Si registrano entusiastiche prese di posizione di esponenti della Sinistra per l’iniziativa nei confronti del ministro Salvini da parte della magistratura palermitana (che segue le analoghe posizioni di quella di Agrigento).

Non mi sembra il caso di entrare qui nel merito di considerazioni giuridiche su questa o altre vicende ad essa collegate, sulle quali personaggi ben più qualificati di me sono già intervenuti con valutazioni di carattere ‘tecnico’, ma una notazione storica mi sembra, comunque, necessaria.

Non sfugge a nessuno, infatti, l’inquietante analogia con la stagione di ‘Mani pulite’, quando all’inizio degli anni Novanta un pool di magistrati coordinati dalla Procura milanese ha – di fatto – in pochi mesi azzerato l’intera classe politica italiana.

Con il pretesto di moralizzare sono state smantellate a colpi di inchieste le principali forze politiche nazionali senza far grande distinzione tra episodi criminali (certamente perseguibili) e responsabilità politiche od opacità di rapporti.

Come andò a finire lo ricordiamo tutti: a partire dalle successive elezioni (1994) quando stravinse Berlusconi, si imposero carriere politiche di personaggi legati a quelle vicende, a partire proprio da uno dei magistrati del suddetto pool: Antonio Di Pietro che si fece pure un suo partito.

L’elemento saliente per il nostro Paese fu, però, la contestuale progressiva dismissione del patrimonio pubblico in favore di spregiudicati esponenti del capitalismo italiano e straniero (tra le quali, è bene ricordare, anche la cessione delle Autostrade al Gruppo Benetton di cui dopo il crollo del ponte di Genova oggi tanto si discute).

Cosa si nasconde, dunque dietro la corale iniziativa giudiziaria contro il ministro Salvini, accusato sostanzialmente di una gestione ‘politica’ (che peraltro appartiene proprio al suo ruolo e non è elemento contestabile giudiziariamente) del contrasto al fenomeno migratorio con il contestuale sequestro dei beni (confermato in queste ore dal Tribunale del Riesame di Genova) del suo partito: la Lega?

L’impressione è che quella in gioco sia, ancora una volta, soprattutto la nostra Sovranità.

Che le frattaglie di una Sinistra, raccolte attorno al PD ormai allo sbando e privo di credibilità, plaudano all’azione dei giudici sperando di approfittarne, per quanto indecente, appare abbastanza prevedibile. Occorre ricordare loro, però, che pur lasciato quasi intatto nei suoi quadri il PCI e sue successive evoluzioni venne poi inesorabilmente sconfitto alle urne.

I suoi uomini svelarono comunque in seguito tutta la propria utilità, provvedendo alle svendite di cui abbiamo parlato. Non a caso furono proprio Massimo D’Alema e i suoi compagni di partito a consegnare le Autostrade ai Benetton e a garantirne nel tempo una gestione altamente remunerativa a spese della sicurezza.

Anche se questo argomento potrebbe essere affrontato da un’inchiesta di qualche magistrato sono però pronto a scommettere che il sistema giudiziario difficilmente se ne occuperà.