La sinistra non esiste più. Il suo maggior partito italiano (e altrove la situazione non è diversa) è un movimento d’ispirazione liberaldemocratica; a parte ciò, si perde fra battaglie artificiali. Istigazione dell’immigrazione a scopo di lucro, liberalizzazione della droga, desacralizzazione e despiritualizzazione, teoria del gender e paccottiglia varia. Quest’ultima, al centro d’una battaglia culturale feroce, condotta con gran dispiego di mezzi… e molta meno serietà.
L’ultima boiata arriva dal “No Hate Speech Movement”. Che è un’iniziativa del Consiglio d’Europa: insomma istituzionale, pubblica. Trattasi del “movimento di contrasto all’odio”, che organizza “giornate d’azione” contro chi odia. Insomma, odiano chi odia. Sei sovranista, di destra, conservatore, reazionario, addirittura fascista (più o meno presunto tale)? Sei uno che odia, quindi ti odiano e invitano i cittadini civili a fare altrettanto. Col sorriso, qualche hashtag e tanti arcobaleni.
L’ultima trovata dei geniali cervelloni del “No Hate Speech Movement” è quella di terminare le parole non più con la gloriosa declinazione in asterico (che sostituiva le declinazioni maschili e femminili: vetusto retaggio del patriarcato che stoltamente divideva l’umanità in uomini e donne), consueta da qualche anno, ma con quella in -u (escludendo le declinazioni femminili singolare e plurale, -a ed -e, e quelle maschili analoghe, -o e -i, l’ultima vocale rimasta). Insomma, che in tutta Italia si parli come in sardo, o in alcuni dialetti siciliani.
Un cartello, diffuso tramite Facebook, mostra esempi della grande novità: non si scrive più “benvenut*”, ma “benvenutu”; basta con “buongiorno a tutt*”, si dia il “buongiorno a tuttu”; per complimentarsi con un gruppo invece di “siete tutt* bellissim*” si scriva “siete tuttu bellissimu”; ci si congedi non con “grazie di essere venut*”, ma con “grazie di essere venutu”.
Il No Hate Speech Movement Italia non esita a definire la trovata “un grande passo nel nostro impegno a favore dell’inclusione e nella non-discriminazione” (un po’ come Conte, che a ogni decreto che firma si gloria d’aver scritto una pagina di storia); “utilizzare un linguaggio che vada oltre le categorie” starebbe diventando una “pratica consolidata”, “soprattutto in saluti e ringraziamenti”.
Insomma questa “azione” contro l’odio non è soltanto relegata alla paccottiglia su Facebook; nel mondo reale, qualcuno sta già “lottando” contro il patriarcato, il sovranismo, il fascismo, Salvini e Trump, il razzismo, il privilegio del maschio bianco e tanti altri fantasmi che agitano i sonni della “pussy generation” con la micidiale arma della declinazione in -u: neutra, inclusiva, cacofonica, risibile. Con tutto il rispetto per i dialetti sardi e siciliani: perché quella è tradizione, questi sono capricci per analfabeti inoccupati.