Le recenti dichiarazioni dell’artificiere  Raso secondo cui il corpo di Moro era ancora sanguinante quando fu chiamato per disinnescare eventuali bombe nascoste nell’auto, e ritrovato quindi due ore prima dell’annuncio ufficiale, confermano una tesi sostenuta dai giornalisti Fasanella e Rocca in un dimenticato libro intitolato  “Il misterioso intermediario” e riferito all’attività di  tale Igor Markevic, musicista ed agente sovietico. In quel libro, si sostiene che Moro fosse stato nascosto – almeno negli ultimi giorni –  nel “ghetto” romano, ed esattamente in Via S. Elena, una via a poche decine di metri da Via Castani, in un magazzino di tessuti.

La riprova di ciò sta nelle tracce trovate nei suoi abiti, e soprattutto nel fatto che era poco credibile pensare che l’auto con il cadavere di Moro avesse potuto attraversare indenne una decina di chilometri all’interno di Roma con il pericolo di essere fermata per accertamenti.

Ed anche in questo caso, se è vera la deposizione di Raso, era impossibile che il cadavere – dopo questo lungo tragitto (un’ora, con il traffico mattutino di Roma) – fosse ancora sanguinante.

Ma se è vera l’ipotesi del nascondiglio nel “ghetto” romano, è anche credibile pensare che il Mossad sapesse qualcosa sull’evento, come afferma Alfredo Mantica nella sua intervista.