Li avevano trovati i mandanti degli assassini di Franco e Francesco, per caso, non cercavano loro, erano gli stessi che avrebbero quella stessa sera ucciso anche Stefano, lui direttamente, perchè fosse chiaro ad un’intera generazione che era isolata, che non aveva diritto di cittadinanza politica, che contro di loro c’erano i comunisti da un lato, armati e spalleggiati dai servizi segreti, dall’altra gli stessi uomini di quei servizi deviati che rappresentavano lo stato con una divisa da capitano dei carabinieri.

I fatti: la perizia balistica sui colpi esplosi nell’attentato del 7 gennaio si limita a dire che sono di calibro 7.65, non parla di una mitraglietta skorpion. Un anno dopo la perizia sul corpo di Aldo Moro dice che il dirigente della DC è stato ucciso con colèpi di calibro 7.65 esplosi da una mitraglietta skorpion di fabricazione cecoslovacca. Cercano la skorpion che ha ucciso Aldo Moro, ma trovano la mitraglietta skorpion che ha sparato e ucciso Francesco Ciavatta e Franco Bigonzetti, che è un’ altra. Le indagini partono dall’importatore, che al tempo ha distribuito in Italia 432 skorpion calibro 7.65 (vendita con porto d’armi, allora non era considerata arma da guerra). Cominciano a rintracciare ed ad interrogare uno per uno tutti gli acquirenti, sono ancora tutti in possesso della propria skorpion o l’hanno rivenduta ed i secondi o terzi acquirenti sono in possesso regolarmente dell’arma. Ad un certo punto arrivano ad un certo Enrico Sbriccoli (allora noto come cantante con il nome di Jimmy Fontana). Lo Sbriccoli non è in possesso dell’arma, dice di averla venduta ad un poliziotto ma non è in grado di produrre un documento con il passaggio. Lo Sbriccoli afferma di aver venduto l’arma ad un poliziotto (il cui nome resterà nascosto fino all’estate del 2012). Il poliziotto nega. Lo Sbriccoli dice che la vendita è avvenuta in un’armeria di via Oslavia a Roma, quartiere Prati, l’armeria Bonvicini. Nel processo alle BR verrà alla luce che presso quell’armeria si approvvigionava Valerio Morucci, con falsa identità, e la sua cellula armata delle BR. Presso quell’armeria il Morucci ed altri in 2 anni comprano un arsenale (solo per citare una delle voci: oltre 200 giubbotti antiproiettile) senza mai “destare alcun sospetto”.

Lo Sbriccoli non ricorda chi emise l’assegno di 200 mila lire con il quale il poliziotto comprò l’arma, se lo stesso o se la proprietaria dell’armeria la Signora Bonvicini. Il polizziotto nega, frequenta e conosce l’armeria, conosce la Bonvicini, ma nega di aver mai acquistato quella skorpion. Facile verificare, siamo nel 1979, l’asserita vendita avviene alla fine del 1977, basta verificare in banca, lo Sbriccoli ha effettivamente versato sul suo conto corrente un assegno di 200 mila lire? Di chi? Della sig.ra Bonvicini o del misterioso poliziotto???? Se si che ne ha fatto il poliziotto della Skorpion, perchè nega di averla acquistata? Se no ………. Jimmy Fontana è un fiancheggiatore delle Brigate Rosse??? Facile verificare chi mente e chi dice la verità. Da li si può risalire all’arma del delitto dell’omicidio Moro, perchè quella stanno cercando. Ma non accade nulla, lo Sbriccoli non viene arrestato come fiancheggiatore, neppure indagato, il poliziotto non viene neppure interrogato, rilascia una dichiarazione in cui nega di aver mai visto lo Sbriccoli e di aver mai acquistato quell’arma. Stanno cercando una Skorpion calibro 7.65, mitraglietta di fabricazione cecoslovacca, importata in italia in poco più di 400 esemplari, con la quale è stato ucciso Aldo Moro. Trovano una  Skorpion calibro 7.65 che è sparita, che corrisponde all’arma del delitto e …………………… tutto finisce li.

Hanno sbagliato? O non hanno voluto “perdere tempo”? Quella infatti non era la mitraglietta che aveva ucciso Aldo Moro, verrà ritrovata (una seconda volta, ma questa fisicamente) nel 1988 in un covo delle brigate rosse a Milano. E’ la Skorpion di Jimmy Fontana (Enrico Sbriccoli) è la Skorpion che ha ucciso Franco Ciavatta e Francesco Bigonzetti, nel 1978 ad Acca Larentia, è la stessa mitraglietta con la quale saranno uccisi il prof. Ezio Tarantelli (1985), il sindaco di Firenze Lando Conti (1986) il senatore della DC Roberto Ruffili (1988).

Maggio 2011, vengono dissecretati e resi consultabili on-line i verbali della “commissione Moro”. Ecco il nome del misterioso poliziotto: Antonio Cetroli, deceduto nel 2005. Chi è Antonio Cetroli? E’ il dirigente del commissariato Tuscolano di PS, cioè il commissariato di zona di via Acca Larentia. Nei verbali (scomparsi on line una settimana dopo la presentazione della mia interrogazione parlamentare sui fatti elencati, 28 giugno 2011) si evince che  lo Sbriccoli rese effettivamente le suddette dichiarazioni alla Digos di Roma, il 28 aprile 1979. Lo Sbriccoli sostenne anche di essere stato pagato con un effetto bancario, poi regolarmente incassato, di circa lire 200.000, importo pari al prezzo di vendita complessivo della Skorpion e di una pistola Star calibro 7.63, anch’essa asseritamente alienata al dottor Cetroli. Nell’occasione lo Sbriccoli consegnò alla polizia giudiziaria un bigliettino recante l’indicazione delle due armi e i recapiti telefonici, di casa e di lavoro, del dottor Cetroli. Dai documenti presenti negli archivi della Commissione Moro risultano anche la smentita categorica del dottor Cetroli (con relazione di servizio del 18 maggio 1979) e quella della signora Bonvicini (con dichiarazioni rese dalla Digos di Roma in data 30 aprile 1979); da tali verifiche risulta altresì che della compravendita asserita dal signor Sbriccoli non è mai stata fatta alcuna dichiarazione agli uffici di pubblica sicurezza, nonostante le espresse disposizioni di legge vigenti nel 1977; dalle suddette verifiche risulta infine che, proprio nel giugno 1979, la Digos di Roma aveva scoperto che il noto terrorista di sinistra, Valerio Morucci, era un assiduo frequentatore della medesima armeria Bonvicini e ciò almeno dal 1975 o dal 1976;

Avevano trovato l’arma, da quella potevano risalire agli assassini, arrestandoli avrebbero impedito che con la stessa arma venissero uccise altre tre persone, arrestandoli avrebbero finalmente reso giustizia a Franco e Francesco. Se, come sono convinto, fossero emerse delle complicità con servizi segreti deviati, forse avremmo potuto rendere giustizia anche a Stefano, il nome del capitano dei carabinieri lo conosciamo, apparteneva allo stesso gruppo dei servizi del commissario Cetroli? Fu un tragico incidente o una fredda esecuzione quel colpo di pistola che uccise Stefano Recchioni la sera del 7 gennaio 1978?

Ben cosciente del fatto che il padre avrebbe potuto essere ancora vivo è Lorenzo Conti, figlio dell’ex sindaco di Firenze Lando Conti, ucciso con quella stessa mitraglietta. Da anni si batte per conoscere fino in fondo la verità sulla morte di suo padre. Mi è sembrato giusto inviargli l’interrogazione parlamentare e la risposta avuta dal Ministero degli Interni. Con questa è riuscito ad essere ricevuto da Napolitano ed è riuscito ad ottenere la riapertura delle indagini sulla strage di Acca Larenzia del 7 gennaio 1978. Le indagini sono affidate al Pm Amelio.

Nei prossimi giorni, nel cda della fondazione di Alleanza Nazionale, chiederò che la Fondazione si costituisca parte civile nel processo che mi auguro seguirà alle indagini (o almeno per opporsi ad una richiesta di archiviazione). Questo è il modo migliore per rendere omaggio a quel sangue versato in questo stesso giorno di 36 anni fa. Ora è tempo di conoscere tutta la verità.