Il destino della Fondazione Alleanza Nazionale e più ancora quello della Destra italiana sono cose troppo serie per essere sbrigativamente liquidate. Ma, ancor prima, è tutto da dimostrare che le due cose siano necessariamente e intrinsecamente legate. La storia recente ci ha raccontato come, pur senza la Fondazione, le sue sedi e i suoi soldi, Fratelli d’Italia sia riuscito a restituire cittadinanza e presenza politico-istituzionale alla Destra italiana. Da qui la prima conclusione: una Destra, erede culturale di ciò che ha rappresentato il continuum storico Msi-An, in Italia può esistere ed esiste anche a prescindere dalla Fondazione AN.

Facciamo un passo avanti allora: tutti desideriamo una Destra più ampia e più forte, capace in breve tempo di tornare ad occupare uno spazio politico simile a quello che fu di Alleanza Nazionale. Bene, per realizzarla bisogna per forza passare attraverso la Fondazione e le sue mille implicazioni burocratiche, giuridiche e patrimoniali, o possiamo provare a mettere davanti le idee e la politica?

Ho letto con attenzione la cosiddetta “mozione dei quarantenni” e c’è qualcosa che non mi torna: se quadri validissimi che si sono fatti apprezzare sui propri territori e oggi albergano in esperienze civiche, in Forza Italia o persino in NCD, sentono questo desiderio insopprimibile di ricostruire una grande casa della Destra, perché non cominciano ad abbandonare i loro attuali partiti e non si siedono a parlarne con chi quella scelta l’ha già fatta due anni fa dando vita a Fratelli d’Italia?

Lo dico senza polemica, partendo dall’esperienza personale: quando nel dicembre 2012 abbiamo capito che nel PdL non ci volevamo più stare non abbiamo fatto convegni e documenti, ci siamo guardati negli occhi e abbiamo fatto un altro partito, a destra. Tra l’altro questo facilita anche il compito attuale di chi scalpita perché almeno un partito c’è già e non lo devono costruire da zero. Ma voglio credere alla buona fede dei proponenti e quindi guardo a casa mia e mi chiedo: ci sono dei blocchi a livello territoriale che impedirebbero a queste e ad altre persone di essere ben volute nella casa che esiste già? In alcuni casi assolutamente no, in altri forse si ma continuerebbero ad esistere anche se il contenitore fosse diverso e ne facesse parte l’unica realtà organizzata, cioè FDI. E in entrambi i casi i blocchi andrebbero rimossi.

Ma quindi, cosa avrebbe di diverso e migliore un nuovo contenitore che nascesse sotto l’egida della Fondazione? Risposta banale: il patrimonio. Dubbio ulteriore: se per un bravo quadro con radicamento territoriale e voti non cambierebbe poi molto, non è che gli unici per cui cambierebbe davvero qualcosa sono alcuni dirigenti dell’AN che fu (giornalisticamente chiamati “colonnelli”, ma non perdiamo di vista l’ombra inquietante del “comandante in capo” di allora) che tramite la Fondazione potrebbero tentare di esercitare un’influenza che nel mondo reale non hanno più? Viene fin troppo facile unire i puntini (patrimonio->colonnelli) e trarre le conclusioni del caso. E lo dico non per facile polemica anti-colonnelli ma per affermare che un bravo quadro di territorio, sganciato da logiche di appartenenza, non ha nulla da guadagnare da questa equazione.

Ma c’è un MA che mi preme ancora di più. È valutazione piuttosto diffusa che Fratelli d’Italia abbia perso tempo (dal “centrodestra a testa alta” all’Officina per l’Italia) e lasciato troppo spazio a destra alla Lega di Salvini, almeno fino a quando non abbiamo recuperato il simbolo di An, marcato il posizionamento a destra, aumentato il tasso eurocritico. È una valutazione che condivido e che per molti dei sostenitori della tesi “Fondazione=Partito” è un vero e proprio mantra. Ecco, oggi è singolare leggere dagli stessi che in campagna elettorale per le Europee soppesavano il grado di lepenismo di ogni dichiarazione di Giorgia Meloni l’invito a riscoprire lo spirito di An, aprendo le porte di questa futuribile “grande casa della Destra” a chi sostiene tutto e il contrario di tutto. Anche qui verrebbe facile la polemica sulle scelte e le responsabilità del passato.

Ma facciamo pure una grande “amnistia Togliatti” e facciamo finta che non ci sia chi ha flirtato o è andato con Monti, chi è stato silente in Forza Italia durante il Nazareno, chi sta ancora in NCD che governa con Renzi.. Dimentichiamocelo e guardiamo avanti: questa nuova grande nave della Destra italiana dove la vogliamo condurre, domani? Nel Ppe o con la Le Pen? Verso l’economia sociale di mercato e la difesa del lavoro italiano o verso la subalternità al capitale finanziario globalizzato? Con il popolo del family day o con le unioni civili? A difendere i confini dall’invasione o verso lo ius soli? Oggi definire questo non è capzioso e non é meno importante di quanto non lo fosse un anno fa quando Fratelli d’Italia celebrò il suo congresso e subito dopo le elezioni europee. Anzi, lo è forse ancora di più perché da un lato la Lega di Salvini è cresciuta a dismisura e dall’altro di recente sono nati nel centrodestra movimenti che offrono altre opzioni.

Quindi, la prima necessità è capire quale Destra vogliamo costruire, per dire cosa e per stare con chi. Noi la nostra idea la raccontiamo tutti i giorni e allora parliamo di questo, apriamo le porte di Fratelli d’Italia a tutti quelli che condividono queste posizioni e questo percorso. Forziamo i blocchi territoriali se ancora ce ne sono, facciamo i congressi se servono. Tutti dentro, tutti ai remi. Poi magari tra qualche mese ci accorgeremo che, come per incanto, saremo una stragrande maggioranza nella Fondazione AN e ragioneremo se e come sarà possibile, nella massima trasparenza, rendere ancora quel patrimonio utilizzabile per veicolare le idee i valori della Destra che fu, che è e che sarà. Perché ha ragione chi dice “non facciamo gli ipocriti, per fare politica servono i soldi”. Ma i soldi non possono sostituire la Politica.

Infine, ma non meno importante… in questi giorni Francesco Storace ha fatto una proposta chiara su come selezionare la classe dirigente di una eventuale nuova casa della Destra: le migliori nuove leve dai territori al Parlamento, i colonnelli di ieri dal Parlamento ai territori, a correre a preferenze nelle Regioni e nei comuni. Non una becera rottamazione ma un nobile passaggio di testimone per far crescere davvero i quarantenni (e magari anche i trentenni), non solo con le mozioni ma con le emozioni delle responsabilità.

 

Ps per gli addetti ai lavori: sovranità, identità, tradizione, Dio, Patria e famiglia.. Io ci credo, oggi come allora.