Semplicemente allucinante e se vivessimo in una nazione seria devastante è stato l’intervento di Berlusconi nella trasmissione “Porta a Porta”.

Onestamente solo chi non ha mai creduto e quindi non ha mai votato l’autocrate lombardo e la sua creatura maggiormente fallita, il PDL, e aveva sostenuto che nelle scala delle priorità del presidente del “Milan” gli interessi personali e delle sue aziende prevalessero su quelli politici, era giunto ad ipotizzare che anche con il “patto del Nazareno” si ripetesse lo stesso copione.

Ora dopo le affermazioni rilasciate nel “salotto d’Italia”, poi malamente rettificate, Berlusconi ha confermato i timori e lo scetticismo nutriti sul suo conto. Svelando che nel “patto” , che comporterà, se confermato, un danno di incalcolabile portata non tanto alla vita pubblica quanto addirittura alla democrazia italiana, era compresa la restituzione della sua agibilità politica con una modifica alla legge Severino, il Cavaliere ha dimostrati quanto poco tenga in cale la libertà degli italiani e quanto invece contino la sua figura, il suo potere ed il suo ruolo.

E adesso? Dato che dopo il giorno giunge la notte, cioè – come ha ammesso un “notista” de “Il Giornale” – che l’entusiasmo o l’enfasi retorica di Bologna sono rapidamente svaniti, considerato che sono serviti “più a buttare sotto il tappeto le incomprensioni tra i diversi leader che a rilanciare un nuovo spirito di coalizione”, sono emersi, prepotenti ed indiscutibili, gli scompensi, la disorganizzazione, i ritardi, che affliggono l’area, anche per la sostanziale incompatibilità tra i diversi elettorati.

Nell’imminenza dell’apertura della campagna elettorale in paesini o paeselli sperduti o sconosciuti, quali Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Trieste e Cagliari, non è stato individuato un solo nominativo credibile. Il PD, almeno, pur non navigando in acque tranquille, di fatto ha chiuso nella città meneghina su Giuseppe Sala, già stretto collaboratore della Brighetto Arnaboldi Morati.

E il centro – destra? Dopo le parole inquietanti e demoralizzanti del proprietario della Fininvest, con tutta probabilità le difficoltà cresceranno con gioia e vantaggio dei grillini, destinati a ricevere i suffragi forzati di tanti cittadini, disperati per la crisi ed esasperati per la inconcludenza o meglio per l’inesistenza dell’opposizione. E non parliamo degli astensionisti.

A Napoli, a Palermo, a Torino, a Bologna, Trieste ed a Cagliari si è mai pensato a formulare delle candidature autorevoli? A Milano si viaggia nella nebbia più fitta mentre a Roma “è in corso un braccio di ferro” su Alfio Marchini, incredibilmente accettato e preso in considerazione da qualche commentatore .

Dominano incertezza e confusione, dovute principalmente al rientro sulla scena del Cavaliere, abituato a creare, suscitare e stimolare dissidi e frazionismi tra gli alleati pur di “regnare”. Un quotidiano on line (“Il Secolo d’Italia”) è arrivato a caldeggiare il ricorso salvifico alle liste “civiche”, utili se di area, deleterie e controproducenti e per loro natura effimere se “marmellate” o “minestroni”. Mah!

 

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