La Francia ha deciso di armare i propri droni da ricognizione e di sorveglianza. A dare l’annuncio è stata Florence Parly, il ministro della Difesa (nella foto). «I nostri modi di azione e le nostre apparecchiature devono adattarsi per mantenere i tempi di avanzamento decisivi per raggiungere i nostri obiettivi», ha dichiarato il ministro all’annuale appuntamento con i capi dell’esercito, parlamentari, industriali ed esperti della Difesa come ha riferito Le Figaro.

 

La decisione di armare i droni riguarderà in un primo tempo i 12 Reaper MQ-9 di tipo Male (media altitudine e lunga durata) che la Francia ha acquistato dagli Stati Uniti. Sei sono già stati consegnati (cinque sono attualmente dispiegati nel Sahel) e altri sei lo saranno prima della fine del 2019.

Un importante punto di svolta. I droni, resistenti, discreti, sono diventati una risorsa imprescindibile, specialmente nel Sahel (il cortile di casa della France-Afrique), per seguire e sorvegliare l’avversario grazie a una presenza permanente sul teatro di osservazione (l’autonomia di un Reaper è di 24 ore), ma anche per guidare i caccia o gli elicotteri che hanno il compito di annientare gli obiettivi. Oppure, nell’immensità del deserto, o tra le popolazioni di civili, le cosiddette «finestre di tiro» (il tempo di lancio) sono spesso molto brevi, mentre i mezzi aerei possono non avere la disponibilità sufficiente.

Resta intanto aperto il dossier sul futuro del drone europeo, allo studio di Francia, Germania, Italia, Spagna. L’arma è attesa per il 2025. Vedremo.