Una (ex?) spia russa e sua figlia finiscono gravi in ospedale, il governo inglese dopo poche ore dice che sono stati “molto probabilmente” avvelenati su ordine diretto del Cremlino e quindi di Vladimir Putin, vengono chiamati a investigare gli uomini delle Nazioni Unite che per ora hanno solo detto che gli occorrerrano almeno un paio di settimane per capire cos’è successo. Ma questo, alla May, importa poco. Vengono subito espulsi diplomatici russi dal Regno Unito e lo stesso fanno a ruota anche gli alleati atlantici ed europei di Londra.

Inclusa l’Italia, che prima di mettere in atto quello che è certamente un “atto ostile” nei confronti di uno Stato sovrano estero, la Russia, ci sarebbe da sperare abbia ricevuto delle prove più che certe dagli amici d’oltremanica. Invece, per bocca dello stesso Gentiloni, l’atto di espulsione dei due diplomatici russi sospettati di essere spie (da chi? Servizi Italiani? Britannici?) è un “gesto di solidarietà” verso gli amici inglesi. Insomma, è il premier (dimissionario) stesso a dire che non c’è un motivo diretto e che è solo un riflesso di quanto accaduto in Gran Bretagna. Del tutto superfluo sottolineare la gravità di una decisione simile presa da un governo uscente (uscito) e politicamente delegittimato in maniera piuttosto netta dalle recenti elezioni.

E dal grottesco si passa al tragico se si giustappone la lezioncina che Napolitano, presiedendo la prima seduta del nuovo Senato, si è preso lo spazio (irrituale) di fare a tutte le forze politiche. La lezione andrebbe fatta a lui, partendo da quel nostro amico Sarkozy inquisito con l’accusa di finanziamenti illegali dai libici.

Era il 2010 infatti quando i nostri amici europei e atlantici decisero, senza consultarci, di deporre il regime del Rais con il quale avevamo accordi economici, energetici e di contenimento dei flussi migratori. Che la sopraggiunta instabilità della Libia sia una delle principali cause oggi dell’enorme afflusso di migranti nel Mediterraneo è fatto che persino Minniti riconosce; ma sulle cause, sembrano in tanti avere la memoria corta: dobbiamo ringraziare i nostri amici europei.

Come d’altronde sempre i nostri amici europei sono gli stessi che complottavano (è il termine corretto) per deporre, dopo Gheddafi, anche Berlusconi; solo che non si potevano usare i caccia, in Italia. Ci pensarono la finanza, lo spread e l’asse Sarkozy-Merkel-Napolitano (sempre lui).

E ancora i nostri amici hanno ricattato (è il termine corretto) il governo Letta e quello Renzi con la “flessibilità” dei conti europei, l’equivalente continentale della mancetta che si dà al figlio che taglia il prato, in cambio della firma sugli accordi di Dublino, quelli che ci rendono il porto per tutti i disperati in fuga da Africa e Medio Oriente; e sempre i nostri amici europei ci hanno fatto perdere 5 miliardi di euro di export in tre anni per i dazi imposti verso la Russia dello zar Vladimir.

Insomma, l’espulsione dei due supposti 007 russi è davvero il minimo che potevamo fare per ricambiare la generosità e la commovente solidarietà che abbiamo avuto dai nostri amici atlantici ed europei in questi e molti altri casi (Marò e Regeni, per dirne un paio recenti). Insomma, siamo sempre più vassalli e possiamo solo coltivare la flebile speranza che un nuovo governo e una ritrovata dignità possano mutare la nostra posizione geopolitica.

Ma dietro il caso Skripal si intravede qualcosa di più grave. Le spropositate reazioni internazionali a questa vicenda alla Le Carré, come già a suo tempo la tiritera sugli hacker russi che facevano eleggere Trump (ma quindi sono amici o no? Non si capisce più…) sembrano infatti far parte di un piano per tornare alla cara, vecchia, guerra fredda. L’obiettivo finale? Forse il solito medio Oriente, forse la Persia…

Ma qualunque sia l’approdo, è un viaggio pericoloso quello che sta per partire e dobbiamo sperare – dobbiamo pregare – che l’Italia non scelga di imbarcarsi per solidarietà.