La lunga marcia dell’intruglio politico-culturale che governa le nostre sorti verso la società distopica lucidamente prevista da Orwell, Huxley e Bradbury fa un altro passo in avanti.

Dopo la famiglia, l’identità nazionale, le tradizioni e la cultura questa volta ad essere presa di mira è una generazione. L’ossessiva tiritera del debito pubblico abnorme scaricato sulle giovani generazioni, dogma intoccabile degli economisti europeisti deriso nel resto del mondo, avrebbe dovuto metterci sull’avviso. Poi è arrivata la squallida sceneggiata planetaria di Greta Thunberg, che secondo la narrazione propinata alle masse sarebbe costretta a mobilitare masse di giovani in piazza perchè la sua generazione non è rappresentata nei consessi che gestiscono il pianeta “rubando il futuro”.

Non è certo un caso, quindi, se adesso la congrega degli intellettuali politicamente corretti, la subcultura della sinistra alla deriva e l’ignoranza qualunquista del grillismo ci tirano addosso il problema del voto agli anziani. Il via alle danze lo ha dato, apparentemente per caso e con i soliti toni ambigui e felpati, Federico Fubini vice direttore del Corriere notoriamente legato alle ideologie mondialiste delle quali spesso e volentieri è portavoce. Travestendo da analisi oggettiva una maligna tesi dei suoi circoli di riferimento, Fubini osserva che “nelle urne i giovani perdono sempre e ora più che mai, perché non sono mai stati così pochi”, visto che “nell’Unione Europea la generazione fino ai 25 anni di età conta 137 milioni di teste e appena 39 milioni di elettori” a fronte dei 171 milioni di elettori del gruppo fra i 26 e i 50 anni e 153 milioni tra i 51 e 75 anni.

Un problema (presunto) con una soluzione molto semplice “se solo si smette di pensare ai cittadini come votanti delle prossime elezioni, ma li si guarda per il patrimonio di vita futura che contengono allora tutto appare diverso”. Prosegue infatti Fubini riportando, evidentemente, abili riflessioni elaborate in qualcuno dei pensatoi ai quali e collegato: “Greta e i suoi coetanei hanno meno teste e meno voti; ma pesano molto più di tutto il resto della popolazione se si pensa allo stock di anni da vivere che portano in sé. Di fronte a dilemmi come quelli sul clima, sulla finanza o sulla rivoluzione tecnologica, Greta e i suoi stanno ponendo una questione diversa: chiedono quanto deve contare un singolo voto in democrazia”.

Ci siamo arrivati: lo scaltro ragionamento è solo un altro dei ricorrenti attacchi strumentali contro la democrazia rappresentativa, un’anticaglia di cui liberarsi a favore di strumenti più funzionali alle oligarchie tecnocratiche ed economiche: “Per loro [i giovani], uno non vale uno. Non perché i più giovani pensino di essere (solo) più competenti, ma perché il loro patrimonio di vita è più vasto e dovrebbe contare di conseguenza. Dovrebbe contare di più”.

In pratica secondo Fubini, o secondo i suoi ispiratori, il diritto di voto come diritto civile (vero) espresso nel suffragio universale, connaturato alla cittadinanza, principale strumento e manifestazione della libertà di opinione sarebbe nocivo e superato. Nel governo e nel destino degli stati dovrebbero prevalere gli interessi concreti, come nelle assemblee delle società per azioni, dove si vota in base al capitale posseduto – cioè alla consistenza del proprio interesse – e anche col voto plurimo (visto che uno non vale uno), o come nelle assemblee del condominio dove si vota in base ai millesimi, cioè alla quota di proprietà. Il che ci fa capire abbastanza agevolmente quale sia l’imprinting culturale di una simile concezione, da dove provenga e dove ci potrebbe portare: dritti nell’annoFord 632 di Aldous Huxley e nella Londra, capitale dell’Oceania di George Orwell.

Naturalmente il segnale di Fubini viene subito raccolto. Per primo, e non a caso, da un altro sodale degli stessi ambienti, ovvero Enrico Letta sopravvalutato figurante politico, già presidente del consiglio di uno dei più mediocri ed insignificanti governi del dopoguerra, il quale lancia subito un accorato e retorico appello al nuovo governo per “una riforma costituzionale da fare in un anno: il voto ai sedicenni…. E’ urgente e con questa maggioranza si può fare“. Per Letta si tratterebbe di “un modo per dire a quei giovani che abbiamo fotografato nelle piazza, lodando i loro slogan e il loro entusiasmo, vi prendiamo sul serio e riconosciamo che esiste un problema di sottorappresentazione delle vostre idee, dei vostri interessi“.

Ecco appunto, gli interessi, ma di chi in realtà?

Proposta ovviamente raccolta con entusiasmo dalla congrega al potere, da Giuseppi Conte a Luigi Di Maio a Nicola Zingaretti. Ma come dimostrano i numeri di Fubini dare il voto ai giovani non basta, perché il loro peso diventi determinante come vogliono i loro burattinai bisogna anche toglierlo a qualcuno. Ed ecco allora intervenire niente di meno che il giullare massimo, il gran sacerdote della farsa italiota ovvero Beppe Grillo in persona che ci propina una delle sue barzellette da avanspettacolo che, però, dato il suo attuale ruolo di caporione e referente del partito-setta a 5 stelle diventa subito un atto politico.

“L’idea nasce dal presupposto che una volta raggiunta una certa età, i cittadini saranno meno preoccupati del futuro sociale, politico ed economico, rispetto alle generazioni più giovani, e molto meno propensi a sopportare le conseguenze a lungo termine delle decisioni politiche. In tal caso, i loro voti dovrebbero essere eliminati del tutto, per garantire che il futuro sia modellato da coloro che hanno un reale interesse nel vedere realizzato il proprio disegno sociale. Gli elettori sono, in larga misura, guidati dal proprio interesse personale, e l’affluenza relativamente bassa degli elettori più giovani può essere in parte causata dal sentirsi alienati da un sistema politico gestito da persone che non considerano della loro stessa natura” pontifica l’autorevole cabarettista riprendendo più o meno le stesse argomentazioni di Fubini. La bizzarra proposta che in altri tempi avrebbe suscitato indignazione (checchè ne dica il gran giullare significherebbe privare dei diritti civili milioni di persone) oggi invece viene accolta come se fosse una normale proposizione politica.

“Facciamo dei sondaggi, vediamo qual è l’orientamento e poi decidiamo”, ha detto ad esempio un sorpreso Giuseppi Conte, forse facendo una battuta anche se da un giurista sarebbe lecito aspettarsi ben altra reazione. Per Giorgio Gori, personaggio tipico della sinistra contemporanea (portafoglio gonfiato a destra grazie a Berlusconi, cuore a sinistra in modalità radical chic) che già si era pronunciato contro il suffragio universale, Grillo “pone un tema invece assai serio: una popolazione con forte prevalenza di anziani vota e voterà sempre di più contro gli interessi delle giovani generazioni“. Per il resto a sinistra un imbarazzato silenzio (assenso?) evidentemente in nome dell’alleanza che tiene in piedi il governicchio.

Visto l’andazzo, però, il problema è destinato a ripresentarsi ben oltre le ridicole esternazioni di un comico: l’onda demografica dei baby boomers dopo avere saturato prima le scuole, poi l’università, quindi la leva, il mondo del lavoro e i consumi è fatalmente destinata a gravare pesantemente sui sistemi previdenziali e sanitari. Non è difficile prevedere che in un clima culturale del genere presto qualcuno si chiederà se i pesanti costi per mantenere in vita persone oramai improduttive siano giustificati.

Nel Mondo Nuovo di Aldous Huxley gli individui venivano eliminati al compimento del sessantesimo anno con una overdose di Soma, una sostanza chimica che permetteva una morte serena e veloce. Anche Johnathan Swift con la sua “Modesta proposta per impedire che i bambini della povera gente siano di peso per i loro genitori o per il Paese, e per renderli utili alla comunità” potrebbe essere fonte di ispirazione per una soluzione adeguata del problema. Basterà trovare per gli anziani da eliminare un utilizzo altrettanto utile ed economicamente redditizio di quello che l’autore di Gulliver suggeriva per i bambini poveri irlandesi, inapplicabile per questioni di età e resa agli anziani di oggi.

Secondo Swift la sua soluzione avrebbe risolto facilmente e rapidamente i complessi problemi sociali, politici ed economici dell’Irlanda del suo tempo. Non si vede perché non possa essere lo stesso nell’Italia o nell’Europa di oggi; in fondo alle oligarchie dei burattinai non mancano certo i mezzi, la tecnica nemmeno la fantasia per trovare una soluzione adeguata.