Viva la Grecia e il suo popolo disperato e cocciuto. Ma passata la festa — se di festa si può parlare… — più di un dubbio rimane. Per esempio sui rapporti ambigui tra lo spregiudicato Tsipras e gli oligarchi ellenici, ovvero l’intoccabile casta degli armatori, i callidi navarchi che non pagano un centesimo di tasse sui profitti realizzati all’estero grazie a un’infrangibile legge costituzionale del 1967. Per loro poco o nulla è cambiato: mentre i pensionati e i disoccupati affollavano le banche (vuote) cercando di salvare i loro magri risparmi, i già robusti forzieri dei “commodori” si sono riempiti oltre misura e tra il 2013 e il 2014 i profitti degli armatori sono cresciuti di oltre il 9%. Non male.

Dopo la vittoria elettorale, il leader di Syriza aveva annunciato una patrimoniale su misura per gli armatori. Ipotesi senza successo e senza seguito. Gli eredi di Onassis e Niarchos (il nipote Philip è uno degli uomini più ricchi del mondo…) ricordarono bruscamente al governo il loro peso: oltre 3.880 navi di grande stazza, prima flotta al mondo per tonnellaggio (con il 16% dei bastimenti totali) e la prima pure per ordini nei prossimi anni, 250mila dipendenti e il 7% del Pil. Tsipras si zittì subitamente.

Ora, in questi giorni confusi, da più parti — in Grecia e in Europa — si parla nuovamente di tasse e controlli. Potrebbe essere la volta buona ma, in un batter d’occhio, gli oligarchi esentasse hanno subito pubblicizzato i loro contatti la vicina Repubblica di Cipro. Lo ha confermato Thomas Kazakos, direttore generale della Cyprus Shipping Chamber. «Tenuto conto degli sviluppi della situazione greca, è normale che alcuni armatori stiano valutando di avere una seconda base a Cipro – ha spiegato Kazakos ai giornalisti – anche perché, al di là dei legami nazionali, sociali e religiosi, da anni c’è un consolidato rapporto in campo marittimo. Abbiamo fornito tutte le informazioni, ora la scelta spetta a loro».

Oltre alle navi sono però le infrastrutture cipriote ad attirare i miliardari greci: il porto di Limassol è considerato il maggior hub gestionale d’Europa per le attività marittime conto terzi. Completa il quadro la tassazione ultra favorevole di Nicosia: la “corporate tax” cipriota, con il suo 12,5%, è la più bassa della Ue a pari merito con quella irlandese. Tsipras è avvertito, la flotta se ne va.