Nell’emergenza del Coronavirus potevamo fare a meno di una delle più (in)gloriose tradizioni italiote? Potevamo mai privarci del generoso contributo degli intellettuali firmaioli che sottoscrivono appelli, a volte squallidi a volte comici, rivolti all’universo mondo?

No, non potevamo e a rinverdire la simpatica usanza ha provveduto Il Manifesto sparando in prima pagina un perentorio “Basta con gli agguati. Governo e dintorni. Intellettuali e personaggi di spicco della cultura firmano un appello per fermare gli attacchi strumentali al governo Conte in una fase molto delicata per il paese”.

Con una logica che non avrebbe sfigurato nella DDR di Ulbricht o Honecker o anche, perché no, nella Cina di Mao il gruppetto di “intellettuali e personaggi di spicco della cultura” si schiera compatto a difesa del governo Conte vittima secondo loro di attacchi strumentali e interessati da parte di chi non vede l’ora di fargli le scarpe per motivi abietti e interessi ovviamente inconfessabili.

Gli usignoli dell’imperatore Giuseppi invece di esercitare un approccio critico al potere o di valutarne seriamente le azioni, lo sostengono e lo giustificano ad ogni costo, anche in presenza di una macroscopica incompetenza e di evidenti forzature delle procedure costituzionali.

Utilizzando un paragone un po’ blasfemo siamo lontanissimi dall’esempio di veri intellettuali e uomini di cultura come Václav Havel o Andrej Sacharov o Aleksandr Solženicyn e molto vicini, invece, alla carnevalata delle sardine, che avevano preceduto i firmaioli del Manifesto nella pratica poco dignitosa di attaccare l’opposizione per difendere un potere costituito piovuto dal nulla per rappresentare il nulla.

Confutare le bizzarre e banali tesi dell’appello sarebbe una inutile perdita di tempo: “il nostro convincimento è che questo governo abbia operato con apprezzabile prudenza e buonsenso”, le colpe sono casomai degli altri e di chi c’era prima, le critiche sono solo “volgari e pretestuose” e nessuno di quelli che criticano si prende la briga di dire cosa bisognerebbe fare (come se si parlasse dell’amministrazione di un condominio).

Palese è il bersaglio politico, facilmente identificabile una volta scartata la “destra populista”, che per i firmaioli non merita nessuna considerazione.

Per loro il vero problema sono “gli altri, invece, i democratici liberali, i grandi paladini della democrazia e della Costituzione, i cui show disinvolti e permanenti non fanno proprio bene al paese, anzi lo danneggiano.” Nome e cognome del nemico del popolo anche se non indicati sono più che evidenti…

Come diceva il buon Carlo Marx “La storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa” e questo caso non fa certo eccezione.

L’infame appello di Camilla Cederna contro il Commissario Luigi Calabresi fu firmato dal fior fiore dell’intellighenzia italica dell’epoca e generò un linciaggio politico-mediatico che finì solo col suo assassinio.

Questa specie di invocazione pro Giuseppi invece, firmata per lo più da carneadi ed illustri sconosciuti che popolano circoli intellettuali autoreferenziali della solita sinistra conformista, fa solo ridere.

Pochissime le firme note: l’illustre costituzionalista, che a quanto pare non ha nulla da dire sulla gestione per via amministrativa di un’emergenza che coinvolge diritti fondamentali, un paio di politologi noti per analisi faziose con pretese scientifiche, un paio di professori da sempre schierati su posizioni intellettuali massimaliste, l’ex fidanzato intellò di un paio di soubrette.

Del virus prima o poi ci libereremo, della piaga dei firmaioli invece no.