Inaccettabile, fazioso quant’altri ma l’editoriale di Massimo Franco, “Il segnale sbagliato”, incentrato non sulla cronaca ma sulla demonizzazione e criminalizzazione aprioristiche della manifestazione di Roma, organizzata, pur tra incertezze, da FdI e dai suo “compagni di strada” dell’opposizione , la Lega e FI. L’errore in cui si insiste e persiste in modo enfatico (Mattarella) o del tutto ipocrita (Conte) è quello della collaborazione o addirittura, assoluta utopia, dell’unità operativa.

In un’Italia, priva da decenni di ideali e di idee, ci si è abituati ad investire di doti taumaturgiche e carismatiche al massimo, i presidenti della Repubblica, dal barricadiero e non certo moderato politico, trasformato in un “nonno” modello, Pertini, al sostenitore dei carri armati russi, invasori dell’Ungheria, ora è arrivato il turno di Mattarella, ab imo corde, in italiano visceralmente cattocomunista, avversario ed ostile alla destra o a quanti, senza essere di destra, come i leghisti e i vassalli di Berlusconi, siano momentaneamente avversari. Le cronache di regime si sono armonicamente schierate per la critica acrimoniosa al corteo capitolino. Saggiamente Ignazio Larussa ha osservato (sarà libero di farlo?) le difficoltà logistiche della organizzazione in una città come la capitale ed insistito (era davvero l’ora si facesse!) di essere “tre partiti diversi”.

Mattarella, purtroppo piuttosto in ritardo, si è reso conto delle dimensioni e della complessità della situazione, e, invece di sottoscrivere silente i tanti obbrobriosi DPCM, ha cominciato a chiedere, senza ottenere nulla, al “ras della Capitanata” una collaborazione prioritaria e condizionante con la minoranza.  Il giornalista, responsabile dell’editoriale, contravvenendo alla sua conosciuta serietà, si è mostrato nell’occasione soltanto esagitato. Ha sostenuto aprioristicamente quanto acriticamente che “dall’Europa ci stanno dando una mano sostanziosa”. Eppure quest’accettazione “a scatola chiusa” o meglio ancora “a mano tesa” è fatta senza conoscere le condizioni precise e dettagliate, poste al fondo della “mano sostanziosa”.

Il tono di Mattarella e del governo nonché dei mille corifei del sistema pare presentare la decisione dei poteri europei assunta solo ed unicamente per l’Italia, e non per i tanti altri paesi, colpiti dall’epidemia proveniente dalla Cina. La parte predominante della nota di Franco, rivolta o meglio dedicata a Salvini, è lontana dal nostro riguardo e dalla nostra attenzione. L’unico momento in cui l’editorialista offre un contributo veritiero alla discussione si ritrova laddove riconosce che, infischiandosene di Mattarella, nella maggioranza “si predica il dialogo senza praticarlo”.

Nella celebrazione, o per essere più vicini alla realtà, nella commemorazione della ricorrenza, si ritrova il 2 giugno 1946 come punto iniziale di una ricostruzione, che sul più concreto, quello politico, si infrange neanche due anni più tardi con lo scontro del 18 aprile 1948. Conte, uomo dall’inesistente passato, prototipo attuale del Carneade manzoniano, si immagina – è incredibile ma vero – un novello De Gasperi, uomo prestigioso da decenni, arriva a proclamare con retorica ipocrita “Uniamo e concentriamo tutte le nostre energie nello sforzo di rialzarci e partire colla determinazione”.

Detto con franchezza, con linearità e con serietà, a lui può prestare fiducia ed accordare credito sempre e solo Berlusconi, capace di predicare, nonostante gli ininterrotti rifiuti ricevuti, “concordia”.