La geografia suggerisce la politica. La cerchia delle Alpi, dal Colle di Cadibona al Passo di Vrata, eleva una barriera fra l’Italia e l’Europa centrosettentrionale, dalla quale la penisola fugge, fra l’Adriatico ed il Tirreno verso il Mediterraneo, su cui si affacciano il Sud dell’Europa, il Medio Oriente ed il Nord Africa, le terre delle nostre radici etniche, storiche e culturali.

Mito e realtà, Enea ed Alcibiade, segnano l’impronta della civiltà romana, che, prima di proiettarsi al Nord, conquista il dominio del Mediterraneo, sottomettendo Cartagine e la Grecia.
La geopolitica indica la strada all’Italia, il suo ruolo di potenza mediterranea in collaborazione, competizione, contrapposizione, se necessario, con le Nazioni che sul Mediterraneo gravitano per vocazione ed interessi, dalla sponda europea a quella africana, da quella balcanica a quella orientale.

In quest’area si sono formate la nostra civiltà, la nostra arte e la nostra cultura. In essa hanno prosperato i nostri commerci. Essa è il nostro mercato. Il mercato mediterraneo, le Nazioni mediterranee, dall’Italia alla Turchia, dalla Spagna al Marocco, dall’Egitto alla Libia, può confrontarsi con quello della Unione Europea, nella quale Italia, Spagna e Grecia sono marginali e Turchia e Nord Africa esclusi.
L’Europa settentrionale ci è stata perennemente ostile: dai tempi delle invasioni barbariche alle minacce attuali dell’Unione Europea. Mi sembra più che opportuno necessario rianimare la nostra vocazione mediterranea, ritessere amicizie, cooperazioni ed alleanze con le Nazioni della ” quarta sponda”, promuovere e guidare una grande Unione Mediterranea, capace di confrontarsi, eventualmente contrapporsi, a quella europea.

E ‘ tempo di opporsi alla tirannia dell’economia, di far valere contro i valori di borsa quelli civili e culturali, di contrapporre al primato del denaro quello della filosofia, dell’arte, della religione, valori universali per tutta l’umanità. È tempo di trincerarsi e consolidarsi all’interno delle Colonne d’Ercole.