Nell’occasione del centenario di Giorgio Almirante — una data tonda e un nome importante, “difficile” — s’infittiscono e si sovrappongono le commemorazioni, i ricordi, le celebrazioni. Un atto dovuto, giusto ma spesso, troppo spesso, intriso di sentimentalismi, nostalgie, inutile retorica.

Una cosa è il sentimento di popolo — doveroso e rispettabile — verso un capo scomparso, altra cosa sono le piccole speculazioni, i “teatrini” agrodolci, le auto assoluzioni non richieste.

Nessuno è perfetto e nessuno è innocente. Lo sappiamo. Giorgio Almirante fu una figura centrale ma anche complessa e difficile. Talvolta — pensiamo a Pescara 1965, all’esperimento della Destra Nazionale del ’72 o al MSI della scissione di DN e agli “anni di piombo” — controversa. Anche contestata. Pesantemente contestata. La sua eredità politica — come quella di Pino Romualdi — attende ancora d’essere analizzata e compresa. Senza enfasi e speculazioni. Con intelligenza e rispetto.

Su queste coordinate, destra.it — con buona pace dei laudatores e delle prefiche — vuole offrire ai suoi lettori una serie di contributi sull’esperienza politica e culturale di un protagonista del nostro tempo. A Mario Bozzi Sentieri il compito d’aprire il dibattito. (M.V) 

L’immagine di Giorgio Almirante “riformatore”, titolo del convegno, con cui, l’anno scorso, la Fondazione che porta il suo nome, ricordò il leader missino, se è, da un certo punto di vista,  “rassicurante”,  dall’altro rischia di sminuirne la figura. A cent’ anni dalla sua nascita (27 giugno 1914) ci piace  piuttosto ricordare Almirante  per la sua azione anticipatrice, rispetto a temi che, a causa del sostanziale immobilismo italiano, hanno mantenuto , nel corso dei decenni, la loro stringente attualità.

 

Tra tutti certamente quello della riforma costituzionale. Già sul finire degli Anni Cinquanta, passato il primo decennio repubblicano, la critica almirantiana al nuovo sistema costituzionale è esemplare, laddove (cfr. Giorgio Almirante – Francesco Palamenghi-Crispi, Il Movimento Sociale Italiano, Nuova Accademia Editrice, Milano, s.d.) egli evidenzia la debolezza del sistema del “bicameralismo rigido”, denuncia la tara della partitocrazia, intorno a cui ruota il sistema istituzionale  ed amministrativo (dal Capo dello Stato ai Comuni), avverte, ancora prima della nascita delle Regioni, sui rischi del regionalismo (fattori di disunità, ma anche di imposizione fiscale) e sui possibili attriti con le Province.

 

La  visione” di Almirante va però ben oltre il mero riformismo costituzionale.  Eletto (il 29 giugno 1969) alla guida del Msi dal Comitato Centrale del Msi, dopo la morte di Arturo Michelini, Almirante, nel settembre 1969, illustra la piattaforma programmatica dell’”alternativa al sistema”, di forte contrasto all’azione comunista, ma nel contempo di proposta programmatica e “di costume” – come egli ama dire: “Sarebbe veramente strano che non riaffermassimo oggi con forza tale nostra istanza, che ci ha caratterizzati all’inizio; visto che solo agitando simili istanze è oggi possibile stabilire un fecondo contatto di idee con la pubblica opinione italiana, e specialmente con la gioventù”.

 

Linee essenziali di questa “alternativa” la concezione etica dello Stato, la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle aziende, una nuova idea di Nazione, con lo sguardo rivolto all’Europa, nell’ambito di una generale “controffensiva  antisovversiva”.

 

Intorno all’ “alternativa al sistema”, in un periodo  di forti contrasti politici e sociali, passati alla storia, non a caso, come gli “anni di piombo”, si articola la proposta  almirantiana di superamento del vecchio parlamentarismo (attraverso il corporativismo , visto come modello insieme economico-sociale e politico)  e di affermazione del presidenzialismo,  d’impronta gaullista.  

 

L’idea della “Nuova Repubblica”, di pacciardiana memoria, viene  rilanciata, nei primi Anni Ottanta, dallo stesso  Almirante, il quale,  in  Processo alla Repubblica (Ciarrapico Editore, Roma 1980), dopo avere immaginato, non a fini di vendetta, ma “educativi, per le nuove generazioni”, una messa in stato d’accusa dei responsabili della Prima Repubblica, delinea i tratti  di una Nuova Repubblica, con il presidente eletto direttamente dai cittadini ed un sistema parlamentare “differenziato” (con una Camera “politica” ed una con compiti “tecnici”, eletta dalle categorie del mondo del lavoro, della tecnica, dell’arte e della cultura). Nel febbraio 1983 il Gruppo del Msi-Dn del Senato organizza, ad Amalfi, un convegno sulle riforme istituzionali, aperto ad altre forze politiche.  Franco Franchi , parlamentare del Msi-Dn, pubblica Nuova Repubblica – Il progetto di Costituzione del Msi-Dn (Nuove Prospettive, Roma 1983).  Il  tema della “Nuova Repubblica”  viene proposto dal Msi-Dn in occasione del XIV Congresso nazionale (Roma, 29 novembre – 2 dicembre 1984), che ne fa l’argomento centrale del dibattito congressuale (fissato dallo slogan: “Il Msi-Dn per l’alternativa al sistema. Dalla protesta alla proposta”), nel momento in cui, venuti meno i vecchi tabù, altre forze politiche sembrano orientate ad affrontare il problema delle riforme istituzionali.

 

Sono gli anni in cui, di fronte alla crisi dei vecchi modelli, si fa sempre più strada l’idea della “terza via”, alternativa sociale ed economica al liberal-capitalismo e al marxismo, che riprende l’auspicato “Stato Nazionale del Lavoro” e conferma la volontà di coniugare Nazione e Socialità.

 

E’ dunque rispetto alla visione globale di “alternativa al sistema” che la figura di Almirante va ricordata. Espressione tutta interna ad un mondo che, in quanto portatore di un’idea organica di cambiamento, aveva l’ambizione di sfidare, alla pari, i modelli dominanti in politica, in economia e nella società.