Colpite e pesantemente danneggiate l’Europa e la Merkel risultano dal risultato del referendum ellenico di domenica. I greci, in un empito di cuore, più che di mente, nel ricordo indelebile ereditato dei soprusi patiti nel periodo dell’occupazione nazista, novelli David, hanno respinto il pesante, dittatoriale diktat del Golia tedesco e del suo gregario francese, tra il silenzio agghiacciante di quasi tutti gli Stati dell’Unione, ai quali è sfuggita la creazione di un precedente, e l’assenso immancabile dello scudiero italiano. Il Granduca, dovendosi accontentare di Facebook” con l’“uscita del giorno”, carica delle consuete caratteristiche, ha statuito per l’orbe terracqueo e siderale: “da oggi si dovrà a parlare con la Grecia, tutti intorno a un tavolo. La prima a saperlo è proprio Angela Merkel”. Non era stato comunicato sulla lavagna l’uomo, che tutto sa e tutto decide, il giudizio espresso dal portavoce della stessa Cancelliera. “Al momento non ci sono i presupposti per nuove trattative su altri problemi di aiuti”.

Prudente al limite della pavidità è Berlusconi, che, pur non tifando Tsipras, accusato di incarnare “la sinistra peggiore”, auspica la riapertura delle trattative “per non compromettere l’unità dell’Europa”, mai realizzata e mai realizzabile, anche a causa della sua natura meramente ed esclusivamente mercantilistica. “Il Tempo” opportunamente ha ricordato che “l’Europa sempre bocciata nei referendum”, perché ai cittadini risulta fredda, lontana, in una parola estranea.

I pareri espressi da due leghisti sono il primo da correggere sostanzialmente ed il secondo da rifiutare per l’abituale sguaiataggine. Maroni avverte “l’Europa cambi, da Europa dei banchieri a Europa dei popoli” mentre chi rifiuta la genericità e l’arbitrarietà dell’etichetta parla di “patrie” (capito, Meloni?). Salvini, immancabile, così ha detto “Uno schiaffone agli europirla che ci hanno portano alla fame”.

I “riesumatori” del centrodestra, Berlusconi e Salvini (la Meloni è rimasta, al solito, fuori la porta), sono stati “colpiti ed affondati”, hanno rimediato un sonoro schiaffone da Pansa, in questa volta approvato a differenza di quanto avvenuto la settimana scorsa.

Per l’editorialista di “Libero” Fi e Lega sono “la badante di Matteo” sia per l’inconcludenza congenita e la corresponsabilità nel varo di norme deleterie della democrazia sia per la genericità delle proprie proposte e l’esteriorità folcloristica della opposizione svolta senza il necessario e dovuto mordente.

Il “Cesare di Arcore” è ritenuto ormai irreversibilmente “l’ombra di se stesso” mentre “l’uomo dalle tante felpe” dopo un’intervista al “Sole – 24 ore”, è stato valutato “quasi zero” con idee vaghe, confuse ed arruffate.