A volte ritornano. Anche in Africa o meglio nella repubblica Centroafricana, antica colonia di Parigi e oggi uno dei paesi più poveri e straziati del mondo. È il caso di Jean-Serge Bokassa, figlio di Jean-Bèdel Bokassa l’ex sottufficiale delle truppe coloniali francesi diventato nel 1965 presidente e autonominatosi nel 1977 imperatore.

Riassumiamo la vicenda. Convinto d’essere il Napoleone d’Africa, Bokassa senior tentò di modernizzare il paese con il pugno di ferro e massacrò con levità ogni oppositore vero o presunto. Il 20 settembre del 1979, dopo l’ennesima mattanza nelle strade della capitale Bangui e le ripetute accuse di cannibalismo — si parlò a lungo di cadaveri ritrovati nel frigidaire imperiale —, Parigi disse basta e inviò i suoi parà. Fu l’operazione Barracuda, voluta dal presidente Valery Giscard d’Estaing. Per più motivi e non tutti commandevoli. Mentre il detronizzato sovrano scappava in Costa d’Avorio, a Parigi scoppiava lo scandalo dei diamanti, uno scottante dossier su oltre un milione di franchi in pietruzze donati da Bokassa al suo ingrato ex protettore. Per l’inquilino dell’Eliseo un colpo ferale che gli costò la rielezione.

Una volta al potere François Mitterrand non dimenticò: accolse l’esule in Francia offrendoli i giusti canali per vendicarsi di Giscard (fu “La mia verità”, un libro esplosivo) e concesse una pensione da sergente. Nel 1986, dopo sette anni d’esilio, Jean-Bedèl rientrò in patria e si lasciò processare. Condannato a morte e poi graziato, l’uomo si ritirò nella sua scalcinata “reggia” di Berengo dove morì d’infarto nel 1996. 

Nel frattempo il paese venne travolto da una terribile sequenza di guerre civili, colpi di stato, conflitti interreligiosi. Un lungo calvario protrattosi sino alle elezioni presidenziali del 2016 e la proclamazione del matematico Faustin Archange Touadèra. Guarda caso a  sostenere il nuovo presidente c’era il “principe” Jean-Serge Bokassa, erede oggi quarantasettenne del defunto imperatore, e prontamente nominato ministro dell’Amministrazione territoriale. Un ritorno in pompa magna che sconcertò gli osservatori stranieri ma di certo non gli elettori e, ovviamente, neppure Jean-Serge, tipo intelligente e pervicacemente orgoglioso del pesantissimo nome che porta: «Chiamarsi Bokassa in Centroafrica presenta più vantaggi che inconvenienti. Qui nulla o quasi nulla è stato fatto dopo la destituzione di mio padre, tutto, dalle infrastrutture all’amministrazione, è andato in rovina. Ciò alimenta una certa nostalgia». Sulle tante accuse al genitore assicura con convinzione: «Certo, vi sono stati dei fatti deplorevoli, soprattutto in materia di diritti dell’uomo, e mio padre si è assunto tutte le responsabilità, anche quelle non sue. Ma bisogna giudicare il personaggio con la lente della storia analizzando tutte le sue virtù, tutti i suoi errori e anche il suo straordinario percorso: dai ranghi più bassi dell’esercito francese al vertice dello Stato».

Le certezze di Bokassa junior non vacillano nemmeno davanti alle rivelazioni della sorellastra Marie-France Bokassa contenute nel suo recentissimo libro autobiografico “Au chateau de l’ogre” (Nel castello dell’orco). L’ex “principessa”, nata a Bangui nel 1974, racconta di un’infanzia penosa, ritmata da disciplina militare, umiliazioni, esaltazioni e punizioni esemplari. «Il libro è una somma di frottole» ribadisce piccato Jean-Serge «tra i bantù la famiglia è sacra e un padre si rispetta. Se Marie-France voleva farsi notare, poteva trovare soggetti più interessanti». Punto.

Jean-Serge Bokassa

Ma al di là delle beghe famigliari dei Bokassa, altre cose si muovono. Ben più importanti. Nell’aprile 2018 Jean Serge ha rotto con Touadèra ed è passato all’opposizione assieme ad altri due pezzi grossi, l’ex primo ministro Anicet Georges Dologuélé e l’ex presidente della Camera Karim Meckassoua. I “tre tenori” hanno fondato “È Zingo Biani”, ovvero il Fronte unito per la difesa della nazione con l’intenzione dichiarata di rimuovere il capo dello Stato entro le presidenziali del 2020. Le motivazioni sono molteplici: oltre alle solite recriminazioni su corruzione e incapacità dell’avversario, il terzetto ritiene Touadéra una marionetta nella mani dei russi, una presenza molto, molto ingombrante a Bangui (e tanto sgradita a Parigi).  Gli oppositori accusano l’attuale presidente d’aver aperto dal 2018 porte e finestre alla Russia o meglio ad aziende collegate ad amici allo zar del Cremlino come Evgeny Prigomin, detto anche il “cuoco di Putin”. In gioco vi sono miniere d’uranio, diamanti, terre rare, legname pregiato. Insomma il tesoro (malsfruttato) della piccola repubblica. Jean-Serge non ha dubbi: «Toudèra  si circonda di pretoriani russi,  ha affidato le nostre forze armate ai consiglieri russi, privilegia interessi economici privati russi, ha firmato oltre cento contratti con imprese russe eppure non ha quasi contatti con lo Stato russo. Una situazione paradossale».

Al netto dei toni patriottici, ad irritare il giovane Bokassa vi sono anche motivi personali, o meglio immobiliari. I “consulenti” militari russi —  per lo più contractors della Wagner, società di security dalla fama sulfurea— hanno occupato la residenza imperiale di Berengo, rendendola una zona off limits. Dopo aver riaperto la pista d’atterraggio e spianato alcuni stabili, i russi si sono accampati proprio attorno al mausoleo dove riposa il vecchio Bokassa e altri membri del clan. Un oltraggio per gli eredi e i loro sostenitori. Per placare le proteste l’ambasciata russa ha donato al “principe” un’enorme effige del padre, ornata dei simboli delle due nazioni…

Un regalo non gradito. Buttato in discarica l’ingombrante omaggio, l’indignato Jean-Serge si è erto a guardiano della Costituzione e dell’indipendenza nazionale e tramite l’amico Meckassoua, uomo da sempre vicino ai francesi, sta cercando di riallacciare rapporti con i governanti dell’area e, soprattutto, con Macron. È ora probabile che Parigi, pur di scacciare i russi da un angolo importante della FranceAfrique, decida di appoggiarlo. Quarant’anni dopo la deposizione del “Napoleone nero” un altro Bokassa sta arrivando. Un Napoleone III africano?