Un intervento di tal Giorgio Cremaschi (ex FIOM, CGIL, FGCI e candidato di Potere al Popolo) su Contropiano (Giornale comunista on line) decisamente autocelebrativo sugli scontri per il G8 di Genova del luglio 2001 e sul ruolo dei cosidetti ‘No Global’ mi ha indotto a una serie di riflessioni.
Che fine a fatto la componente politica di un movimento pronto solo pochi anni fa a inscenare proteste in ogni Paese che ospitasse un simposio internazionale (il g8 appunto) dove si paventavano decisioni di portata mondiale?
Come mai la maggioranza di loro, e tra essi proprio un sindacalista come Cremaschi, ha ormai aderito anima e corpo (e portafogli visto l’appartenenza a un’area che profitta ampiamente dei denari derivanti dall’assistenza ‘umanitaria’) al progetto sorosiano di creazione – tramite i ‘migranti’ – di quell’esercito industriale di riserva (come definito da Karl Marx) che ha l’obiettivo di far crollare salari e tutele per i lavoratori europei?
Quale Tsunami politico li ha cancellati, quale battaglia di Caporetto ne ha scompaginato le file costringendoli alla rovinosa ritirata, quale tradimento del 25 luglio li ha portati a gettare le armi, quale 8 settembre li ricacciati nei luoghi di provenienza?
Domande che è persino inutile porsi (visto che contengono sin dall’inizio anche la probabile risposta) ma resta la legittima curiosità su quale fine abbiano fatto – individualmente – le migliaia di manifestanti di Genova e seguendo quale percorso molti di loro si siano successivamente arruolati come fiancheggiatori delle strategie del NWO.
Un movimento ormai utile solo ad essere agitato come allegorico elemento di violenza fine a sé stessa come accaduto il Primo maggio 2015 a Milano in occasione dell’inaugurazione dell’Expo.
Ormai i No Global – tra cui alcuni senza ritegno speculano ancora sulla morte di Carlo Giuliani vittima a vent’anni del clima di violenza insensata di Genova – sono ridotti a interpretare proprio il ruolo di quinta colonna del globalismo, quello delle politiche obamiane: unipolare.