Il romanzo è ambientato in un paese che ricalca gli imperi centrali del primissimo Novecento. La trama racconta le vicende del sottotenente Giovanni Drogo alla sua prima nomina viene assegnato di servizio alla Fortezza Bastiani, al confine dell’est estremo dell’impero. La Fortezza, ultimo avamposto regolare, si erge di guardia sulla desolata pianura chiamata “deserto dei Tartari”, luogo, indietro nel tempo, di cruente incursioni da parte dei barbari. La realtà è, che, da molti anni nessuna minaccia si è manifestata in prossimità di quel fronte; la Fortezza, sembrerebbe ormai priva della sua valenza strategica, apparendo solo come una severa ed austera costruzione arroccata su un’arida e desolata montagna, della quale molti sudditi ignorano forse l’esistenza. Dopo un viaggio a cavallo di diversi giorni, Drogo ha una pessima impressione della struttura militare difensiva. Confida al superiore maggiore Matti di voler chiedere il trasferimento “prematura” nella capitale, quest’ultimo gli consiglia di attendere almeno qualche mese fino alla visita medica quotidiana, a seguito della quale potrà farlo trasferire per motivi medici. Drogo però biasima se stesso per l’intento poco marziale, poiché rimane subito affascinato e rapito dagli sterminati spazi desertici che si aprono a nord-est. La vita alla Fortezza Bastiani si svolge secondo le norme ferree che regolano la disciplina militare. I militari sono sorretti da un’unica speranza: vedere apparire all’orizzonte, dopo lungo tempo, il nemico. Fermare i Tartari, combatterli, diventare eroi: sarebbe l’unica via per restituire alla Fortezza la sua importanza, per dimostrare il proprio valore e, in ultima analisi, per dare un senso all’apparente cadere degli anni in quel luogo desolato di confine.

Il giorno della visita medica che dovrebbe certificare la sua inabilità per il servizio alla Fortezza, Drogo la vede improvvisamente trasformata; davanti ai suoi occhi si espande a dismisura con camminamenti, spalti e mura che mai ha visto. Il selvaggio paesaggio del nord-est gli appare essenzialmente meraviglioso. Rinuncia al trasferimento e si lascia disciplinare dalle rassicuranti e ripetitive abitudini che scandiscono il tempo alla Fortezza, dalla speranza, condivisa da altri compagni, di una futura gloria.

Un giorno un soldato uscito per recuperare un cavallo sbandato rientra senza conoscere la parola d’ordine e viene abbattuto dalla sentinella che pure lo ha riconosciuto: le regole del servizio lo impongono. Qualche tempo dopo sembra che ciò che tutti attendono stia per accadere: lunghe colonne di uomini armati si avvicinano da settentrione attraverso la pianura deserta. La Fortezza è in fermento, i soldati sognano battaglia e gloria, ma si scopre che non sono tartari, bensì soldati del Regno confinante che vengono a definire la linea di frontiera. Dopo quattro anni Drogo torna a casa in licenza, ma non si ritrova più nei ritmi della città: prova un senso di estraneità e smarrimento nel ritornare al suo vecchio mondo, a una casa che non può più dire sua, ad affetti a cui scopre di non saper più parlare. Si reca da un generale per ottenere il trasferimento, come sarebbe prassi dopo quattro anni in Fortezza, ma il superiore gli dice che l’organico della piazzaforte sarà drasticamente ridotto e molti suoi colleghi hanno presentato domanda prima di lui, senza dirgli nulla. Drogo ritorna alla Fortezza e ai suoi ritmi immutabili. Ora la guarnigione ha un organico solo sufficiente. Il collega tenente Simeoni crede di avvistare del movimento in fondo alla pianura settentrionale, il comandante è il primo a disilluderlo. In realtà con il tempo si scopre che il Regno del Nord sta probabilmente costruendo una strada diretta verso le montagne di confine, ma occorreranno quindici anni di lavori attraverso il vasto deserto per arrivare nei paraggi della Fortezza. Nel frattempo tutti si sono abituati a considerarlo un lavoro di ingegneria civile.

Nell’attesa della “grande battaglia” si consuma la vita dei soldati di guarnigione; su di loro trascorrono, inavvertiti, i mesi, poi gli anni. Drogo vedrà alcuni dei suoi compagni morire, altri lasciare la fortezza ancora giovani o ormai anziani. Dopo trent’anni di servizio è diventato maggiore e vicecomandante della Fortezza. Una malattia però gli mina la salute fino a costringerlo a letto, quando improvvisamente accade ciò che giustificherebbe tutta la vita trascorsa in questo avamposto: la guerra contro il regno del Nord, che fa affluire truppe e artiglierie lungo la strada. Ma mentre arrivano due reggimenti di rinforzo alla Fortezza Bastiani, il comandante e suo ex collega Simeoni fa evacuare Drogo malato per far alloggiare nella sua stanza i nuovi ufficiali. La morte lo coglierà solo, in un’anonima stanza di una sperduta locanda, ma senza più sentimenti di rabbia e delusione. Drogo, infatti, riflettendo su tutta la sua vita, capisce nei suoi ultimi istanti quale fosse in realtà la sua personale missione, l’occasione per provare il suo valore che aveva atteso per tutta la vita: affrontare la morte pacificato.

Drogo, pur non potendo prendere parte allo scontro che sta per concretizzarsi in prossimità della Fortezza, ha sconfitto un nemico più insidioso: non la morte, ma il timore della morte.

Dino Buzzati Traverso (San Pellegrino di Belluno, 1906 – Milano, 1972), scrittore, pittoredrammaturgolibrettistascenografo e poeta, fu per decenni una delle “penna di punta” del Corriere della Sera . Nel 1976 il romanzo ebbe una versione in una pellicola omonima per la regia di Valerio Zurlini con attori quali: Vittorio GassmanJacques PerrinPhilippe NoiretMax Von Sydow e Giuliano Gemma.