze e capacità del sistema-Italia. Così ci troviamo sulla testa i Di Maio e i Toninelli, fisiognomicamente programmati per il nulla. E un mare di “grillini”, emersi come i fondi di caffè, quando agiti la cuccuma. E come il fango di una palude nella quale stiamo affogando.
Del resto, è l’epilogo naturale d’una società fondata su valori capovolti, “uno vale uno”, su menzogne storiche, su crimini contrabbandati per eroismi, dalla cosiddetta Resistenza alle foibe.
E’ l’ineluttabile finale di un popolo senza Nazione.