Cosa è l’Italia? A parte l’immagine da cartolina, cosa è rimasto del nostro Paese? Ben poco. Dal 1945 ad oggi, siamo stati governati, da persone «democraticamente» elette, che hanno lavorato per i massimi sistemi e quasi mai per chi li votava e pagava il giocattolo con le proprie tasse. Il ventennio fascista, pur promettendo un nuovo ordine dello Stato, non riuscì mai a debellare quella che è sempre stata la piaga di ogni Governo, sia vi fosse un re, un imperatore, un tiranno od un presidente: la burocrazia.

I maggiordomi di Palazzo. Sono essi il vero potere, sono loro che decidono tutto, da come si deve vestire il Potente di turno, a cosa deve mangiare, a quali leggi deve firmare e quali personaggi condannare a morte.

Oggi, i maggiordomi non sono soltanto a Bruxelles, ma anche a Londra, Parigi, Berlino, in ogni grande capitale del mondo, detengono il potere che deriva dalle leggi fatte approvare dai governi voluti da loro, dai decreti attuativi che decidono o meno di portare avanti o mettere nel cassetto, dalla gestione dell’ordine pubblico e sociale, ormai strumento di controllo delle masse a livello mediatico e psicosociologico. Essi sanno che il potere non deriva dal Signore del momento (oggi c’è, domani no), ma dall’umore delle masse «pilotate». In questa società globalizzata, ormai collegata alla rete a livello subliminale, l’informazione «eterodiretta» permette di spostare l’attenzione delle masse da un avvenimento all’altro, condizionandone le decisioni. In tutto questo, fondamentale l’ausilio delle grandi testate editoriali, sia su carta, su rete o video, che grazie ai soldi delle banche di proprietà di poche persone, assolvono al compito del servo sciocco.

Improvvisamente, si leva una voce a dire che «il re è nudo». L’Italia, grazie ad una «strana» alleanza politica, si trova ad essere governata da due personaggi che sanno di avere a disposizione soltanto questa occasione per non tornare nel nulla della partitocrazia. Inizia così la sfida alle eurocrazie. Nel corso di questi mesi, fin dalla costituzione del governo, molti ostacoli sono stati frapposti all’operato della maggioranza. In molti casi, la stessa Presidenza della Repubblica ha creato problemi, nel nome di una lealtà all’Europa. In realtà, asservimento ai maggiordomi di Bruxelles.

La lotta contro l’euro, non contro l’Europa, questo è importante sottolineare, è portata avanti dal governo Conte, in funzione di un ritorno dell’Italia alla sovranità economica e monetaria, oltre ad un riappropriarsi di quelle libertà che uno Stato sovrano ha il dovere di gestire a difesa della Nazione.

Di fronte alla posizione di Salvini, ecco che i maggior plausi arrivano dalla Francia, e da personaggi non certo di destra. Jean-Luc Mélenchon, il capo trotzkista della formazione di estrema sinistra France Insoumise, pur disapprovando Salvini, appoggia il governo italiano: «In questa faccenda, i francesi hanno interesse a difendere la sovranità popolare», e «Bisogna uscire dai trattati, è la mia conclusione». Lo stesso Michel Houellebecq, il grande romanziere e saggista francese, afferma: «Sono pronto a votare chiunque purché proponga l’uscita dall’Unione Europea e dalla NATO. Ci tengo molto».
Emmanuel Todd, il celebre storico e sociologo ha dichiarato: «Quando uno Stato e un governo perdono il potere di creazione monetaria, ebbene, non possono fare più niente – e tutta la vita politica diventa una commedia – Se [Macron] non ha capito che non è veramente presidente, siamo messi davvero male».

Ora, a parte la coerente alleanza con Marine Le Pen, è la prima volta che, in Francia, molte voci di sinistra e di aree politiche diverse dalla Lega, manifestano apertamente la loro opposizione all’euro e sono invitati in radio ed in televisione. Il tutto mentre mancano poco meno di sette mesi alle elezioni europee che, sia per i maggiordomi di Bruxelles sia per i sovranisti anti-euro, saranno un punto di non ritorno.

Se Salvini proseguirà nell’opera di governo e di influenza mediatica portata avanti fino adesso, avrà molte probabilità di dare la spallata a Bruxelles. Non dovrà commettere errori, tipo correre per il Campidoglio. Lasci stare Roma, è una trappola che ha visto naufragare tutti.

Lasci che siano i resti del Pd e i quattro gatti destristi a scannarsi per Roma e guardi oltre.