C’è una definizione che andrebbe eliminata dalla lingua italiana: “Rischio d’impresa”. Per sostituirla con “Fregatura per consumatori e utenti”. Lo si vedrà domani con i rincari dei pedaggi autostradali.

Il disastro del viadotto Morandi ha chiarito a tutti che i concessionari autostradali investono solo una minima parte degli immensi guadagni. Eppure puntualmente, ogni anno, ottengono nuovi aumenti dei pedaggi per gli investimenti che faranno in futuro.

Dunque l’automobilista paga oggi per un eventuale miglioramento del servizio in anni a venire, quando magari non utilizzerà più quel tratto di autostrada. E se l’automobilista resta bloccato in autostrada per la neve non spalata o per i ritardi nello sgombero di mezzi coinvolti in un incidente? Si arrangi.

Il governo del cambiamento per ora non ha cambiato nulla su questo fronte ma forse riuscirà a bloccare gli aumenti all’ultimo istante. Non è riuscito a far nulla su quello ferroviario. Il treno regionale arriva con due ore di ritardo ed i pendolari ci rimettono sul lavoro, qualcuno perde un appuntamento importante, qualche altro arriva fuori tempo per un colloquio? Peggio per loro. Nessun rimborso. E se ci sono problemi di “forza maggiore” anche l’Alta velocità evita di rimborsare.

Però bisogna ammettere che una novità c’è: si sono ridotti di molto i messaggi “Ci scusiamo per il disagio”. Ora non si scusano neppure, indubbiamente il cambiamento funziona.

Ma non si scusano neppure le società degli impianti di risalita che utilizzano la scusa della “forza maggiore” per continuare a vessare gli sfortunati sciatori. Prima costringono ad acquistare i biglietti online o comunque stagionali e plurigiornalieri per evitare le interminabili code agli sportelli. Poi, dopo aver incassato i soldi per l’utilizzo di tutti gli impianti e di tutte le piste, li chiudono a piacimento per carenza di neve naturale, per mancato innevamento artificiale, per eccesso di vento. Rimborsi? Neanche a parlarne. Solo pochissime stazioni sciistiche mostrano rispetto offrendo un buono per un altro giornaliero.

E il rischio d’impresa in cosa consiste? Nel far pagare anticipatamente un servizio che non viene fornito? Nell’incassare onori e scaricare oneri sul pubblico? Gli unici a dover affrontare davvero il rischio d’impresa sono gli albergatori che possono essere penalizzati dalla disaffezione dei clienti per i comportamenti inaccettabili di chi gestisce gli impianti.

D’altronde è la stessa categoria di prenditori che strillano e organizzano manifestazioni degli “inferiori” per protestare contro un governo che non regala i soldi per gli investimenti. E gli “inferiori” precettati sono gli stessi che vengono lasciati a casa se calano le commesse o se è più conveniente andare a produrre altrove. Rischio d’impresa? O rischio di lavorare per una impresa?