Dopo il divieto dei Don Abbondio dell’ordine pubblico e i patetici sermoni del sindaco Sala che, come una specie di Boldrini comunale, crede di sapere cosa stia dentro la Costituzione e cosa fuori senza avere la minima idea di quello che dice, pensavo che la vicenda del ricordo di Sergio Ramelli avesse toccato il fondo, ma mi sbagliavo.

Sul Corriere della Sera, in un pezzo firmato “Redazione Milano online”, un maldestro ed incompetente cronista – sempre che non si tratti di un caso da eskimo in redazione – definisce Sergio Ramelli “militante del Fronte della Gioventù morto nel 1976 dopo gli scontri con Avanguardia Operaia”.

Un caso di rivoltante ed inaccettabile superficialità e sciatteria (sempre che non si tratti di deliberata manipolazione) da parte del primo quotidiano cittadino e nazionale, sempre pronto ad impartire (agli altri) lezioni di etica, di democrazia e di correttezza. Nel momento in cui scrivo l’errore, o per meglio dire l’orrore, non è stato rettificato e chissà se lo sarà mai.

Ovviamente sappiamo tutti che Sergio Ramelli fu assassinato nel 1975, non nel 1976, in un vile agguato a sangue freddo di Avanguardia Operaia e non dopo inesistenti “scontri” con Avanguardia Operaia. Sappiamo anche che, caso quasi unico, esistono esiti giudiziari definitivi ed inoppugnabili, che gli assassini hanno confessato e che la verità giudiziaria coincide pienamente con quella storica. Per l’uccisione di Sergio Ramelli non ci sono versioni contrastanti, ricostruzioni poco chiare, zone d’ombra da chiarire. E se ne fossero rimaste riguarderebbero il contesto e i mandanti, non certo la dinamica dei fatti.

Con un minimo di informazione e poca semplicissima documentazione accessibile a chiunque non sarebbero materialmente possibili errori o equivoci, ma evidentemente alla “Redazione Milano online” del Corriere della Sera le parole professionalità e competenza hanno un significato diverso e particolare. Lo strafalcione (se di questo si tratta) del Corriere risulta inammissibile ed ingiustificabile e costituisce, di fatto, una indecente manipolazione dei fatti oltre che un brutto esempio di giornalismo di infima qualità. E’ prima di tutto, e soprattutto, una questione di mancanza di rispetto per la memoria di Sergio Ramelli (già abbondantemente offesa) e per la sua famiglia, che ha pagato un prezzo altissimo e non merita oltraggi del genere. Affrontare in modo così approssimativo, superficiale e negligente una questione tanto delicata non è solo un problema di inadeguatezza professionale.

E’ una questione di etica e di correttezza, specialmente per chi è sempre pronto ad alzare il ditino accusatore, ad indignarsi e a fare la morale democratica quando vede un saluto romano o ascolta una parolina di troppo. La vecchia storia della trave e della pagliuzza, sempre attuale, che in casi come questo diventa un sopruso inaccettabile.

Post Scriptum: concedere il beneficio del dubbio al Corriere e’ stato un errore.
Anche per Repubblica Sergio Ramelli e’ un “militante del Fronte della Gioventù che nel 1976 fu ucciso durante gli scontri di piazza con Avanguardia Operaia”.
I due principali quotidiani nazionali ci propinano entrambi la stessa versione, falsa manipolatoria ed infame, di un fatto ben conosciuto per il quale non sono possibili errori in buona fede.
Evidentemente non è un caso, ma una strategia deliberata.
Una squallida manipolazione dei fatti e delle informazioni, gestita senza scrupoli per fini ben precisi che assomiglia molto alla precostituzione di un alibi e che ci riporta indietro di molti anni. A quel 1975, per esempio.