Alfonso Mignone, uno dei principali esperti italiani di Diritto Marittimo, ha spiegato chiaramente su queste pagine perché l’idea del blocco navale per fermare l’immigrazione clandestina non abbia senso e sia comunque irrealizzabile.

I seguaci della Meloni, però, non sembrano disposti a tenere conto della realtà, politica e giuridica, ed insistono come se niente fosse con questa bizzarra idea che probabilmente considerano redditizia sul piano della visibilità e dei click al di là della sua effettiva consistenza. Anzi, non contenti di avere scoperto fuori tempo massimo la politica delle cannoniere, in ritardo di 168 anni sul caso Don Pacifico di Lord Palmerston e 110 anni sulla politica del grosso bastone di Theodore Roosevelt, i fratelli addirittura alzano il tiro.

Secondo Giorgia Meloni, infatti, la Sea Watch è una nave pirata (il che in certo qual modo non è del tutto sbagliato) e come tale andrebbe addirittura affondata. Idea esternata in una divertente grafica con tanto di Jolly Roger, la bandiera dei pirati. Fratelli d’Italia contro fratelli della costa…

Difficile capire a chi spetterebbe, in concreto, il compito di prendere a cannonate o abbordare la Sea Watch, per ordine di chi e in base a quale legislazione, nazionale o internazionale. Né è chiaro cosa si dovrebbe fare del comandante pirata e dei suoi uomini: appenderlo all’albero di maestra, come si usava ai tempi della filibusta, e mettere ai ferri l’equipaggio, magari dopo un giro di chiglia?

L’idea, però, per chi come me da ragazzo ha divorato i libri di Salgari e Stevenson è indubbiamente suggestiva.

Il Mediterraneo diventa così il Mare del Borneo o il Mar dei Caraibi, Malta la Tortuga, la Sicilia la Malesia o magari la Giamaica, con Salvini nel ruolo del perfido Woodes Rogers ex corsaro divenuto governatore di Sua Maestà e nemico giurato dei pirati della Tortuga, cioè nel nostro caso delle ONG.

I trafficanti libici, da parte loro, potrebbero fare benissimo la parte dei Thugs, la terribile setta di adoratori della dea Khalì che agisce in combutta con i filibustieri delle ONG. Il ruolo di James Brooke, lo spietato Rajah bianco di Sarawak, spetterebbe di diritto, prendendoci una piccola licenza da Salgari, alla Merkel che in fondo esercita lo stesso ruolo a Bruxelles coadiuvata dall’amico Macron al quale il personaggio dello sgradevole e ottuso Sir William Fitzgerald calzerebbe come un guanto.

Anche i per i fratellini affondatori immaginari non mancano le opportunità: la figlia (forse in realtà più la nipote) del Corsaro Nero non può che essere la Meloni, da Giovanna a Giorgia, con Crosetto perfetto per Yanez de Gomera e la Santanchè inevitabile Perla di Labuan…

Tutto molto divertente, peccato che la politica, quella vera, sia molto lontana, quasi quanto la diplomazia delle cannoniere di Lord Palmerston e Theodore Roosvelt.