Si sono concluse da pochi giorni le riprese di un film tutto italiano dedicato agli ultimi anni di vita di Marco Pantani, dai giorni della squalifica per l’accusa di doping fino alla sua morte in un albergo di Cesenatico. Domenico Ciolfi, milanese di origini molisane, è il regista sceneggiatore ; da un paio d’anni inseguiva l’idea di raccontare la tragica parabola di un campione passato dagli altari delle glorie ciclistiche alla triste fine in solitudine in una camera d’albergo il giorno di San Valentino.

Il film che uscirà nelle sale cinematografiche a primavera è una meticolosa ricostruzione di quegli anni di vita trascorsi nell’ombra, lontano dai riflettori, l’eroe popolare divenuto figura ingombrante inseguita solo dagli incubi della depressione e della droga.

Secondo Ciolfi la sceneggiatura non segue alcuna tesi complottistica, è sufficiente mettere in fila tutti gli eventi perché ogni spettatore possa farsi un’idea propria di quanto realmente accaduto, che non può essere con tutta evidenza ciò che dice la realtà ufficiale e processuale.

A smentire la tesi istituzionale del suicidio è la stessa scena del crimine, ricostruita fedelmente in ogni particolare sul set del film, che ha ricreato in ogni aspetto, ex novo, la camera d’albergo dove il Pirata trovò la morte. L’hotel non esiste più e quindi la stanza è stata ricostruita in una nuova struttura ; per qualche settimana è possibile visitarla prenotandosi ad un numero di telefono fornito dalla produzione. Sarà così possibile toccare con mano, soffermandosi su ogni particolare, tutto lo scenario delle ultime ore di vita di Marco Pantani e comprendere che la logica porta dappertutto tranne all’ipotesi ufficiale del suicidio.

Ci si potrà anche chiedere come sia stato possibile non rendersi conto che altro non potesse essere che un delitto, i cui contorni non sono mai stati ben definiti. Diventa lecito domandarsi se l’aver liquidato tutto ad un tragico epilogo suicida sia stato frutto di semplice sciatteria investigativa o addirittura della paura , da parte di uomini di legge , di andare a pestare i piedi alla malavita organizzata.

Se nel caso Cucchi certe resistenze avevano una spiegazione ma non una giustificazione, per il coinvolgimento delittuoso di alcuni graduati dell’Arma dei Carabinieri, nella vicenda Pantani diventa inspiegabile in toto l’omertà degli investigatori.

Il film probabilmente andrà in concorso al festival di Venezia del 2019 .

Tre attori impersoneranno Pantani in momenti diversi della sua vita : notevole la somiglianza con Marco Palvetti e con Fabrizio Rongione, per il terzo lasciamo la sorpresa agli spettatori. Le riprese sono state effettuate a Cesenatico, Faenza, Madonna di Campiglio e nelle aule del tribunale di Trento.

Durante le scene qualche occasionale passante per un attimo ha avuto l’illusione che il Pirata fosse tornato. Certamente Marco Pantani vive nei cuori di tanti italiani e questo film ravviverà il suo ricordo ancora di più, rendendocelo più umano.