Un “tubone” lungo 102,3 chilometri sotto il mar Baltico — il doppio dell’Eurotunnel della Manica … — in cui far sfrecciare treni velocissimi tra Helsinki e Tallinn, tra la Finlandia e l’Estonia. Non è una fantasia verniana o un romanzo di Asimov ma un progetto che nell’arco di un ventennio (o forse meno) potrebbe diventare realtà. Ci riferiamo al piano “FinEst Link”, la realizzazione della più lunga galleria sottomarina del mondo. Si tratta di un opera ciclopica e costossima ma fattibile, possibile. Lo confermano, dopo due anni di indagini e ricerche, gli studi presentati questa primavera dagli esperti ai rispettivi governi e alla stampa. Il verdetto degli specialisti è stato chiaro, si può fare. Pochi giorni dopo il ministro dei Trasporti finnico, Anna Berner, e il ministro dell’Economia estone, Kristen Michal, hanno firmato un protocollo di cooperazione. Luce verde.

L’idea è costruire una struttura simile a quella anglo-francese: due tubi dal diametro di 10 metri per i treni e uno di otto metri per le operazioni di servizio o d’evacuazione. Sulla linea sferraglieranno a 200 chilometri orari i treni ad alta velocità mentre i treni navetta per il trasporto di auto e camion viaggeranno a 160 e i convogli merci a 120. Lungo il tracciato sono inoltre previste due isolette artificiali — già battezzate Tallinnamadal e Uppoluoto — che fungeranno da centri di manutenzione e soccorso; le piattaforme verranno innalzate sul mare sfruttando parte dei 21 milioni di metri cubi di terra ricavati dallo scavo.

Come è ovvio, il dispendiosissimo progetto nasce da una pluralità di motivazioni. In primis, le esigenze trasportistiche. Oggi per passare da una capitale all’altra — distanti in linea d’aria 88 chilometri — o si traghetta lungo il golfo di Finlandia o si passa via terra attraverso la Russia. Due soluzioni con tanti inconvenienti. Durante la breve estate baltica la traversata sui ferry dura, al netto dei tempi d’imbarco e sbarco, mediamente un’ora e mezza mentre nel lungo inverno i tempi si allungano a oltre due e se il mare gela — una quasi certezza nei mesi più freddi — i tempi si dilatano. Passare per la Russia (un percorso di 700 chilometri) è sempre complicato: oltre al passaporto serve un visto e le attese alla frontiera possono diventare lunghissime. In più i russi non sono celebri per la loro condotta di guida e le strade, soprattutto nella brutta stagione, sono insidiose. Insomma, se tutto va bene il tragitto dura di norma 11 ore. Con il megatunnel il viaggio da una costa all’altra si ridurrà a trenta minuti. Una sciocchezza.

Vi sono poi ragioni economiche. Secondo le previsioni degli esperti la galleria permetterà di raddoppiare il traffico cargo tra le due sponde del golfo e, entro il 2050, moltiplicherà per 2,5 il traffico annuo di passaggeri, ovvero il passaggio di 23 milioni di persone. Numeri importanti che determineranno, con l’aumento di flussi e scambi commerciali, tre punti percentuali addizionali di crescita per il Pil finlandese e mezzo punto per quello estone.

Il “tubone” risolverebbe anche una serie di questioni sociali. Circa sessantamila estoni lavorano nel “paese dei laghi”, pendolari che attendono il week end per rientrare a casa via mare. Con la navetta ferroviaria i lavoratori potrebbero tornare a casa tutte le sere al semplice costo di 36 euro (questo il prezzo stimato del biglietto). Come ha spiegato la signora Ulla Tapaninen, responsabile dei trasporti del municipio di Helsinki, l’obiettivo «è trasformare un movimento settimanale in un movimento quotidiano. Questo significherebbe che 11 milioni di persone all’anno viaggerebbero tra le due capitali ogni anno, vale a dire 25 mila utenti al giorno». Agli estoni vanno poi aggiunti i tanti finnici che ogni fine settimana si spiaggiano a Tallinn attratti dalle merci (soprattutto liquori…) a buon mercato.

Ma non è tutto. Nel 2026 dovrebbe concludersi la costruzione della linea Rail Baltica, un corridoio ferroviario ad alta velocità che collegherà i tre paesi baltici alla Polonia e, successivamente, alla Germania e al resto della rete continentale. In prospettiva il “FinEst Link” diverrà l’anello di congiunzione tra la Finlandia e l’Europa: una volta aperto il passaggio basteranno quattro ore e 45 minuti per raggiungere Helsinki da Varsavia e viceversa. E ancora, i finlandesi non escludono di allungare la linea sino alle coste artiche della Norvegia in modo da intercettare parte del traffico sulla nuova rotta polare tra Asia e Europa.

Vi è poi una visione geopolitica. Da tempo finlandesi ed estoni ragionano sulle stesse lunghezze d’onda e hanno un identico problema: la Russia, questo gigante troppo vicino, troppo ingombrante. Da qui la necessità di fare blocco, di compattarsi in un’entità omogenea. Non a caso Jan Vapaavuori, il sindaco di Helsinki, è il primo tifoso del progetto. Per lui il tunnel è prodromico alla creazione di un’unica, grande “twin city”, ovvero una regione metropolitana transnazionale con tre milioni d’abitanti tra le due coste del golfo. Un ottimo affare per gli attori in scena ma al Cremlino l’idea di un cuneo “occidentale” alle porte di San Pietroburgo non appassiona. Per il momento Mosca tace, ma le diplomazie sono al lavoro e non si esclude una partecipazione russa all’impresa.

La parte dolente sono i costi. Dollari, euro, rubli poco importa. Al momento i preventivi si aggirano tra i 16 e i 20 miliardi di euro, una cifra enorme; l’Unione Europea dovrebbe fornire il quaranta per cento della somma, il resto verrà raccolto tramite un partenariato pubblico e privato. Vi è poi il miliardario Peter Vesterbaka, per il Times una delle 100 persone più influenti del pianeta. Il personaggio, forte del sostegno dei fondi pensione nordici e di capitali cinesi, ha presentato un progetto similare al “FinEst Link” e si dice pronto a partire con i lavori, convinto di poterli completare entro il 2024. Un bluff, forse, ma sicuramente anche una grana non da poco per il governo di Helsinki che sta tentando di convincere Vesterbaka (e i suoi munifici soci) ad entrare nel progetto ufficiale.