Grazie ancora a Stefania Craxi per la gentilezza di quest’intervista. Soltanto tre domande: cos’ha ritrovato del Craxi padre nel film che è appena uscito, “Hammamet” di Gianni Amelio.

Gianni Amelio ha scelto una chiave intimista per raccontare una tragedia che è umana, prima che politica.

Abbiamo parlato di una rivalutazione crescente, sempre più insistente della figura che è stato Craxi, e questa rivalutazione arriva soprattutto da destra. Quali pensa che siano i fattori che agevolano questa rilettura?

Penso che questa sinistra sia come al solito in ritardo di vent’anni, il suo solito ritardo rispetto al paese reale. La realtà è che non fanno i conti con la figura di Craxi perché non hanno fatto i conti con la loro storia, che non è emendabile.

C’è quindi qualcosa in più che il ricordo del socialismo tricolore, per questa rilettura?

Il socialismo di Craxi era un socialismo riformista, che comprendeva l’amor di patria, che è stata una storia assai importante nella storia politica di questo paese.

Per concludere, siamo qui ad Hammamet, in Tunisia; un paese che suo padre ha amato come ha amato tanto l’Italia; cosa pensa che resta delle relazioni che Suo padre ha costruito fra l’Italia e il mondo arabo, fra l’Italia e il Mediterraneo?

Craxi pensava che l’Italia fosse un paese del Mediterraneo; lo voleva un mare pacifico e luogo di scambi fra culture diverse; il popolo arabo, contrariamente a certo popolo italiano, è stato molto riconoscente per quello che Craxi ha fatto durante il suo esilio, e quel legame è indissolubile. Shukran!

Benissimo. Shukran a Stefania Craxi.