Montezemolo a breve annuncerà l’impegno in politica ma il suo braccio destro è già nei guai giudiziari.
Il coordinatore nazionale di Italia Futura, Federico Vecchioni, è stato rinviato a giudizio su richiesta della Procura di Grosseto per lo scandalo del parco fotovoltaico al Cicalino, nella zona di Sticciano.
Secondo l’accusa l’ ex presidente della Camera di Commercio di Grosseto ed ex presidente nazionale di Confagricoltura, oggi motore organizzativo del nuovo soggetto politico, avrebbe ottenuto fondi europei per una società e poi li avrebbe dirottati su un’altra gestita dalla moglie.
Federico Vecchioni che confida nell’opera della Magistratura e derubrica l’accusa a errori amministrativi, si troverà alla sbarra in piena campagna elettorale con la prima udienza a fine gennaio.
La vicenda è legata al parco fotovoltaico a Sticciano Scalo, il più grande della Toscana, costituito da 137 inseguitori solari, in grado di cambiare il loro orientamento nel corso della giornata in base all’inclinazione e alla provenienza dei raggi del sole, costituiti a loro volta da un totale di circa 4.500 pannelli solari.
Gli avvocati fanno sapere in una nota che “L’ipotesi di reato ha ad oggetto supposte irregolarità di carattere esclusivamente amministrativo e relative alla sola gestione dell’impianto fotovoltaico; l’ipotesi di reato non ha ad oggetto, né direttamente, né indirettamente qualsivoglia illecito nella fruizione di contributi pubblici o di qualsiasi altra pubblica utilità. La regolarità dell’operato del dottor Federico Vecchioni in relazione alla realizzazione e gestione dell’impianto fotovoltaico è già stata, in passato, oggetto di approfondita verifica da parte di varie autorità, sia amministrative, che di polizia giudiziaria (la Finanza, ndr), le quali non hanno mai, sino ad oggi, ravvisato alcuna irregolarità, né amministrativa, né fiscale, né penale con riguardo a tale operazione”.
La Procura dal canto suo ipotizza che i quattro milioni ottenuti dal fondo europeo specifico erano destinati ad un’altra società di Vecchioni e che poi lui li avrebbe “girati” a quella che ha realizzato l’impianto, la società “Il Ceppo”, di cui è socio ma che fa capo alla moglie Elisabetta Pasinato. L’inchiesta sarebbe stata condotta dai carabinieri che avrebbero verificato tutti i documenti legati all’erogazione del finanziamento europeo ed al passaggio di questi soldi alla società “Il Ceppo”. La truffa sarebbe, secondo la procura, ai danni del gestore dei servizi elettrici (Gse) che, negli anni, ha acquistato energia dall’impianto di Sticciano Scalo.