La versione del programma elettorale attualmente disponibile sul sito del movimento è completamente diversa da quella che c’era a febbraio”. La scoperta è di Luciano Capone, che in un’inchiesta pubblicata oggi sul Foglio spiega: “Qualcuno al vertice del partito, probabilmente Di Maio che ne è il capo politico, con il placet di Davide Casaleggio che attraverso l’Associazione Rousseau gestisce il sito, ha sostituito il programma votato dagli iscritti con un altro completamente differente. ‘In Italia è nato il primo e unico programma politico basato sulla partecipazione e sulla democrazia diretta online grazie al Sistema Operativo Rousseau’, si legge sul sito del M5s. Ma non è così”.

Ecco il confronto tra i 24 capitoli del “nuovo” programma pentastellato e i 20 “vecchi” capitoli. Non solo molti punti sono stati modificati e sostanzialmente stravolti, ma quattro dei nuovi documenti sono file completamente inediti e dunque non votati dalla base grillina: si tratta di quattro capitoli del programma aggiunti dopo le elezioni e mai votati dagli iscritti sulla piattaforma Rousseau. Quasi tutti i capitoli sono stati scaricati da una versione del sito del 7-12 marzo. Ciò vuol dire che tra la “foto istantanea” dell’1-2 febbraio e quella del 7-12 marzo i programmi sono stati sostituiti. Non siamo in grado di sapere esattamente quando, se poco prima o poco dopo le elezioni. Ma la sostanza non cambia di tanto: è stato fatto di nascosto, in tanti casi con modifiche sostanziali e senza avvisare militanti ed elettori.

 

Questo è il link dove si può vedere il calendario del sito, ogni data segnalata con un cerchio colorato corrisponde a una “fotografia” diversa del sito. In questo modo vengono registrate tutte le modifiche (è un po’, come dice il nome “wayback machine“, una specie di macchina del tempo).

Di tutti questi documenti ce n’è solo uno, il “programma Affari Costituzionali”, che non siamo riusciti a trovare dal link originale dal sito del M5s, ma da un altro sito di attivisti. La data riportata nel nome di ogni file corrisponde alla data in cui – secondo la “fotografia” dell’Internet Archive – era presente sul sito.

 

 

Il Foglio, 17 aprile 2018