Concluse le amministrative del 2017 che hanno visto un’evidente sconfitta del centrosinistra, il ridimensionamento del Movimento 5 stelle, una sostanziale ripresa del centrodestra e soprattutto un allarmante dato dell’ astensione. Cresce progressivamente il numero di coloro che non vanno più a votare. A sinistra come a destra mancano leader autentici e programmi concreti mentre i Cinque Stelle dimostrano di non sapere governare non solo nella grandi città ma anche nei piccoli centri. Nei comuni chiamati domenica 25 giugno, in sede di ballottaggio, a eleggere il sindaco l’affluenza è stata del 46,03 per cento, segno del distacco della gente dalla politica e dai politicanti. Tutto ciò deve preoccupare partiti e partitini, nessuno escluso, anche se la fuga dalle urne ha interessato maggiormente l’elettorato di centrosinistra.

ITALIA: SALA PARTO DEL MEDITERRANEO. GOVERNO INCAPACE DI FRONTEGGIARE I MERCANTI DI CARNE UMANA. Matteo Renzi si è dimenticato troppo presto della bruciante sconfitta subita al referendum del 4 dicembre. Eppure la lezione doveva suggerirgli di prestare più attenzione alla montante protesta della gente della strada nei confronti del partito alla guida del Paese.   Il Pd, infatti, a parte le laceranti divisioni che coinvolgono tutta la sinistra, non è stato capace di occuparsi e risolvere i problemi più urgenti . Ne citiamo alcuni: la disoccupazione specialmente quella giovanile ( con un tasso del 40%) , la sicurezza, i nuovi poveri ( secondo l’Istat un milione e 582 mila famiglie si trovano in condizioni di povertà assoluta, per un totale di 4 milioni e 598 mila individui), il sistema bancario ( la crisi impone di cambiare le regole attuali perché ormai non funzionano), le pensioni da fame ( il 64% è inferiore a 750 euro mensili), i disabili (la legge c’è ma nei fatti nessun progetto è partito, dato che manca un’anagrafe sulla disabilità e l’analisi quantitativa e qualitativa dei bisogni). Ed infine il drammatico flusso disordinato e asfissiante dei migranti (di cui solo il 20 per cento rifugiati politici), il ruolo equivoco delle Ong (Organizzazioni non governative), quasi tutte collegate ai mercanti di carne umana, che funzionano come servizio traghetto a esclusiva destinazione italiana. Da tempo la Libia è divenuta un gigantesco mercato di schiavi e il nostro governo invece di negare l’attracco nei porti italiani alle navi ong battenti bandiera straniera, non fa altro che piagnucolare e chiedere l’elemosina ai partner europei. Dovrebbe inoltre chiarire anche da chi sono finanziate le ong italiane.

VOGLIONO DISGREGARE LA NOSTRA IDENTITA’. Il Pd è stato unicamente capace di sbandierare gli slogan dello ius soli, di esultare per i vari Pride, di condividere la demagogica sfilata di Giuseppe Sala a Milano che, il 20 maggio scorso, ha tenuto ad affermare di “essere un costruttore di ponti e non di muri”. Per lui “nessuna persona è illegale”. Tutto ciò nel nome di una indefinita integrazione o, ancora più assurdo, di un orripilante multicultarismo. Se avvenisse ciò la nostra identità, i nostri valori, la nostra civiltà sarebbero minati in modo irreparabile. Ci sono stati esponenti della sinistra che, anche in televisione, hanno osservato che dovremmo essere soddisfatti dell’arrivo dei migranti perché possono risolvere il tema caldo del calo demografico in Italia. Le culle vuote, hanno detto, non ci saranno più grazie all’arrivo di coloro che vengono da Paesi lontani dove, aggiungiamo noi, l’uso del preservativo è quasi sconosciuto. Sarebbe stato più logico proporre una serie di iniziative per andare incontro alle esigenze delle nuove famiglie, in particolare per quelle in difficoltà, assegnando un contributo economico per la nascita dei figli, istituendo dovunque asili nido aziendali con sgravi fiscali per le aziende stesse, un bonus per integrare l’affitto da pagare. ..

FARI PUNTATI SULLE PROSSIME POLITICHE DEL 2018. CENTRODESTRA LITIGIOSO. Passata la sbornia amministrativa, l’attenzione cade sulle elezioni politiche che dovrebbero tenersi entro la primavera del 2018. Urge però mettere mano ad una credibile ed omogenea legge elettorale. Nelle due Camere ci sono due leggi elettorali differenti. Alla Camera c’è l’Italicum, al Senato il Porcellum , entrambi modificati dalla Corte costituzionale. Soffermiamoci un attimo sulle posizioni del centrodestra. I tre maggiori leader , dal loro punto di vista si sono attribuiti i meriti dell’ affermazione in alcuni importanti comuni. Nelle elezioni comunali dell’11 e 25 giugno, il centrodestra ha ottenuto risultati positivi, conquistando alcune città politicamente rilevanti come Genova, La Spezia, Sesto San Giovanni, Pistoia e Como.

Ci saremmo aspettati una riflessione sul metodo da seguire in avvenire, perché uniti si vince. Nulla di tutto questo. Per il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, l’affermazione del centrodestra è la prova che una coalizione moderata e liberale, senza accenti populisti, può trovare consensi tra gli elettori. Per il segretario della Lega Matteo Salvini è vero il contrario: i risultati che hanno premiato soprattutto i candidati leghisti, dimostrano che bisogna accentuare il profilo antisistema. Sulla leadership non ha dubbi: sono io il candidato premier alle prossime elezioni politiche. Ma Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia (che può vantare suoi candidati sindaci a Pistoia e L’Aquila) ha trovato la autocandidatura di Salvini alquanto prematura, liquidandola con una sferzante battuta: “ Infantile giocare a chi è il capo”. Per il futuro – ha rimarcato serve un programma comune (finalmente, diciamo noi. Insistere, come un martello pneumatico,   sui sondaggi favorevoli e il numero dei seggi che potrebbero premiare Fratelli d’Italia, può far nascere un dubbio ai possibili elettori: ma la Meloni si preoccupa solo di poltrone da fare occupare ai suoi seguaci? Snoccioli, invece, sin da ora un programma fattibile che spazi dal sociale all’economia, dalla politica europea alla famiglia, dalla comunicazione alla cultura, ecc. ecc.).

Il contrasto maggiore è sulla legge elettorale (si tornerà a discuterne in Parlamento alla ripresa autunnale). Il Cavaliere che, con la sua nuova, prepotente apparizione sul proscenio politico, ha smentito quanti lo davano per decotto e “pascalizzato” insiste su elezioni nel 2018 con sistema tedesco rigorosamente proporzionale che prevede anche uno sbarramento del 5 per cento, mentre Salvini e la Meloni vorrebbero votare il prima possibile ma con un modello elettorale maggioritario che, sullo schema dei ballottaggi per l’elezione dei sindaci, permetta al centrodestra di tornare al governo nel Paese. C’è da dire che, prima delle amministrative, Salvini era d’accordo sul sistema tedesco che avrebbe sfavorito i piccoli partiti e messo in pericolo anche Fratelli d’Italia. Solo dopo avere constatato che il partito della Meloni non solo aveva contribuito alle affermazioni del centrodestra ma aveva evidenziato la sua capacità di superare la soglia del 5 per cento, Salvini ha fatto marcia indietro.

Ai margini di questa sintetica nota sulle amministrative scorse, rileviamo la disfatta delle sinistre a Sesto San Giovanni, da sempre etichettata la “Stalingrado d’Italia”, la roccaforte inespugnabile, la città operaia che conosceva un solo simbolo: quello della falce e martello. Le fabbriche sono scomparse ma simbolicamente Sesto è legata alla storia della sinistra. Dopo settant’anni di governo, Sesto San Giovanni volta pagina e passa al centrodestra. Incredibile.

GASPARRI: A GENOVA SONORO CEFFONE ALLE SINISTRE. Ma, come ha ricordato Maurizio Gasparri a Roma, chiudendo il 27 giugno scorso, la Mostra fotografica dei 70 anni della Destra a piazza Tuscolo, organizzata da Domenico Gramazio, il ceffone più sonoro alla sinistra è stato inferto dai cittadini di Genova, medaglia d’oro della Resistenza dove, nel luglio 1960, fu impedito dagli attivisti comunisti – con sanguinosi moti di piazza – che il Msi potesse celebrare democraticamente il suo congresso. Allora il Msi di Michelini, Romualdi e Almirante sosteneva il monocolore democristiano di Fernando Tambroni, per impedire l’apertura a sinistra e porsi nell’area di governo. Le agitazioni di piazza fomentate non solo dal Pci ma anche dai sindacati confederali e dai socialisti, si estesero in tutto il Paese, con scioperi, violenze, scontri con la polizia, causando anche vittime (a Reggio Emilia, addirittura cinque). Risultato: dimissioni di Tambroni, imposte anche dalla sinistra dc, capeggiata dal duo Moro-Fanfani, ingresso del Partito socialista nei primi anni Sessanta nel governo. A distanza di ben 57 anni – ha concluso Gasparri –   la roccaforte rossa per antonomasia ha ceduto il passo al rinnovamento posto in atto nell’intera regione Liguria guidata da un dinamico Giovanni Toti, (si definisce un “moderatissimo”) che ha invitato i partiti di centrodestra a rimanere uniti per battere sia la sinistra che i Cinque stelle. Per le prossime politiche occhio all’astensionismo. Questa volta potrebbe punire anche il centrodestra.

 

 

Per gentile concessione de Il Borghese