Hanno mobilitato tutte le risorse possibili, manco fosse l’elezione di un Papa o quella del presidente americano, la finale del Mondiale di calcio o lo sbarco su Marte.

L’evento che deve, obbligatoriamente d-e-v-e, essere il Matrimonio dell’Anno, quello tra un giovanotto nato a Corte ed un’attricetta che, magari, in altri tempi, poteva essere una sodale della Began, questo evento insomma ce lo dobbiamo sorbire ad ogni ora, da giorni, fino ad arrivare agli ultimi, stucchevoli dettagli.

La Rai, che a Londra ha ben due corrispondenti, ha sentito la necessità di inviare altri giornalisti. Lo stesso hanno fatto dalle parti di Mediaset che, col Tg5, ha cominciato questo peana prima di tutti, forse un mese fa. Stessa mobilitazione dai giornaloni.

Da giorni è in atto una spasmodica competizione a chi racconta tutto, anche l’ultimo millimetro dell’unghia del mignolo destro della sposa. E a questa competizione non si sottrae nessuno.

E’ lo scempio del buon gusto. E’ la sconfitta della misura. E’ il trionfo della piaggeria verso quel che accade fra le maleodoranti mura della Monarchia britannica, quella che, pur potendolo fare, non ha mosso un dito né profferito una parola in occasione della tragica vicenda di Alfie. Una vicenda che resta una macchia di vergogna su quella famiglia, analoga a quella meritata per il comportamento tenuto per la tragica morte di Diana.

Pare insomma un obbligo universale il dover raccontare sempre e comunque le vicende della Corte britannica in un modo mieloso, accondiscendente, sempre benevolo e ammirato.

Mai che nessuno dei giornalisti incaricati di occuparsi degli affari di quella Corte rifiuti di fare il cortigiano, di baciare l’anello dei reali e di recitare il nauseante copione fatto di “ma che bello il cappellino della Regina!”, “che meraviglia i nipotini di Elisabetta!”, “che divertenti le uscite di Filippo!”, “che elegante la mise di Camilla!”, “che intelligente lo sguardo di Carlo!”.

Mai nessuno che dica quel che pensa: che quei cappellini fanno schifo, che sono più belli i nipotini del barbiere sotto casa, che Filippo è solo un gran cafone, che Camilla pare un rottweiler e che Carlo, con quelle orecchie, somiglia a un aquilone.

A Corte è sempre tutto bello, tutto buono, tutto squisito, tutto ammirevole, tutto di più.

E invece no. Dietro quegli ori sgargianti, quelle divise impeccabili, quei sorrisi agghiaccianti ci sono cose che neanche i Borgia. Dall’abdicazione forzata di Edoardo e Wally in giù.

Avessero, tutti i nostri giornaloni, raccontato con questa dovizia di particolari i grandiosi funerali del rumeno Re Michele I, che hanno registrato una partecipazione incredibile di popolo, sarebbe stato molto ma molto meglio.

Invece no.

Quando Londra chiama picciotto risponde. Sempre e comunque.

(E, se qualcuno dirà che sono stato mosso dal ricordo della perfida Albione, ditegli che non è colpa mia se Albione è sempre perfida, forse più di ieri).