Tra i tanti commenti, tutti enfatici e trionfalistici dei grillini, dopo l’esito atteso e scontato del referendum, che ha raccolto comunque un numero di consensi contrari, piuttosto consistente ed eloquente dello stato d’animo degli elettori lucidi ed equilibrati, spicca, oltre quello a lungo preparato e tenuto in caldo da Di Maio, quello del ministro Bonafede, quotidianamente esaltato per le sue capacità operative di ministro della Giustizia. L’avvocato ha sottolineato: “ Stiamo parlando di un risultato storico che senza il M5S non sarebbe mai stato raggiunto[….]. Con questo referendum si è aperta la stagione di un rinnovamento della nostra democrazia che non era più rinviabile”.
Chissà se avrà i ringraziamenti della Meloni e dell’altro leader ?
Intanto non ha torto il “Corriere” nel sostenere che “il voto dà respiro al governo” e lo stesso “Conte Tacchia della Capitanata” nel proclamare “resterò fino al 2023”. La signora guida di FdI mediti sull’ obiettivo dell’autonomia rivendicato da Zaia e sull’errore commesso nella scelta e nel tenace sostegno dato a Fitto, francamente espressione, come Caldoro, del vecchio mondo berlusconiano, da sempre senza identità ed oggi senza il minimo futuro.
Il leader (?) del movimento, che ha come simbolo e vessillo quello antinazionale di Alberto da Giussano, sia prudente nel rivendicare, da guascone, primazie e verifichi il curriculum vitae di tanti suoi esponenti nelle regioni meridionali e centrali. Ad esempio il candidato più votato nelle comunali di Chieti mi risulta avere origini ed esperienze tutt’altro che leghiste, così come ad Arezzo è in testa un esponente di vecchia e consolidata tradizione di destra. Chissà se poi questa posizione sarà conservata? Una domanda di fondo alla Meloni e al suo competitor: e adesso come sfrutterete il vostro “successo” nel referendum?