Trascuriamo, sentendone l’esigenza morale, la desolata e desolante scena politica, in cui, nonostante il perentorio verdetto del 4 dicembre, continuano a muoversi, come incredibili protagonisti, nani, ballerine capricciose e arroganti e mezze figure senza futuro, senza idee e soprattutto senza ideali, ed accostiamoci a temi culturali, utili a riflettere sugli errori recenti della politica, mai rimossi.

Di recente (lo scorso mese) è apparso nelle librerie il lavoro di Federico Rampini, corrispondente della “Repubblica” da New York, Il tradimento. Globalizzazione e immigrazione, le menzogne delle élite, un pamphlet, da accostare a quello di Giulio Tremonti (Mundus furiosus) per la serietà, la densità e la precisione della denunzia contro la spaventosa impreparazione mostrata dall’Occidente, con leaders “sempre più miopi e irrilevanti” di fronte a due problemi di colossale portata, la globalizzazione e l’immigrazione.

E se il giudizio sull’assoluta insufficienza delle classi dirigenti europee è deciso e senza scampo, figuriamoci come più grave e disarmante sia quello sui governanti italiani periferici, subordinati, muti gregari, incapaci di elaborare e difendere proposte, capaci solo di obbedire.

D’altro canto i partiti egemoni nel nostro vecchio Continente, il popolare, il liberale e il socialista, presuntuosi e supponenti , si sono arresi al pensiero politically correct, dominante tra i tecnocrati e tra tanta parte della sinistra radicale di governo con i risultati conosciuti e lamentati.

Francamente non avrei mai immaginato di leggere da Rampini frasi tanto brucianti: “per molti anni abbiamo raccontato che in questo mondo sempre più connesso lo Stato-nazione è superato; e quindi, implicitamente, lo stesso esercizio della sovranità popolare che aveva fondato la democrazia su basi nazionali viene condizionato e limitato da forze superiori. Salvo scoprire che queste “forze superiori” non sono né oggettive né naturali; producono risultati che avvantaggiano pochi, sempre gli stessi. Come stupirsi, allora, se una parte di noi perde fiducia nella democrazia stessa”.

Si tratta di un tema serio quanto interessante che colpisce direttamente noi italiani alle prese con l’irrisione dei risultati inequivocabili di un referendum enfatizzato e con il tentativo, sempre da parte degli stessi ambienti politici incapaci, di insabbiamento di un altro, ugualmente critico della esperienza governativa di Renzi.

Colpiscono anche i giudizi sull’Italia di oggi, come quelli sugli indicatori della disoccupazione giovanile e del precariato “decisamente peggiori rispetto agli anni Settanta” e quelli sull’adozione ipocrita di un revisionismo storico, capace di trasformare in orrori solo e soltanto le guerre dell’ Occidente.

Rampini ovviamente non può tacere sull’arretramento delle condizioni di vita delle famiglie italiane e sulla mancanza di efficaci “politiche sociali che riducano le diseguaglianze o compensino la crisi del reddito familiare”. E’ di questi giorni la rilevazione sul 7,6% della popolazione (circa 4 milioni e 600 mila persone) ridotto in condizioni di “povertà assoluta”, il 157% in più rispetto al 2007.

Il giornalista denunzia poi “la subalternità anche psicologica di Matteo Renzi verso Sergio Marchionne: il presidente del Consiglio non perde occasione per cantare le lodi dello chief executive, anche quando la Fca (Fiat – Chrysler) si distingue nelle manovre di elusione fiscale spostando sedi e imponibili a Londra o, post-Brexit, in Olanda”.
E a coronamento complessivo individua i pesanti errori anche della classe professionale di appartenenza: “Da Montepaschi a Deutsche Bank, la catena della responsabilità coinvolge le élite di settori diversi: banchieri privati e banchieri centrali che dovevano controllarli; i politici, soprattutto quelli con “le mani in pasta” dentro le banche locali ; e noi giornalisti carenti nell’educare i cittadini ad avvistare le trappole, nel metterli in guardia”.

Intanto noi italiani siamo caduti, in barba alla democrazia, nelle mani di un “presidente del Consiglio”, che dichiara – scoperta incredibile – di ”rimanere in carica finché godrà della fiducia del Parlamento” e che non si accorge che le assenze dall’ aula non sono fughe ma sfide, e con una “responsabile” dell’Istruzione, che si inventa una laurea inesistente. E con questi elementi non siamo destinati ad altro, che a continuare le meschine figure dell’ultimo triennio.

 

 

FEDERICO RAMPINI

Il tradimento. Globalizzazione ed immigrazione, le menzogne delle èlite, Milano, Mondadori, 2016, pp. 197